Oggi 17 febbraio 2026 è “martedì grasso”, il giorno che conclude il periodo del Carnevale: per questo ci piace raccontarvi la storia di una “banconota” per Carnevale – le virgolette, per i puristi, sono d’obbligo – ispirata al rarissimo biglietto da 25 lire rosa cupo emesso in tre serie (1866, 1867 e 1868) dalla Banca nazionale nel Regno d’Italia.

Un falso? Non propriamente, vuoi per il colore – assai più chiaro degli originali – che per molti altri dettagli; più che altro un biglietto di fantasia, satirico e “carnevalesco” appunto, prodotto a Milano a nome della F.LI TENSI con sede a P. ROMANA 105, intrigante ed ironico ma, al tempo stesso, assolutamente corretto e coerente sotto il profilo numismatico, tanto da meritarsi una descrizione degna di un catalogo di cartamoneta.

banconota per carnevale 1870 milano fratelli tensi banca della ricchezza mobile regno della miseria stabile satira numismatica raritàL’originale e rarissimo biglietto da 25 lire della Banca nazionale nel Regno d’Italia (courtesy Gerardo Vendemia – Cartamoneta.com)

 

Le dimensioni della nostra banconota per Carnevale sono simili a quelle dell’originale (che misura mm 100 x 58) e, pur privo di filigrana, il biglietto emesso dalla BANCA DELLA RICHEZZA MOBILE NEL REGNO DELLA MISERIA STABILE (sic) non manca di eleganza, riproducendo con cura la cornice floreale con cartigli e medaglioni dell’emissione genuina.

Ma genuina, a ben vedere, risulta anche questa “banconota”, dal momento che promette il pagamento “con visto del Monte di pietà in vino” di ben CINQUANTA LITRI (“valore nominale”) del nettare di Bacco. Lo “spirito” – è il caso di dirlo – dell’emissione era, evidentemente, quello di sollevare con abbondanti bevute l’animo degli italiani, in buona parte ancor poco convinti – in quel lontano 1870 – dei vantaggi derivanti dall’essere diventati Nazione, come qualcuno disse “da tante, una”.

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Il biglietto satirico da 50 litri di vino della Banca della richezza mobile nel Regno della miseria stabile (ex collezione Guido Crapanzano)

 

La “personalizzazione” di questa rarissima banconota per Carnevale prosegue con la sostituzione degli stemmi in alto, posti sulla cornice decorativa (originariamente, quelli delle città di Torino e di Genova) con uno, egualmente coronato, occupato da un’inequivocabile bottiglia di vino rosso.

A rincarare la dose, nell’ovalino in basso, il ritratto di Cristoforo Colombo lascia spazio senza rimpianti ad un calice, foriero di abbonanti e doverose libagioni. Del resto, come avverte la clausola nel cerchio di sinistra, LA LEGGE PUNISCE CON CENTO ANNI DI GALERA CHI AVRA’ UN MARENGO IN ORO IN TASCA . E DIECI ANNI A CHI SPREZZERA’ IL VINO BUONO.

Un marengo: questa la moneta citata nel biglietto carnevalesco, da spendere immediatamente per bagordi e diverimenti prima che il Carnevale finisca

 

Non ci è dato sapere granché, purtroppo, a proposito dei tre alti funzionari (il censore, il reggente e il cassiere della “banca emittente”) che, scalzati dalle rispettive scrivanie i seriosi Castello, Nigra e Nazari, si assunsero la “responsabilità” dell’emissione e della sua “copertura”. E’ chiaro, tuttavia, che doveva trattarsi di personaggi qualificati a garantire la qualità del “capitale liquido” (ossia il contenuto delle botti, una delle quali è stilizzata nel cerchio in alto a destra), come testimoniano i cognomi Nasorosso, Buonumore e Uvapassa.

Non ci è dato sapere nemmeno chi fu l’autore dell’incisione (che si firma solo con la sigla P.A.L.) di questo bellissimo biglietto e che, forse in modo un po’ sbrigativo, abbiamo definito “carnevalesco”. Sappiamo invece che venne stampato nei laboratori di calcografia della ditta milanese creata dai fratelli Tensi, che aveva iniziato la sua attività proprio nel 1870 in Corso di Porta Romana, al civico 105 per trasferirsi, dieci anni dopo, in Via Orti (la stessa via in cui ha sede attualmente la Società numismatica italiana).

Due dettagli intriganti della banconota per Carnevale milanese del 1870: i fregi e l’intestazione in alto, le firme dei “garanti” dell’emissione in basso

 

Nel 1905 la Fratelli Tensi avrebbe avviato una produzione su vasta scala di carta fotografica per stampa, lastre per apparecchi da studio e per macchine a soffietto. Successivamente, nello stabilimento milanese di Via Maffei sarebbero state prodotte anche pellicole per l’industria cinematografica e per la fotografia amatoriale.

Impegnata nel corso della Seconda guerra mondiale nella produzione di pellicole per la foto ricognizione aerea, sia per la Regia Aeronautica che per la Lutftwaffe, la Tensi nel dopoguerra finì nel mirino di Ferrania, un altro importante marchio italiano del settore.

Ricorda in un’intervista Piero Marni, ex amministratore di Ferrania: “Non era tanto la Ferrania ad essere interessata alla Tensi, quanto la Fiat che la controllava, e che era interessata, […] alla vasta area dove sorgeva la fabbrica. […] Alla fine ci fu un’offerta, ovviamente rifiutata, di proseguire nell’attività riqualificandosi nella produzione di carta per fotocopie. Ovvio che era un modo per far cedere definitivamente e così avvenne. Era come se avessero chiesto a Leonardo di smettere di dipingere la Gioconda e diventare imbianchino”.

Il marchio della ditta Tensi negli anni Trenta: è la stessa azienda milanese che stampò il biglietto satirivo del valore di “cinquanta litri” 

 

E in effetti, guardando il biglietto da 50 litri – oggi rarissimo – della Banca della richezza mobile nel Regno della miseria stabile, non si può negare che lo spirito fondativo della Tensi fosse ben diverso, fin dagli albori dell’attività. A ben vedere, però, da quel 1870 in cui venne “emessa” la nostra banconota per Carnevale non molto sembra essere cambiato: la ricchezza in Italia resta assai mobile, la miseria sempre piuttosto stabile, quindi… in alto i calici e buon martedì grasso a tutti!

Se vi intriga il legame tra Carnevale e numismatica potete leggere altri due nostri articoli: uno su una medaglia fiorentina cliccando qui e uno su una speciale coniazione torinese cliccando qui.