Che peccato: dopo il maestoso edificio di Piazza Verdi che, della nostra officina monetaria, conserva ormai soltanto il punto vendita, anche la ex Zecca dell’Esquilino a Roma di fatto “taglierà i ponti” col proprio, glorioso passato legato alla storia della moneta per diventare, a dispetto dell’originario progetto di polo museale e spazio polifunzionale, una sede di uffici per IPZS.
È quanto scrive il 15 luglio Giulia Giaume in un ampio articolo su Artribune (leggi qui il testo completo) dal quale apprendiamo che l’originario progetto avviato nel 2018 (leggi qui un nostro articolo) e che doveva essere compiuto già a metà 2023, oltre che essere tuttora lungi dal vedere la fine è oggetto di un cambiamento in corsa nel quale né la Scuola dell’arte della medaglia né il Museo della Zecca sono previsti come elementi portanti.

La ex Zecca dell’Esquilino sulla moneta da 5 euro in argento che nel 2011 ne ha celebrato il centenario dall’inaugurazione: l’edificio sarà il nuovo polo uffici di IPZS
C’è di più, perché la ex Zecca dell’Esquilino sarebbe dovuta diventare uno spazio polifunzionale con spazi riservati ad artisti e artigiani, altri di tipo residenziale, foresteria, bar e ristorante, sale da destinare a esposizioni temporanee connotandosi come un contenitore culturale vivo e dinamico, in grado di rivitalizzare e riqualificare l’intero quartiere prossimo alla Stazione Termini.
Non solo, la ex Zecca dell’Esquilino avrebbe dovuto ospitare di nuovo la Scuola dell’arte della medaglia, il Museo della Zecca, una biblioteca e un bookshop senza contare gli uffici del Comando Carabinieri Anticontraffazione Monetaria oltre a depositi, archivi e locali tecnici. All’IPZS avevano definito il nuovo ambiente una “fabbrica dell’arte e dei mestieri”, con un direzione artistica ad hoc e infinite possibilità di proiezione culturale.
E invece, a popolare l’immenso edificio di Via Principe Umberto non saranno che scrivanie – in tutti gli “spazi compatibili”, come si legge nel progetto -, una mensa aziendale, locali tecnici fino a occupare ben 8 mila metri quadrati sugli 11 mila del grande complesso inaugurato nel 1911 (leggi qui un nostro approfondimento).

L’edificio di Via Principe Umberto secondo l’originaria idea di riqualificazione in un render dell’Atelier(s) Alfonso Femia, lo studio incaricato del progetto
La Scuola dell’arte della medaglia rimarrà invece in Viale Gottardo, quartiere Nomentano alla periferia nord est di Roma, mentre il Museo della Zecca – peraltro, bellissimo e ricchissimo – continuerà probabilmente a stazionare sulla Via Salaria, in una zona non certo turistica né facilmente raggiungibile dai visitatori.
Nel suo articolo, Giulia Giaume spiega che la decisione del CDA del Poligrafico sulla ex Zecca dell’Esquilino è stata presa alla luce del fatto che il progetto sarebbe stato economicamente insostenibile, con perdite fino a tre milioni di euro l’anno. Tuttavia, anche alla luce del fatto che non lontano – in Via Nazionale – la Banca d’Italia sta realizzando il MUDEM Museo della Moneta, investire quel denaro in cultura, nella cultura della nostra grande tradizione numismatica, non sarebbe stato comunque importante e strategico?





































