La lira per Verona di Massimiliano I d’Asburgo del 1516 è una moneta eccezionale e rivederne un esemplare di altissima conservazione sul mercato, in asta da Finarte a Milano il 12-13 marzo, è un’occasione da non perdere per parlare di questa emissione – anche denominata talvolta come testone – che ha dalla sua tante peculiarità, oltre al fatto di essere estremamente rara.
L’imperatore Massimiliano I d’Asburgo e l’Italia
Massimiliano I d’Asburgo (1459-1519), nato a Wiener Neustadt, è stato una delle figure centrali in Europa tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. Figlio di Federico III, divenne re dei Romani nel 1486 e imperatore del Sacro Romano Impero dal 1508, peraltro senza incoronazione papale, un evento che segnò una cesura rispetto alla tradizione medievale.
Massimiliano è ricordato come il “primo imperatore moderno”: promosse riforme amministrative, militari e fiscali, sostenne l’uso della stampa come strumento di propaganda politica e dinastica, e pose le basi della futura potenza asburgica grazie a una sapiente politica matrimoniale.

Ritratto di Massimiliano I sacro romano imperatore: dipinto realizzato nel 1500 da Bernhard Strigel conservato presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna
Alla fine del XV secolo, l’Italia settentrionale era teatro di scontro tra le potenze europee. Verona, nodo strategico tra l’area germanica e la pianura padana, rivestiva un’importanza fondamentale dal punto di vista militare, economico e simbolico. Il momento chiave del rapporto tra Massimiliano I e la città scaligera si colloca durante la Guerra della Lega di Cambrai (1508–1516). Questa alleanza, promossa inizialmente dallo stesso imperatore insieme a Francia, Spagna e Papato, aveva come obiettivo l’indebolimento di Venezia.
Nel 1509, dopo la sconfitta veneziana ad Agnadello, Massimiliano riuscì a occupare Verona e altre città venete. L’ingresso delle truppe imperiali fu accolto con prudenza dalla popolazione: se da un lato l’imperatore prometteva il ripristino delle antiche libertà comunali, dall’altro il peso delle guarnigioni militari e delle requisizioni alimentava un diffuso malcontento.
Nella breve parentesi del dominio su Verona
Il dominio imperiale su Verona fu breve e instabile e, approfittando delle difficoltà finanziarie e militari asburgiche, nel 1517 la Serenissima Repubblica di Venezia riuscì a riconquistare la città. Questo episodio segnò il fallimento del progetto di Massimiliano di ristabilire un controllo duraturo sull’Italia nord orientale.

Lira imperiale per Verona 1516, dritto (dall’asta Finarte del 12-13 marzo 2026, lotto 231)
È durante questo brevissimo periodo viene coniata la lira per Verona (argento, g 9,70 per mm 30, CNI VI, p 279 nn. 2-3) in asta Finarte al lotto 231 alla base di 30.000 euro in conservazione “bello splendido”.
Sul dritto campeggia un busto a sinistra coronato e corazzato di Massimiliano I di squisita fattura per resa del volto e proporzioni, un autentico capolavoro circondato dall’essenziale titolatura MAXIMILIANVS CAESAR e dalla data in esergo. Rinascimento e classicità si fondono in un capolavoro di stile “austriaco” ma che sembra cedere agli stilemi italiano del ritratto monetale presentando una certa morbidezza di tratti.
Al rovescio spicca invece un’aquila bicipite coronata caricata in petto dallo scudo d’Austria e circondata dalle parole VERONA [piccolo triangolo] CIVITAS [piccolo triangolo] METROPOLIS ossia “Verona città metropolitana” che, ci spiega Mario Traina ne Il linguaggio delle monete, sta ad indicare una città o chiesa principale di una provincia ecclesiastica. E tale era Verona.

Lira imperiale per Verona 1516, rovescio (dall’asta Finarte del 12-13 marzo 2026, lotto 231)
Ipotesi sull’autore di una moneta capolavoro
Chi fu l’autore della lira per Verona di Massimiliano I? Non ci sono certezze, tuttavia possiamo azzardare un’ipotesi. A incidere i coni potrebbe essere stato Gian Marco Cavalli, nato nel Mantovano nel 1454 e che fu scultore, orafo e incisore per gran parte della sua vita a Mantova. Autore di bellissime medaglie per Francesco II, il Cavalli si trasferì in Tirolo, alla zecca di Hall, nel 1506 e qui, ad esempio, realizzò il rarissimo quarto di guldiner (o 15 kreuzer) il cui ritratto imperiale – con berretto, in questo caso – può rappresentare un ottimo paragone con quello della lira imperiale del 1516.

Quarto di guldiner opera di Gian Marco Cavalli coniato dalla zecca di Hall nel 1506
Il ritratto sulla moneta battuta ad Hall è, infatti, una delle più belle raffigurazioni dell’imperatore di cui il Cavalli mostra un’eccezionale abilità nel mettere in risalto il carattere – e perfino un aspetto “emozionale” – e che ci appare di gran lunga superiore alle versioni prodotte dagli incisori locali. Il quarto di guldiner di Hall – senza data, ma collocabile al 1506 – fu una moneta prodotta in pochissimi esemplari a scopo di presentazione o di ostentazione e, forse, anche la lira per Verona nacque con lo stesso scopo, considerata la sua rarità.
Un nominale “di raccordo” con la monetazione austriaca
È di indubbio interesse, la lira per Verona di Massimiliano I imperatore, non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello monetario in quanto aveva, per l’appunto, il valore di una lira imperiale, tipologia in uso soprattutto nella vicina Lombardia, ma corrispondeva anche ad un terzo del guldiner austriaco (drittelguldiner), mettendo cosi in relazione uno dei più importanti sistemi monetari italiani con quello della potente Austria.
Il video della magnifica moneta prodotto da Finarte e disponibile su YouTube
Poche raccolte numismatiche, oltre alla Collezione di una nobile famiglia italiana che sarà battuta a Milano e live il 12-13 marzo da Finarte, possono vantare la presenza della lira per Verona di Massimiliano I imperatore. Fra queste la ex Collezione Reale nella quale l’esemplare è accompagnato da un cartellino manoscritto di Vittorio Emanuele III che indica la preziosa moneta come dono della “Principessa [Elena di Montenegro]. Clerici. Dalla raccolta Ballarati di Sacconago, 1897”.
Un giovane principe appassionato di numismatica, la sua amata “Jela”, la città di Verona: ci piace pensare che quella lira, oltre che un prezioso dono, fu tra i due anche un “pegno numismatico d’amore”.






































