Non sono solo grandi moduli in argento o in oro a rappresentare le rarità della monetazione italiana: il settore, infatti, è così apio che anche numerosi “spiccioli” dei secoli passati possono risultare quasi introvabili come il grossetto estense “del fanciullo ignudo” coniato a Modena sotto il duca Cesare d’Este (1598-1628).

Si tratta di monetina in argento di appena 19-20 millimetri, pesante 1,10-1,30 grammi e che, classificata CNI Emilia 220-225, MIR Emilia 705, segna con la sua iconografia un passaggio storico epocale sia per la città che per la dinastia degli Estensi.

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Ritratto di Cesare d’Este, duca di Modena e Reggio Emilia (1562-1628)

 

Cesare d’Este è stato infatti il protagonista di una delle fasi più complesse nella storia del suo casato: prima, per aver incarnato l’estremo ma inutile tentativo di Alfonso II di mantenere il potere su Ferrara – tornata a fine XVI secolo nelle mani della Chiesa – e poi per aver “traslocato” a Modena che, con Reggio e pochi altri possedimenti, rappresentava tutto ciò che restava del Ducato.

Se con Cesare d’Este, dunque, si chiude il glorioso passato della famiglia legato a Ferrara, egli ha il merito di aver assicurato ai suoi successori, anche con decisioni impopolari, un nuovo futuro, anzi una rinascita come il grossetto estense “del fanciullo ignudo”  sembra sottolineare.

Da Ravegnani Morosini, elaborazione grafica del grossetto estense “del fanciullo ignudo”

 

Sul dritto della moneta, il ritratto del duca rivolto a sinistra è circondato dalla legenda CAESAR . DVX . MVTINAE . REG. Sul rovescio, invece, è incisa la figura di un bambino nudo, a sinistra ma con la testa rivolta indietro, verso un raggio di luce che viene dall’alto Il bambino tiene con le mani un modellino della città di Modena e poggia il piede destro sopra un’ara.

La legenda latina che circonda questa criptica raffigurazione recita NON ALIVNDE LEVANDA (anche variante, nella forma NON ALIVNDE LEVANDE) che significa “Non da altri deve essere sollevata”. Che cosa? Modena, ovviamente, con i suo domini che devono essere retti, e risollevati a nuova gloria, solo dagli Estensi. Mario Ravegnani Morosini, nel suo Signorie e principati. Monete italiane con ritratto 1450-1796 (Maggioli Editore 1984, vol. I, p. 206, n. 30) sostiene che il motto del rovescio “consacra la fiducia e la volontà che a Modena, nuova capitale del Ducato, sia riservato un radioso avvenire”.

Mappa del Ducato di Modena e Reggio con i domini di Carpi e della Garfagnana

 

Restano da interpretare alcuni dettagli, in questo grossetto estense “del fanciullo ignudo” di rarità R4. Innanzi tutto il giovinetto nudo che potrebbe essere collegato al racconto della Passione secondo Giovanni in cui si legge (vv. 50-52): “Allora tutti lo abbandonarono [Gesù] e fuggirono. Un giovane però cercava di seguirlo, avvolto in un lenzuolo sul [corpo] nudo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via [tutto] nudo”.

Il giovane può essere interpretato come il cristiano esemplare rinnovato dal Battesimo che, seguendo Gesù avrà parte nei benefici della sua Passione e Risurrezione. Ma anche, in modo più prosaico, nella moneta il fanciullo potrebbe simbolicamente rappresentare la nuova vita del Ducato Estense che, pur ridotto nei suoi territori, rinasce guardando a quel sole raggiante che allude alla benevolenza divina.

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Di rarità R4, ecco un esemplare di grossetto ex asta Numismatica Ranieri 11 online, 2022, lotto 96 (MB, base d’asta 350 euro, realizzo 375 euro)

 

Una lettura, quella del grossetto estense “del fanciullo ignudo” che possiamo completare con il significato di quell’ara – simbolo antico di sacrificio – sulla quale il giovane poggia il piede, quasi a dominarla. Emblema delle recenti, travagliate vicende subite dagli Este, l’ara diventa il piedistallo sul quale ergersi per sollevare in alto Modena, nuova capitale del Ducato, verso un avvenire di prosperità.

Se vi è piaciuta questa indagine sul grossetto estense “del fanciullo ignudo” e vi interessando le monete di questa dinastia potete approfondire un’altra serie interessante, dedicata a un santo “di famiglia”, cliccando qui.