Le piccole signorie italiane, si sa, hanno spesso dovuto destreggiarsi fra poteri più grandi e vicini ingombranti, come è accaduto ad esempio ad Ercole II d’Este (1508-1559) negli anni in cui, tra il 1534 e la sua morte, si trovò a reggere le sorti del Ducato di Ferrara, Modena e Reggio.
Ercole II d’Este, in particolare, nei primi anni seppe mantenere un equilibrio tra le esigenze della casata e le pressioni spagnole e francesi. Si trovò anche a dover contenere le richieste della Santa Sede che chiedeva l’allontanamento dalla sua corte di una serie di personaggi sospettati di eresia.
Il duca Ercole II d’Este in una bella incisione di Niccolò Lelli
La stessa moglie del duca, Renata di Francia figlia di re Luigi XII, fu accusata di essersi convertita al protestantesimo; e, come se non bastasse ad irritare Roma, Ercole II d’Este confermò la politica di tolleranza nei confronti degli ebrei in fuga da Spagna e Portogallo.
In precedenza Ercole era riuscito a risolvere anche un altro dissidio con la Santa Sede, derivante dalla sua opposizione a concedere le riscossioni di tributi per le lotte contro i Turchi. Paolo III fu per questo quasi intenzionato a scomunicare il duca, che evitò gli strali di papa Fanrese versando la bella cifra di 180.000 ducati d’oro.

Un bell’esemplare del raro cavallotto con la quadriga, in questo caso coniato nell’anno 1555
Durante gli anni di governo di Ercole II d’Este Ferrara rimase un centro culturale vivace, e questo anche grazie alle influenze della cultura calvinista. Ercole fu fine diplomatico, comandante militare, ma anche mecenate con gusto sensibile alla bellezza e alla cultura classica e un abile comunicatore del proprio messaggio politico e della propria linea di azione diplomatica.

Ducato di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Ercole II d’Este: cavallotto 1553 (dritto)
Lo dimostrano anche le sue monete, ad esempio i rari cavallotti per la zecca di Reggio Emilia (argento, mm 25 circa, g 2,45-3,65) coniati fra il 1553 e il 1558 e che, su dritto, raffigurano il ritratto corazzato, a sinistra, del duca con legenda HER EST II DVX REGII IIII e in esergo la data (che manca su alcuni, rarissimi esemplari).
Il rovescio raffigura una quadriga (e non una biga come indicano alcuni testi) che corre verso destra, ripresa nell’atto di tagliare il traguardo. Colta all’ultima svolta della corsa, la quadriga si accinge a superare una piccola piramide (e non una torre o un cippo, come riportato da alcuni autori) e la scena si completa col motto latino APTA PRAECVRRERE FLEXV.

Ducato di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Ercole II d’Este: cavallotto 1553 (rovescio)
“Adatta a correre avanti agli altri con una svolta”, ossia “Adatta a superare le difficoltà, aggirandole” è – al pari dell’agile quadriga – la politica di Ercole II d’Este, e il duca si considera evidentemente l’abile auriga in questa corsa non certo priva di insidie. Una corsa che ad Ercole permise di mantenere integro il Ducato; cosa che invece, per mancanza di eredi, non sarebbe riuscita al figlio Alfonso II…
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