Con la mostra Pasqua in nummis giunge al suo ottavo appuntamento la rassegna Il Medagliere si rivela promossa dal Museo civico archeologico di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico, ricco di circa 100.000 oggetti dei quali 16.000 medaglie.
In occasione della Pasqua Il Medagliere si rivela presenta il focus a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini con una selezione di monete e medaglie, raffiguranti temi iconografici legati agli episodi della vita di Gesù e ricordati nella liturgia pasquale. Aperto il 25 marzo, il focus è visitabile nell’atrio del museo con ingresso libero fino al 6 luglio.
Le tematiche evangeliche dei giorni che precedettero la crocifissione e culminarono con essa sono centrali nella civiltà europea e la loro raffigurazione su monete e medaglie è frequente. Le motivazioni che portano alla scelta di un soggetto sono spesso complesse e dettate dalla volontà di trasmettere messaggi non solo devozionali ma anche politici e culturali. Perciò la lettura di queste iconografie, oltre che partire dalla rievocazione cronologica degli episodi della vita di Cristo, permette di approfondire aspetti legati alle ragioni che portarono il committente a scegliere di raffigurare un certo passo evangelico, alla propaganda affidata all’oggetto e alla tipologia di pubblico a cui si rivolgeva.

Pasqua in nummis. Giuseppe Bernardi (Castel Bolognese 1494 – Faenza 1553). Medaglia religiosa, 1547. Rovescio: Crocifissione. Bronzo dorato. Bologna, MCA Bologna, inv. 5000
Si delinea poi un altro aspetto legato all’ambito squisitamente artistico che consente, talvolta, di mettere in dialogo medaglie e monete con altre forme artistiche attraverso la traduzione di modelli e soluzioni compositive di opere molto note, adattate alle dimensioni dei tondelli. È il caso di Giovanni Bernardi (Castel Bolognese 1494 – Faenza 1553), che traspose in una medaglia esposta in Pasqua in nummis la Crocifissione già incisa per uno dei nove medaglioni in cristallo di rocca voluti dal cardinale Alessandro Farnese, di cui parla anche Vasari, oggi alla Bibliothèque nationale de France a Parigi.
La medaglia papale attinge al repertorio evangelico: ogni pontefice scelse episodi della vita di Cristo spesso veicolando significati legati alla sua politica. Così Urbano VIII (papa dal 1623 al 1644) fece raffigurare per la sua medaglia d’elezione la Trasfigurazione, suggerendo un sottile parallelismo tra la sua ascesa al soglio e quella di Cristo al cielo. La medaglia per Pio V (papa dal 1566 al 1572) raffigurante la cacciata dei mercanti dal tempio voleva invece significare la volontà di riforma ed epurazione della Chiesa, proprio come Cristo aveva inteso fare, liberando dal mercimonio la casa di Dio.

Pasqua in nummis. Zecca di Roma. Doppio ducato di Clemente VII (papa dal 1523-1534), 1529. Rovescio: Ecce Homo. Oro. Bologna, MCA Bologna, inv. 67177
Le medaglie raffiguranti la lavanda dei piedi ricordano il gesto d’umiltà e l’esempio che Cristo volle lasciare ai discepoli in occasione dell’ultima cena, rievocato nella messa del giovedì santo celebrata prima della Pasqua. Questa iconografia si diffuse dalla metà del XVI secolo, non solo a ricordo dell’episodio evangelico ma anche con l’intento di rafforzare e ribadire la centralità del rito nella liturgia post tridentina in opposizione alle critiche mosse dal Protestantesimo.
Una delle più belle e rare monete del Rinascimento, il doppio ducato d’oro di Clemente VII (papa dal 1523-1534), fu incisa da Benvenuto Cellini (Firenze, 1500-1571) nel 1529 e raffigura l’Ecce Homo, il Cristo ferito dopo la fustigazione ed esposto alla folla. La moneta vuole fare riferimento ad un preciso momento autobiografico del pontefice: come il Cristo aveva subito un’ingiusta e ingiuriosa punizione, così il papa aveva dovuto sopportare la prigionia durante il sacco di Roma.
Tra le monete più interessanti si espongono le coniazioni di Mantova che recano come raffigurazione la pisside contenente il prezioso sangue raccolto da Longino, il soldato romano che aveva ferito il costato di Cristo.

Pasqua in nummis. Anonimo della Scuola della Passione, Venezia. Medaglia religiosa, 1577. Rovescio: Cristo al sepolcro con i simboli della passione. Bronzo. MCA Bologna, inv. 5065
Non pregiate dal punto di vista artistico e per i metalli utilizzati, ma interessanti, sono alcuni esemplari a carattere devozionale destinati a pellegrini e devoti. La funzione di tali oggetti era quella di consentire al fedele di portare su di sé un’immagine sacra per favorire la preghiera e la meditazione sugli episodi centrali della vita di Gesù. Sono medaglie e medagliette dotate di appiccagnolo o forate per essere portate al collo o cucite su abiti e cappelli. L’aspetto è spesso consunto, detto “lanato”, per l’usura causata dallo sfregamento sugli abiti o dal ripetuto tocco del fedele.
Questi esemplari avevano anche una funzione apotropaica, come nel caso della medaglia della Scuola della Passione di Venezia, dove compare al dritto la deposizione al sepolcro e al rovescio Cristo al sepolcro, raffigurato a mezzo busto mentre emerge da un sarcofago attorniato dagli strumenti della passione (spugna, lancia, verghe, borsa con i denari, bacio di Giuda, tunica). L’iconografia, diffusa a partire dal Medioevo, era chiamata Arma Christi con l’evidente richiamo alla sua funzione di “arma difensiva” contro il demonio.
La mostra Pasqua in nummis è stata aperta il 28 marzo in occasione della presentazione del volume Il Medagliere si rivela, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, che documenta sei dei sette percorsi tematici presentati dal 2023 al 2025 (approfondisci qui). La pubblicazione (pp. 100, euro 15,00) è in vendita presso il bookshop del museo.





































