Elmi e monete nell’antica Grecia, perché soffermarsi su questo tema? Ma perché le immagini dei guerrieri – siano essi reali, oppure mitologici – è un filone interessante della numismatica classica e ci permette di conoscere aspetti reali in merito a come gli antichi popoli vivessero quel fenomeno – la guerra – che purtroppo continua ad essere così d’attualità anche dopo millenni.
I guerrieri greci erano armati di un grande scudo rotondo (hoplon, da cui deriva il nome “oplita“), di una o più lance, di una corta spada in ferro (xiphos), di corazza, elmo e schinieri. L’armamento dell’oplita greco dell’età classica era superiore per efficienza a quello di ogni altro popolo mediterraneo: le lance greche erano le più lunghe e le corazze erano quelle più pesanti.

Esempi di guerrieri dell’antica Grecia raffigurati in una stampa del XIX secolo
Anche le tattiche greche nell’utilizzo della fanteria si dimostrarono superiori: nelle guerre persiane i greci risultarono vincitori anche se inferiori per numero. Più tardi Filippo II di Macedonia (382-336) alleggerì l’armatura dei fanti e li dotò in compenso della sarissa, una lancia lunga 5-6 metri che veniva impugnata con tutte e due le mani, dando vita alla famosa falange macedone.
Passando al nostro tema – elmi e monete nell’antica Grecia – dobbiamo premettere che originariamente l’elmo più diffuso fu quello corinzio che copriva gran parte del collo e della testa fino alla clavicola ed era munito di paraguance e paranaso. Nell’età arcaica e nella prima età classica (VI-V secolo a.C.) la maggior parte degli elmi corinzi erano sormontati da un pennacchio di crini di cavallo che faceva sembrare più alto e minaccioso chi li indossava.
L’elmo corinzio garantiva una buona protezione in battaglia ma limitava molto la vista e l’udito per cui quando non c’erano combattimenti l’oplita lo ruotava indietro sulla nuca e lo poggiava sul capo in modo da lasciarsi scoperto il viso. Nel corso del tempo l’elmo corinzio classico cadde in disuso a favore di tipi più aperti.

Un magnifico mezzo shekel dell’occupazione punica di Metaponto (215-207 a.C.) con al dritto la dea Atena con elmo corinzio crestato
L’elmo attico oltre che in Grecia, dove ebbe origine, fu molto usato anche in Italia e nel mondo ellenistico fino all’Impero romano avanzato. La sua caratteristica principale era costituita dall’assenza del paranaso. In Grecia non fu diffuso come gli elmi corinzio e frigio ma in Italia ebbe grande fortuna e dal punto di vista artistico sopravvisse agli altri tipi di elmi perché veniva raffigurato per dare un aspetto più nobile a imperatori, generali, e membri della Guardia pretoriana.

Statere della zecca di Tarsos, in Cilicia, coniato nel 379-374 a.C. con al dritto un guerriero barbuto con elmo di tipo attico
Continuando con la nostra galleria dedicata ad elmi e monete nell’antica Grecia dobbiamo poi citare l’elmo frigio che deve il suo nome alla somiglianza con il berretto frigio dalla caratteristica punta protesa in avanti che costituiva un indumento fondamentale del costume dell’Impero persiano dal VI al II secolo a.C.

Didracma della zecca di Elea-Velia (340-310 a.C.) sul cui dritto Atena indossa un elaborato elmo frigio ornato di una folta cresta e decorato
L’elmo frigio era in uso nella Grecia classica (compresa la Macedonia), nella Tracia, nella Dacia, in Italia e nel mondo ellenistico in generale. Fu l’elmo in dotazione dei pezeteri, le unità di fanteria pesante dell’esercito di Alessandro Magno, armate con la sarissa, la picca macedone lunga oltre 5 metri. Costituivano il cuore della falange, nel centro dello schieramento dell’esercito macedone.

Guerriero di età classica con elmo frigio e tre corte lance da scagliare contro il nemico
L’elmo beotico, infine, era originario della Beozia ma ebbe grande diffusione tra i cavalieri tessali e macedoni. Questo tipo di elmo, a differenza di quello corinzio, presentava il grande vantaggio di non limitare la vista e l’udito pur proteggendo le orecchie soprattutto dai colpi provenienti dall’alto. Nonostante fosse sprovvisto di paranaso e di guanciali, presentava un buon paranuca ed una grande visiera ed era molto comodo e pratico tanto che Filippo II ed Alessandro lo imposero come obbligatorio alla cavalleria dell’esercito macedone.
L’elmo beotico rimase in uso nelle cavallerie degli epigoni, i figli e i discendenti dei diadochi, vale a dire dei generali macedoni che alla morte di Alessandro Magno, nel 323 a.C., si spartirono il suo immenso impero. Così, a più di un secolo e mezzo dalla morte di Alessandro, lo vediamo indossato da Eucratide I (170-145 a.C.), uno dei più importanti sovrani del regno greco-battriano che arrivò a conquistare territori fino all’Indo, in una moneta in cui è rappresentato di spalle, nell’atto di brandire una lancia, nudo: la nudità, infatti, era il modo ideale per i Greci di rappresentare quegli uomini che, grazie alla propria virtù, si elevavano a livello della divinità come gli atleti e gli eroi.
Tetradracma di Eucratide I (170-145 a.C.): al dritto, un magnifico busto eroico di guerriero visto di spalle, con lancia ed elmo beotico
Questi sono solo alcuni esempi di come elmi e monete nell’antica Grecia siano “andati a braccetto” e di come la numismatica classica costituisca una fonte di documentazione di primaria importanza anche per conoscere il reale aspetto di manufatti di uso quotidiano.





































