I codici QR sulle banconote? Potrebbe suonare strano, tuttavia da qualche anno questi “oggetti misteriosi” hanno riempito la nostra vita come l’ultima, ennesima novità tecnologica.
È vero, i misteriosi quadrati pixelati non si sono ancora diffusi ampiamente nel settore della cartamoneta; tuttavia la frontiera è già stata varcata e, seppur in modo non molto evidente, essi sono già fra noi. Facciamo comunque prima un po’ di storia e spieghiamo anche meglio di cosa stiamo parlando.
La tecnologia dei codici QR è stata inventata nel 1994 da Masahiro Hara, un ingegnere giapponese che lavorava in campo automobilistico per una sussidiaria del gruppo Toyota. L’azienda commissionò ad Hara la creazione di un nuovo codice bidimensionale più complesso e completo di un classico codice a barre ed ecco che alla fine nacque il famoso quadrato a puntini. L’acronimo QR sta per Quick Recognition, cioè “riconoscimento veloce”.
La capacità di questa nuova creatura di contenere un numero altissimo di informazioni lo rese dunque ideale anche per numerose applicazioni e fu così che si arrivò a pensarne alcune anche per monete e banconote.
La prima ad interessarsi all’uso dei codici QR sulle banconote fu l’Olanda e ci arrivò per gradi. Dapprima, nel 2007, fece timidamente notare alla Banca centrale europea se non fosse il caso di introdurre questo componente nei biglietti in euro, ma la risposta di Francoforte fu negativa. Fu poi la volta della Svezia, che nel 2011 indisse un concorso per la progettazione grafica di banconote dotate di codici QR.
Il concorso arrivò fino al penultimo stadio, con la proclamazione del designer vincitore, che rispondeva al nome di Göran Österlund. Ma ancora una volta ci fu una fumata nera e la Sveriges Riksbank, la Banca centrale svedese, bloccò tutto quasi sul traguardo di nuovo per motivi di sicurezza. A detta dell’istituto, infatti, esisteva il rischio che la scansione dei codici potesse consentire l’accesso alle informazioni personali degli utenti.
Tuttavia alcuni esempi di queste prime banconote esistono sotto forma di esemplari da 500 corone sopravvissuti e mai entrati in circolazione, che presentano codici QR su entrambi i lati. Una volta scansionati, reindirizzavano al sito web della Riksbank, contenente informazioni sull’istituto, la sua storia e i servizi offerti ai cittadini. Le corrispondenti banconote da 500 corone, senza codici QR, sono entrate in circolazione nel 2014 e per il momento la storia fra Stoccolma e i codici QR si è chiusa qui.
Il vero debutto dei codici QR sulle banconote è avvenuto nel 2014 a latitudini molto più esotiche: in Nigeria. Qui l’istituto di emissione nazionale ha stampato la prima banconota con codice QR, che aveva valore nominale di 100 naira e commemorava il centenario della riunificazione del paese. Il codice, applicato sul retro, rimandava gli utenti a un sito web sulla storia della Nigeria.
Nel 2015 fu la volta della Polonia, con una banconota da 20 złoty per ricordare il 600° anniversario della nascita dello storico Jan Długosz. Il codice QR sulle banconote, inciso al laser sul fronte su sfondo bianco, reindirizzava a una pagina web dedicata della Narodowy Bank Polski che forniva informazioni sul biglietto.
Non si trattava tuttavia di una vera e propria circolante. Questa 20 złoty era infatti un prodotto numismatico, posto in vendita con una tiratura di soli 30.000 esemplari. Per incontrare un altro esempio di codici QR sulle banconote dobbiamo tornare in Africa nel 2017. Questa volta il paese emittente fu il Ghana, con un biglietto da 5 cedi per il 60° anniversario della Banca centrale. La scansione del codice, riprodotto sul retro, portava alla pagina web della banca contenente informazioni sulle banconote.
Un altro esempio, sempre in Africa è quello dello Zimbabwe. Qui, a causa di una mostruosa inflazione, diverse valute si sono avvicendate negli ultimi 25 anni. L’ultima arrivata – il gold, nel 2024 (approfondisci qui) – aveva nella sua versione iniziale un codice quadrato stampato sul fronte, ma poi anche questa serie è stata superata dagli eventi e sostituita da una nuova senza codice, uscita proprio quest’anno.
È la Russia, tuttavia, il paese che finora ha fatto l’uso più esteso della tecnologia dei codici QR sulle banconote al punto che, attualmente, tutti i biglietti circolanti in rubli riportano un codice QR sul fronte. Il processo è iniziato nel 2015 con una commemorativa da 100 rubli nata per celebrare la (controversa) annessione della Crimea avvenuta l’anno prima.
Poi, a partire dal 2017, è stata gradualmente introdotta la serie attuale che consta di tagli da 100, 200, 1000, 2000 e 5000 rubli. Nel mezzo, nel 2018, si è vista anche una commemorativa da 100 rubli in polimero dedicata ai Mondiali di calcio che in quell’anno si tennero proprio in Russia. Attraverso la sua controllata Goznak, il governo di Mosca ha persino stampato banconote che incorporano questa tecnologia per le regioni separatiste che il paese riconosce come stati indipendenti (Abkhazia) o dove mantiene il controllo militare (Transnistria).
L’Abkhazia ha emesso banconote da 500 apsar nel 2018, seguite da emissioni da 25 apsar nel 2023 e 50 apsar nel 2025, mentre la Transnistria ha emesso banconote da 50 rubli nel 2025, tutte dotate di codici QR. Ma alla fine, ci si potrebbe chiedere a cosa serva questo elemento su una banconota.
La risposta è che questa tecnologia al momento non è esattamente indispensabile e non implementa una misura aggiuntiva di sicurezza. Per ora si tratta quasi di un gadget per accedere ad informazioni in più sul biglietto che si ha in mano, qualora se ne avesse voglia.
Vedremo in futuro sempre più codici QR sulle banconote? Finché rimarrà una curiosità probabilmente no, ma non è escluso che se si dovesse trovare un’altra applicazione per quel criptico quadratino, magari trasformandolo nell’accesso a informazioni più decisive, o facendolo diventare una vera misura contro la contraffazione, allora le cose potrebbero cambiare.





































