Anche una semplice moneta da 10 tornesi può avere una storia segreta: del resto, uno degli aspetti più interessanti della numismatica è che le monete non raccontano soltanto la storia degli Stati che le hanno emesse. Talvolta raccontano anche la storia delle persone che le hanno utilizzate.

È il caso, come accennato, di una moneta da 10 tornesi del 1859 di Ferdinando II di Borbone che, a prima vista, sembrerebbe avere ben poco da dirci. Anzi, secondo i criteri collezionistici tradizionali, si tratterebbe di una moneta fortemente penalizzata: l’esemplare è infatti forato, una caratteristica che, salvo eccezioni riguardanti monete di estrema rarità o di particolare interesse storico, ne riduce drasticamente sia il valore commerciale sia l’attrattiva collezionistica. Per la maggior parte dei numismatici, una moneta bucata è considerata un esemplare compromesso.

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Il dritto della moneta da 10 tornesi del 1859 trasformata in contenitore e l’interno del rovescio (prima della legenda si noti la piccola punzonatura)

 

Eppure, proprio l’esame di questa moneta apparentemente modesta ha sollevato alcuni interrogativi tutt’altro che banali. L’elemento più evidente è il foro, ma non è l’unica anomalia osservabile. L’esemplare presenta infatti un peso di soli 19,70 grammi, sensibilmente inferiore ai 31,18 grammi previsti per il nominale, mentre il diametro risulta perfettamente coerente con i dati di riferimento, attestandosi sui canonici 38 millimetri. A questa significativa differenza ponderale si aggiungono due minuscole punzonature apposte dopo la coniazione, una per ciascun lato della moneta. I marchi, di dimensioni ridotte e caratterizzati da una forma che ricorda una piccola ruota dentata, appaiono anch’essi riconducibili a un intervento volontario.

L’aspetto più sorprendente di questa moneta da 10 tornesi emerge tuttavia osservandone la struttura. L’interno, infatti, appare svuotato e modificato in modo da creare una piccola cavità. In sostanza, qualcuno ha trasformato il tondello in un contenitore.

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Il rovesciodella moneta da 10 tornesi del 1859 e l’interno del dritto (la punzonatura in questo caso è a destra della corona borbonica)

 

L’insieme di questi elementi non lascia dubbi sul fatto che la moneta sia stata oggetto di una modifica intenzionale successiva alla coniazione. La sensibile riduzione del peso, a fronte di un diametro rimasto invariato, la presenza delle due punzonature e soprattutto la cavità ricavata all’interno del tondello indicano un intervento deliberato volto a dare all’esemplare una funzione diversa da quella monetaria originaria.

Più complessa è invece l’interpretazione dello scopo di tale modifica. Per quanto riguarda le punzonature, non è possibile formulare conclusioni; tuttavia, si può ipotizzare che esse svolgessero una funzione identificativa. Qualora la moneta fosse stata utilizzata come contenitore occulto, questi piccoli marchi avrebbero potuto consentirne il rapido riconoscimento anche se mescolata ad altre monete apparentemente identiche, permettendo di individuare l’esemplare destinato a custodire un eventuale messaggio o altro contenuto riservato.

A questo punto la domanda non è più soltanto numismatica: per quale motivo questa moneta da 10 t tornesi avrebbe dovuto essere trasformata in un contenitore? Una simile operazione non rappresenta, di per sé, un fenomeno eccezionale. Sono infatti noti diversi esemplari modificati a tale scopo, soprattutto tra le grandi monete d’argento dell’Ottocento. Nel contesto borbonico si possono ricordare alcune piastre da 120 grana trasformate in contenitori, nelle quali le due metà della moneta erano unite mediante una sottile filettatura interna che consentiva di svitarle per accedere al contenuto.

Ecco come appaiono insieme le due facce della misteriosa moneta contenitore

 

L’esemplare qui esaminato presenta però caratteristiche differenti. L’analisi non ha evidenziato la presenza di alcuna filettatura e ciò induce a ritenere che il sistema di apertura fosse basato su un meccanismo diverso. Il foro praticato sulla superficie sembra infatti aver svolto una funzione essenziale nel funzionamento dell’oggetto. In prossimità di esso, sul rovescio della moneta, sono visibili tracce compatibili con ripetute manovre di apertura e chiusura, concentrate proprio nell’area interessata dal meccanismo.

Tali segni suggeriscono che il foro non fosse un semplice elemento accessorio, bensì il punto attraverso il quale veniva esercitata la forza necessaria per azionare il sistema di apertura. L’inserimento di un piccolo perno, di una punta metallica o di uno strumento analogo avrebbe consentito di imprimere una rotazione a una delle due parti della moneta, permettendo l’accesso alla cavità interna. In questa prospettiva, una rotazione limitata — probabilmente di alcune decine di gradi — sarebbe stata sufficiente per disimpegnare il sistema di chiusura.

Se questa interpretazione è corretta, il foro assume un’importanza centrale nella “progettazione” dell’oggetto: senza di esso l’apertura della moneta da 10 tornesi sarebbe risultata difficile, se non impossibile. L’elemento che a prima vista appare come una semplice deturpazione del tondello si rivelerebbe dunque parte integrante del meccanismo concepito per accedere al contenuto custodito all’interno.

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Dritto di un esemplare integro di moneta da 10 tornesi coniata dalla zecca di Napoli 1859 a nome del re Ferdinando II delle Due Sicilie

 

Qui entra in gioco il contesto storico. La moneta reca la data 1859, ultimo anno di regno di Ferdinando II. Quando fu coniata, il Regno delle Due Sicilie esisteva ancora e appariva, almeno formalmente, uno degli stati più solidi della Penisola italiana. Nel giro di appena due anni, tuttavia, quel quadro politico sarebbe stato completamente trasformato dagli eventi che portarono all’unificazione nazionale.

Naturalmente, la modifica potrebbe essere stata realizzata in qualunque momento dopo la sua emissione. Non disponiamo di elementi che consentano di stabilire se l’intervento sia avvenuto nel 1859, negli anni subito dopo l’Unità oppure molto più tardi. Questo aspetto merita di essere sottolineato, poiché uno dei rischi più frequenti nell’interpretazione di oggetti storici consiste nell’attribuire automaticamente loro una funzione collegata agli avvenimenti che, retrospettivamente, sappiamo essere seguiti alla loro produzione.

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Rovescio della stessa moneta da 10 tornesi in rame

 

La cronologia di questa moneta da 10 tornesi rende tuttavia inevitabile un richiamo al contesto del Mezzogiorno negli anni successivi all’unificazione. Nondimeno, il clima di tensione politica e sociale che caratterizzò vaste aree dell’ex Regno delle Due Sicilie costituisce uno dei possibili scenari entro cui un oggetto di questo tipo potrebbe aver trovato impiego. In un contesto caratterizzato da comunicazioni riservate, spostamenti di informazioni e necessità di eludere controlli, una moneta cava avrebbe potuto rappresentare un mezzo efficace per occultare un breve messaggio o altri materiali di ridotte dimensioni.

Si tratta, tuttavia, soltanto di una delle possibili interpretazioni. Non si può escludere che il contenitore fosse destinato a custodire oggetti devozionali, ricordi personali o altri elementi di carattere privato. È però interessante osservare come la presenza di un meccanismo di apertura appositamente realizzato, delle punzonature e di segni riconducibili a ripetute manovre di utilizzo sembrino suggerire una funzione pratica e non occasionale.

Dettaglio della moneta “ricomposta” con il foro passante che doveva contenere il meccanismo di apertura per accedere alla scatola interna

 

In assenza di documentazione diretta, nessuna delle ipotesi formulate può essere considerata definitiva. Ciò che questa intrigante moneta da 10 tornesi del 1859 consente di affermare con ragionevole certezza è che qualcuno intervenne intenzionalmente sul tondello, svuotandolo, dotandolo di un sistema di apertura e contrassegnandolo mediante punzonature.

Ciò che ancora sfugge è la finalità dell’intervento. La moneta testimonia con chiarezza una trasformazione intenzionale; meno chiaro è il motivo per cui essa venne realizzata. ed è forse proprio questo a rendere l’oggetto interessante dal punto di vista numismatico. Se come moneta il suo valore collezionistico risulta compromesso, come testimonianza materiale acquista invece un significato diverso.

La cavità praticata nella moneta da 10 tornesi e il coperchio della moneta contenitore

 

Non racconta soltanto la storia di un’emissione borbonica del 1859, ma anche quella di un successivo utilizzatore che, per ragioni che oggi possiamo soltanto tentare di ricostruire, decise di trasformare una comune moneta circolante in uno strumento destinato a uno scopo differente.

Talvolta la ricerca numismatica incontra proprio questi oggetti: esemplari che pongono più domande di quante risposte siano in grado di offrire. E non di rado è proprio in queste domande che risiede il loro maggiore interesse ai nostri occhi.