Tra i (molti) pregi che le medaglie portano in dote c’è quello, ampiamente tra i più apprezzati, di riuscire a soddisfare gli appetiti più esigenti e di poter spaziare in un largo spettro di tematiche, intercettando le passioni parallele dei collezionisti e, in origine, offrendo ai soggetti emittenti un veicolo di celebrazione di pregio ed alto impatto.
Tra le tematiche, fortemente trasversali ma dalla platea decisamente ampia, quella ferroviaria trova vasta eco nella produzione medaglistica, sin dai suoi albori. Attraversando i due secoli di binari celebrati di recente (era il 27 settembre 1825 quando partiva il primo treno della Stockton-Darlington, nell’Inghilterra di Giorgio IV), su metallo sono finite decine di inaugurazioni di ferrovie ma anche di tunnel ferroviari ed altri rilevanti infrastrutture e, almeno in un celebre caso, anche un disastro ferroviario.
Quella che in questa sede si vuole proporre è una rassegna, inevitabilmente tutt’altro che esaustiva, di quanto la medaglistica abbia accompagnato per mano lo sviluppo della rete ferroviaria europea e, soprattutto, italiana.
A proposito della Stockton-Darlington, di quella storica ferrovia non risulta traccia in metallo. Strano a dirsi per una nazione, l’Inghilterra, che soprattutto in epoca vittoriana ha saputo produrre elementi eccellenti: eppure l’unica medaglia di un certo pregio che si ritrovi è quella del 1925 prodotta privatamente in occasione del primo centenario della ferrovia.
Differente è il caso della tratta Liverpool-Manchester, considerata la prima linea ferroviaria del mondo (come visto a torto) per il fatto di essere comunque stata la prima a collegare due grandi città dando il senso di quella che sarebbe stata la portata della rivoluzione introdotta nelle comunicazioni dalle ferrovie.

Nel 1830 dunque vengono coniate varie medaglie che presentano iscrizioni, il profilo di George Stephenson (1781-1848) – il padre delle ferrovie – ma anche e soprattutto il ponte di Newton e, quella più famosa, la stazione di Liverpool e il viadotto sul Sankey Canal attraversato da un primo bizzarro convoglio ferroviario.
Nel 1838 è la volta della Parigi-Orleans, nella Francia di Luigi Filippo d’Orleans: la ferrovia che unisce la Senna alla Loira è celebrata con un famoso “gettone” in argento di forma ottagonale – tipico della produzione medaglistica d’Oltralpe dell’epoca – che appena due anni dopo è replicato in quella che è una delle medaglie ferroviarie più celebri e ricercate.
È il 1839, invece, anche il Regno delle Due Sicilie di Ferdinando II inaugura la Napoli-Portici, primo tratto della Napoli-Nocera-Castellammare che viene immortalata sul gettone ottagonale argenteo del 1840. Colpisce sul metallo l’utilizzo della lingua francese (così come francese era il concessionario della ferrovia) a rimarcare il legame dei Borbone di Parigi con quelli di Napoli.
Nel 1841 il re Ferdinando d’Austria posa la prima pietra per il ponte sulla Laguna di Venezia e la medaglia coniata è, pur solo di 51 millimetri, di forte impatto: un locomotore fumante traina i vagoni sul lungo viadotto che sarebbe stato poi inaugurato nel 1846 e successivamente denominato Ponte della Libertà.
Sempre a proposito di Luigi Filippo, sontuosa è la medaglia coniata nel 1842 in occasione del varo della nuova legge sulle ferrovie. Con questo provvedimento il re definiva le linee per le nuove costruzioni ferroviarie, seguendo il modello inglese basato su concessioni private ed incentivi agli investimenti di capitale: una legge moderna che promuoveva la libertà d’impresa in un settore in potente sviluppo.
La medaglia è altrettanto enorme con i suoi ben 112 millimetri di diametro per 580 grammi di peso: al rovescio tre figure allegoriche dominano una pianura nella quale si incrociano treni e linee ferroviarie.
Torniamo in Italia dove dalla metà dell’800 in poi i binari si moltiplicano, soprattutto nell’area del centro nord. Nel 1846 però l’inaugurazione della Napoli-Caserta suggerisce il conio di una delle più belle medaglie borboniche che si conoscano. Il conio è splendido: al dritto il re Ferdinando II in alta uniforme, al rovescio due geni alati si stringono la mano davanti alla Reggia di Caserta di fronte alla quale sfila un treno. Domina la scena, in alto, una figura alata che tiene in mano una clessidra. Di grande impatto e di vasta fama.
Nel 1855 nel Regno di Sardegna si inaugura la via ferrata Genova-Arona e proprio questo Comune tributa sinceri ringraziamenti al re Vittorio Emanuele II, al ministro dei Lavori pubblici Paleocapa ed al deputato Torelli per il completamento dell’opera.
Lo Stato Pontificio è tra gli ultimi ad abbracciare il nuovo sistema di trasporto. Nel 1856 l’onore di portare il primo treno a Roma spetta alla ferrovia per Frascati, che parte da porta Maggiore ed arriva al fosso Campitelli, alle porte della città tuscolana. Due le medaglie a ricordo il cui dritto presenta sempre Pio IX: la prima, famosa, al rovescio presenta un angelo seduto su una locomotiva fumante.
La seconda, sempre di diametro similare (43,5 millimetri) sul rovescio riporta un’iscrizione commemorativa firmata SPQT (SENATUS POPOLUSQUE TUSCOLANUS). Nel 1857 si apre la Roma-Velletri-Ceprano e la splendida medaglia coniata per la realizzazione del ponte di Sant’Anatolia nel 1862 celebra anche questa ferrovia.
Trascinata dalla lungimiranza di Cavour, la rete ferroviaria italiana unisce la Nazione prima che lo facciano politica e sangue. Nel 1865 un impulso importante all’unificazione di fatto dalla Penisola lo dà il completamento della linea da Susa (Torino) a Brindisi: la medaglia che ne ricorda l’apertura è importante, con un diametro di 72 millimetri ed un peso di oltre 170 grammi. Al rovescio le tappe della realizzazione della lunga ferrovia.
Poi si comincia con i trafori: il primo a collegare l’Italia con la Francia è il Frejus, aperto nel 1871. L’anno prima, in occasione dell’esplosione dell’ultima mina per l’abbattimento del residuo diaframma di roccia tra le due nazioni (che stavano vivendo i drammatici mesi della disfatta francese di Sedan) era stata coniata una medaglia a ricordo. Nel 1885, tra le altre, identico onore toccava alla realizzazione della galleria di Monte Bove sulla linea Roma-Sulmona.
Nel 1888 viene emessa una medaglia ferroviaria unica nel suo genere. Nell’ottobre di quell’anno lo zar di Russia Alessandro III è di rientro con la famiglia imperiale dalla Crimea, diretto a San Pietroburgo. Il suo lungo convoglio è trainato da due locomotori, per consentire al treno una velocità superiore a quella ordinaria. Ma la linea non sopporta tante sollecitazioni ed il treno deraglia rovinosamente nei pressi di Borki, nell’attuale Ucraina.
Le carrozze cadono lungo il terrapieno del rilievo ferroviario ed alla fine i morti sono 23: lo zar e la sua famiglia, che si trovavano nella carrozza ristorante al momento dell’incidente, ne escono illesi. Una bellissima ed originale medaglia celebra proprio questo “miracolo”: al dritto compare la famiglia imperiale, in posa quasi non ufficiale, con i più piccoli che danno movimento alla scena.
Alla sinistra dello zar c’è ovviamente anche Nicola II, cui il destino riserverà la tragedia di essere l’ultimo dei Romanov. Al rovescio, nella parte centrale un’allegoria di ringraziamento per lo scampato pericolo, in esergo la fedelissima riproduzione della foto d’epoca che immortala l’incidente. Sul luogo del deragliamento verrà anche costruita una cattedrale, poi caduta sotto i colpi della decristianizzazione staliniana.
Tra le medaglie più belle e curiose a tema ferrovie non può non essere citata quella del 1894 per ricordare il traforo del monte Borgallo, sulla linea Parma-La Spezia. Al dritto un convoglio trainato da locomotiva fumante esce dal tunnel mentre due operai indicano il treno: realizzata da Giovanni Giani, la medaglia presenta una scelta stilistica decisamente all’avanguardia per i tempi.
Vogliamo chiudere questa parziale carrellata di coni dedicati al mondo ferroviario, con due medaglie che seppur di ridotto diametro sono dotate di una carica espressiva notevole. La prima, datata 1926, è per la realizzazione della galleria del monte Adone lungo la Direttissima Firenze-Bologna: una locomotiva sfreccia fuori dall’entrata nord del tunnel mentre al rovescio due operai si abbracciano nella galleria, lunga oltre sette chilometri.
L’altra, datata 1934, è dedicata proprio alla conclusione dei lavori per la Direttissima: in appena 39 millimetri scarsi Bruno Boari, al rovescio, riesce a consegnare all’eternità l’immagine di un trivellatore intento a scavare una delle tante gallerie della tratta. Come detto, la rassegna presentata è ampiamente parziale ma rappresentativa di un panorama davvero vasto ed affascinante.






































