A volte, anche un solo esemplare numismatico può risultare preziosissimo: è il caso di una rara moneta d’oro che è venuta alla luce durante uno scavo d’urgenza della Soprintendenza di Agrigento, condotto sulla duna di Maddalusa per il recupero di una tomba a cappuccina di età greca.

 

Eracle e Arethusa per un’aurea testimonianza numismatica


La moneta risale alla fine del V secolo a.C. e reca al diritto la testa di Eracle coperta dalla leontè, la pelle del leone di Nemea, l’animale invulnerabile sconfitto da Eracle durante la sua prima fatica mentre al rovescio è impresso un quadrato incuso con al centro una piccola testa femminile (forse Arethusa) e la legenda Σ Y P A (S Y R A, riferita alla città di Siracusa).

 

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La moneta rinvenuta a Maddalusa è dello stesso tipo di questo esemplare: una 20 litre di Siracusa del periodo di Dionisio I (ex asta Stacks & Kroisos Collections, 28 gennaio 2008, lotto 2115)

 

È proprio questo a rendere particolare la rara moneta d’oro, una 20 litre (o tetradramma) di rarissima apparizione. Si tratta di una delle emissioni auree straordinarie realizzate dal governo di Siracusa, alleata di Akrágas, per finanziare la resistenza contro l’invasione cartaginese. Un reperto, dunque, che ci riporta agli ultimi, drammatici anni prima della distruzione della città nel 406 a.C.

La rara moneta d’oro risale infatti all’epoca di Dionisio I: questi era un sostenitore della fazione aristocratica di Siracusa che, trasformatosi in demagogo, sfruttò a proprio vantaggio il fallimento dei Siracusani nel tentativo di liberare Akrágas dall’assedio cartaginese riuscendo a farsi eleggere al consiglio dei generali e poi a diventare generale unico con poteri speciali.

Con un altro stratagemma, ottenne da un’assemblea militare a Leontinoi il voto di una guardia del corpo. Assoldò quindi dei mercenari e nel 406-405 a.C. tornò a Siracusa come tiranno. Dionisio I continuò la guerra contro Cartagine, seppur con scarso successo. Sconfitto a Gela, ordinò l’evacuazione degli abitanti di Gela e Kamarina a Siracusa.

 

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L’esemplare rinvenuto in Sicilia va ad arricchire le già prestigiose collezioni del Museo archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento

 

La necropoli di Maddalusa, un sito di grande importanza


Maddalusa custodisce da secoli i resti di una grande necropoli, in uso fin dal primo quarto del VI secolo a.C., che si estende per oltre tre chilometri lungo la costa e la collina a ovest della foce del fiume Akrágas. Da qui provengono sarcofagi pregiati, tombe in pietra e sepolture infantili entro vasi, oggi in parte esposti nelle sale del MARAG,  il Museo archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento.

“Il ritrovamento conferma il valore della tutela archeologica – ha commentato l’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato – e continua ad arricchire la conoscenza di una delle città greche più celebri del Mediterraneo antico”.