Carlo Andrea Settala (?-1682) fu l’ultimo dei diciotto figli di Lodovico Settala (1552-1633), il medico milanese citato nel capitolo XXXI de I promessi sposi come uno dei “più attivi e intrepidi e […] più riputati curatori” della peste. Studiò letteratura, filosofia e giurisprudenza negli atenei di Pavia e di Pisa.
Dopo aver ottenuto la laurea ed essere entrato a far parte del Collegio dei giureconsulti, fu nominato pubblico lettore di diritto civile nelle Scuole palatine di Milano. Le poche fonti su di lui riferiscono che “alla felicità che provò Carlo stando nel secolo, con avanzamenti maggiori corrispose quella che incontrò consacrandosi alla vita ecclesiastica”.
Divenuto sacerdote, fu nominato canonico ordinario del Duomo di Milano, poi giudice civile e infine consultore del Sant’Uffizio. Innocenzo X lo nominò arciprete del Duomo e referendario dell’una e dell’altra Segnatura (spettava a lui il compito di riferire al papa le liti e le cause “in segnatura di giustizia e di grazia”).

Medaglia in argento (mm 44) coniata nel 1922 dallo Stabilimento Johnson di Milano per commemorare il 18° centenario di san Marziano martire, primo vescovo di Tortona
La Repubblica di Lucca a lungo pregò la Santa Sede perché Carlo sostituisse il defunto vescovo Giovan Battista Rainoldo ma, dopo la morte del cardinale Monti venne nominato vicario capitolare. Nel 1653, Innocenzo X, appresa la notizia della morte di monsignor Fossato avvenuta l’11 marzo, gli affidò il Vescovato di Tortona.
Al nome del nostro vescovo si lega, a questo punto, la storia, o forse la leggenda della zecca di Albera, in provincia di Alessandria: il piccolo borgo avrebbe fatto parte, insieme ad altre quattordici località, di un complesso di feudi dipendenti dal vescovo di Tortona. Si deve supporre, però, che, ad un certo punto, Albera sia divenuta un Marchesato, dal momento che dal 1656 Settala inizio a fregiarsi del titolo di marchese di Albera.
Il presule, quindi, nel 1677 utilizzò il diritto di zecca di cui erroneamente riteneva di essere titolare. Simonetti riporta una fonte in base alla quale il diritto di coniazione al vescovo di Tortona sarebbe stato concesso dall’imperatore Ferdinando I il 9 novembre 1676: purtroppo, l’errore della fonte che attribuisce la concessione a Ferdinando I (morto nel 1564) e non a Leopoldo I, che era sul trono nel 1676, mina, in un certo qual senso, la veridicità della notizia. Tacchella, invece, sulla base di alcune ricerche, sostiene che Albera fosse feudo pontificio e non imperiale.

Avrebbe questo aspetto la moneta d’argento da 54 soldi milanesi fatta battere, a quanto pare in 45 esemplari, dal vescovo Carlo Settala per il Marchesato di Albera
Diritto o no, il nostro vescovo diede, probabilmente nel 1677, l’incarico all’intagliatore tedesco Cristoforo Aischultz, residente a Genova, di preparare i coni di due monete d’argento da 54 e 27 soldi milanesi. Del primo nominale furono realizzati 45 esemplari: è lo stesso Aischultz ad informare il vescovo con una lettera del 10 marzo 1678: “Con la presente e buona occasione invio a V. S. Ill.a le desiderate medaglie quale sono in numero di quaranta cinque e ancora rimando quella medaglia che V. S. Ill.a mi mandò per saggiare la fede deli saggiatori di questa zecha della bontà del argento e valuta”.
Roggero, in un articolo sulla zecca di Tortona del 1907, ipotizza che queste monete venissero distribuite a vari personaggi e dubita che potessero aver mai avuto corso legale. I 54 soldi (mm 34, g 13,76) recano, su una faccia, san Marziano benedicente, primo vescovo e patrono della Diocesi di Tortona, con mitria, pastorale e legenda S MARTIANVS MARTI PRIMVS EPISCOPV DERT; sull’altra, lo stemma di Carlo Settala consistente in uno scudo con sette semivoli d’oro disposti in fascia; il tutto abbassato da un capo caricato da un’aquila, arricchito da una cornice a volute, putti e mascherone, sormontata dalla mitria e dietro la quale compaiono una spada e un pastorale; tutt’intorno, la legenda CAR SEPTALA EPVS DERTHON MAR ALBERI.
Una differente foggia nello stemma, la legenda diversa: questo l’aspetto dei 27 soldi milanesi con al rovescio san Marziano, patrono della Diocesi di Tortona
I 27 soldi (mm 34, g 7,39) sono molto simili, con lo scudo racchiuso da una cornice diversa e circondato dalla legenda CAROLVS SEPTALA EPVS DERTHON MAR ALBE e, sull’altra faccia san Marziano con legenda S MARTIANVS MARTIR PRIMVS EPISCOPVS DERTH.
Appare problematico stabilire quale delle facce sia il dritto e quale il rovescio: se Rozzo, nel suo catalogo sulle monete di Tortona non ha dubbi nell’identificare come dritto la faccia che reca il vescovo e come rovescio quella con lo scudo, altri studiosi, come Promis, considerano come dritto la faccia con lo stemma.
Settala, forse, non fu l’unico vescovo di Tortona a far coniare monete. Esisterebbero, infatti, due monete (o medaglie?), indicate nell’edizione di Terzaghi-Scarabelli (1666) del catalogo del Museo settaliano, la raccolta di oggetti messa insieme da Manfredo Settala (fratello di Carlo) emesse a nome dei vescovi Uberto (1528-1548) e Cesare Gambara (1548-1591); in esse i rispettivi presuli sono presentati come MARCHIO S. MARIAE ALBERIAE.
Sta di fatto che la zecca di Albera rimane ancora oggi un mistero…






































