L’asta numismatica Nomisma 74 si svolgerà venerdì 5 e 6 sabato settembre a San Marino, presso il Welcome Hotel di Dogana, in Via Consiglio dei Sessanta n. 99. Tre le sessioni in programma, per oltre duemila lotti in catalogo: venerdì 5 settembre dalle ore 14.00 (lotti 1-895); sabato 6 settembre dalle ore 9.30 (lotti 896-1498) e lo stesso giorno a partire dalle ore 14.30 (lotti 1499-2002)

Il termine delle offerte pre asta è fissato, per le tre sessioni, rispettivamente a venerdì 5 settembre alle ore 12.30 (Sessione I), sabato 6 settembre alle ore 8.00 (Sessione II) e lo stesso giorno alle ore 13.00 (Sessione III). Gli ordini offline via fax (0549 904042) o mail (auction@nomismaweb.com) vanno inviati tassativamente entro le ore 12.00 del 5 settembre 2025.

La visione dei lotti dell’asta numismatica Nomisma 74 è possibile esclusivamente presso i nostri uffici di Strada Bulumina 6 a Serravalle nella giornata di venerdì 5 settembre 2025 dalle ore 10.00 alle ore 14.00; i lotti non saranno esposti né consegnati presso la sala d’asta. I diritti d’asta sono fissati al 21,63% (comprensivi dell’imposta della Repubblica di San Marino del 3% sui diritti d’asta).

MONETE GRECHE, ROMANE, BIZANTINE E BARBARICHE

L’evo antico in moneta apre il catalogo dell’asta numismatica Nomisma 74 e, per la sua bellezza, segnaliamo il lotto 8, una tetradramma agrigentina di metà V secolo a.C. di eccellente conservazione (base 4000 euro) mentre, spostandoci in Lidia e alle origini della moneta, ecco al lotto 19 un affascinante terzo di statere leggero del regno di Creso al tipo delle protomi di leone e di toro affrontate (base 2500 euro).

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Roma repubblicana scintilla nell’oro di un rarissimo esemplare da 60 assi del 211.208 a.C. proposto al lotto 22 a 4000 euro di base mentre gli anni del passaggio all’Impero sono ben simboleggiati dalle monete di Giulio Cesare in catalogo, su tutte l’aureo del 46 a.C. con busto velato e strumenti sacrificali (base 12.000 euro).

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L’alba dell’età augustea la troviamo invece, ad esempio, su un magnifico cistoforo forse coniato a Efeso e proposto, con splendida patina antica e al rovescio il Capricorno, al lotto 76 a 1500 euro di partenza; sono numerosi anche gli aurei in catalogo e, tra queste preziose coniazioni, spicca quella del lotto 111 a nome di Settimio Severo (193-211): ottimo esemplare, rarissimo e impreziosito da una particolare colorazione rossiccia del metallo.

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La sezione delle monete bizantine dell’asta numismatica Nomisma 74, invece, propone 21 esemplari da Costantino I (527-565) a Michele VIII (1261-1282) mentre, per quanto riguarda le coniazioni barbariche, molto interessanti sono i tremissi longobardi prodotti in zecche italiane. Ai collezionisti il piacere di ammirarli online.

MONETE ITALIANE DI ZECCHE MEDIEVALI E MODERNE

Altro settore di punta dell’asta numismatica Nomisma 74 del 5-6 settembre prossimi, questo dedicato alle monete preunitarie vede al lotto 1059 un’esimia rarità, un ducatone per Bozzolo unico (un esemplare è musealizzato a Vienna) a nome di Giulio Cesare Gonzaga (1593-1609): al rovescio una raffigurazione araldica con lo stemma di Casa Gonzaga attorniato da bandiere con altri stemmi sempre riferibili alla famiglia. Magnifico anche il ritratto al dritto che idealmente si inserisce in una splendida carrellata dei signori Gonzaga del periodo tenendo anche presente che non si conoscono dipinti col ritratto di Giulio Cesare. La base d’asta di questa eccezionale moneta fissata a 100.000 euro.

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Da un’altra piccola zecca, Castro, arriva invece un bellissimo scudo d’oro di Pier Luigi Farnese (1545-1547) che, al lotto 1064, è proposto in fior di conio alla base di 4000 euro; ne servono almeno 5000, invece, per accaparrarsi la pezza della rosa livornese anno 1718 al lotto 1138, rarissima e di quasi splendida  conservazione.

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Proseguendo, Mantova ci offre invece un ducato di Ludovico III (1445-1478) con al dritto il Gonzaga in piedi, spada e scudo nelle mani, speroni ai piedi e corazzato – ma con vezzosa berretta sul capo – che rappresenta uno dei soggetti monetali più particolari del periodo (base d’asta 10.000 euro). Di impianto ancora medievale, invece, il saluto d’oro di Carlo I d’Angiò al lotto 1216: quasi in fior di conio, l’elegante moneta napoletana – una delle numerose di questa zecca in catalogo – ha una base di 3500 euro.

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Proseguiamo nella nostra selezione con un piccolo grande classico della numismatica italiana, il marengo primigenio della Repubblica Subalpina (1800-1802) con data L’AN 9: di altissima conservazione, questa 20 franchi battuta a Torino su coni di Amedeo Lavy è disponibile alla base di 3000 euro al lotto 1416. Di grande rarità, poi, lo scudo per Urbino a nome di Francesco Maria II Della Rovere (1574-1624), moneta affascinante anche per essere stata emessa nell’ultimo scorcio di esistenza del Ducato che era stato, in precedenza, anche di Federico da Montefeltro.

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CONIAZIONI DEI PAPI E DEGLI STATI PONTIFICI

Un capitolo a sé merita, per la consistenza e varietà degli esemplari offerti, la monetazione papale: tra le emissioni del Rinascimento romano, al lotto 1508, troneggia un rarissimo giulio a nome di Giulio II Della Rovere (1503-1513) i cui coni furono incisi da Piermaria Serbaldi da Pescia di cui Vasari scrisse che fu “grandissimo imitatore delle cose antiche”: al dritto il ritratto del burbero pontefice guerriero, al rovescio san Pietro e san Paolo che si abbracciano. In conservazione quasi splendida, la moneta ha base di 5000 euro.

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Clemente VII (1523-1534), il  papa del Sacco di Roma, è invece ritratto su un rarissimo ducato per Modena offerto a 12.000 euro al lotto 1518 mentre al lotto 1552 spicca una piastra di Innocenzo X (1644-1655), quella con Pietro inginocchiato che riceve le chiavi da Gesù. Molto più rara di quanto indicato nei testi con l’indicazione del IX anno di pontificato, merita 3000 euro di prima offerta.

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Sfiora la perfezione, a seguire, la quadrupla di papa Clemente X (1670-1676) con al rovescio re Davide che suona l’arpa: di grande fascino e rarità, si attesta a 40.000 euro di base di vendita mentre al lotto 1593 è alla base di 3000 euro una quasi perfetta e rarissima mezza piastra “ai mietitori” di Innocenzo XIII (1721-1724).

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Tra le emissioni delle zecche pontificie periferiche ecco riapparire, a 3000 euro di base al lotto 1657, la madonnina di Ascoli del 1797: moneta di grande rarità, affascina anche per la decentratura del rovescio che fa apparire una porzione di altra moneta, effetto dell’impressione mediante macchina a rulli. Tra le monete papali del XIX secolo, infine, segnaliamo la rarissima doppia romana di Sede Vacante del 1830 (lotto 1678, base d’asta 5000 euro).

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MONETE DI CASA SAVOIA, REGNO DI SARDEGNA E REGNO D’ITALIA

L’asta numismatica Nomisma 74 si distingue anche per la selezione di monete sabaude, a iniziare dalla bellissima lira INSTAR OMNIVM del duca Emanuele Filiberto coniata a Torino nel 1573: di rarissima reperibilità, in conservazione fra splendido e fior di conio è proposta da una base di 2500 euro. Ne merita addirittura 8000, invece, un’altra lira, quella tipo IN VIRTVTE TVA di Carlo Emanuele I (1580-1630) al lotto 1734.

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Di Carlo Emanuele II (reggenza della madre, 1638-1648) ecco al lotto 1737 una eccezionale 10 scudi d’oro 1641. Probabilmente l’emissione di questi multipli fu dovuta da esigenze della corte di Torino per omaggi o pagamenti importanti il che rende ancora più prestigiosa la moneta nonostante screpolature, graffietti e piccole mancanze di metallo. La base d’asta + fissata a 70.000 euro. Base a quattro zeri (50.000 euro) anche per il carlino da 5 doppie del 1786 a nome di Vittorio Amedeo III (lotto 1755).

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Vittorio Emanuele II come re eletto campeggia su una 2 lire 1860 coniata a Bologna al motto DIO PROTEGGE L’ITALIA (lotto 1813, base 8000 euro) mentre lo stesso sovrano, ma già con la corona d’Italia in testa, lo ritroviamo sulle rarissime 5 lire battute a Napoli con millesimo 1866: moneta di splendida conservazione per il tipo e l’anno, merita 20.000 euro di base.

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Il lotto 1086 ci offre la prima 100 lire in oro del lungo regno di Vittorio Emanuele III, quella tipo Aquila sabauda del 1903: in altissima conservazione e molto raro, questo massimale sarà coniato poi solo nel 1905. Nel 1903 la produzione si ferma a 966 esemplari, tanto da farne una delle monete più ambite dagli appassionati del settore.

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Con l’oro della Colonia Eritrea furono coniate, nel 1902, appena 115 monete da 20 lire Aquila sabauda con segno dell’ancoretta: una di queste, alla base di 50.000 esemplari e in conservazione pressoché perfetta, è offerta al lotto 1904. Al lotto 1912, invece, merita 7000 euro una delle sole cento monete da 20 lire Littore con data 1927-V, peraltro impreziosita da una magnifica patina.

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Di rarità in rarità, l’asta numismatica Nomisma 74 propone anche un “sogno proibito” di tanti collezionisti: signore e signori, ecco a voi al lotto 1931 la 5 lire Aquila sabauda del 1901, quasi in fior di conio. Uno dei soli 115 esemplari coniati di questa intrigante moneta che di fatto segna l’inizio della serie di emissioni del “re numismatico” e ne costituisce un eccezionale biglietto da visita impresso nell’argento (base 50.000 euro).

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MONETE ESTERE, MEDAGLIE E CARTAMONETA

Lasciamo ai lettori il piacevole compito di sfogliare online queste sezioni del catalogo dell’asta numismatica Nomisma 74 dove troveranno coniazioni antiche e moderne da tutto il mondo, emissioni celebrative relative a città italiane e personaggi, al ventennio fascista, medaglie papali di pregio. E, per concludere, una banconota legata a una pagina di storia italiana: un semplice dollaro all’apparenza, ma in realtà un dollaro recuperato dai fondali, dal relitto del transatlantico Andrea Doria colato a picco tragicamente il 26 luglio del 1956 (lotto 1055, base 600 euro).

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