In questo studio ci occuperemo delle falsificazioni di baiocchi cartacei prodotte durante la Repubblica Romana proclamata all’inizio del 1798, sotto l’influenza dei venti rivoluzionari provenienti dalla vicina Francia. Nei primi giorni di febbraio le truppe francesi guidate dal generale Louis Alexandre Berthier marciarono verso Roma senza incontrare resistenza, entrando in città il 10 dello stesso mese. Pochi giorni dopo, il 15, venne dichiarato decaduto il potere temporale del papa Pio VI che venne costretto all’esilio; nacque così la Repubblica Romana, ispirata a tutti gli effetti al modello francese [1].

La legge del 3 Complementario Anno VI con cui la Repubblica Romana definisce gli assegnati e il loro aspetto 

In questo nuovo contesto, con la legge del 23 Fruttifero dell’anno VI [2] si decise di introdurre in circolazione degli assegnati, modellati su quelli già emessi in Francia pochi anni prima. Riporto di seguito un estratto del decreto, datato 3 Complementario anno VI, che ne descrive le caratteristiche [3]. Di seguito la trascrizione dell’intero documento:

“Repubblica Romana | Roma 3. Complementario Anno VI. | Art. I. Il Consolato ordina, che gli Assegnati prescritti dalla Legge 23. Fruttifero siano concepiti, e fabbricati colla formula seguente. Repubblica Romana | Il primo dell’Anno 7. Repubblicano | Assegnato di Paoli ( ) ipotecato sui Beni Enfiteutici | in vigore dell’Art. X. della Legge dei 23. Fruttifero | Vaglia per tutti i Dipartimenti della Repubblica Romana. | Art. II. Li detti Assegnati non saranno più incisi in rame ma incisi in ottone, per potersi imprimere col torchio da Stampa. | Art. III. I Contorni saranno diversi per ogni valore di Assegnato. | Art. IV. Ogni Assegnato avrà in mezzo il valore scritto in lettere, e secondo i diversi valori saranno diverse le grandezze delle lettere. Art. V. Avrà due Bolli, uno coi Fasci Consolari, e l’Iscrizione = Repubblica Romana = 1′ altro la figura della libertà, l’iscrizione, Fede pubblica. | Art. VI. Nel Rovescio avrà ogni Assegnato un bollo diverso esprimente il suo valore in iscritto, ed in Abaco a numeri grandi. | Art. VII. Il Bollo suddetto sarà rotto, e poi riunito. | Il Presidente del Consolato Pierelli | Dal Consolato il Segretario Bastai | Per Copia Conforme | il Ministro delle Finanze De Rossi.

La città di Roma, che viene occupata dalle truppe del generale francese Berthier, diventa assieme agli ex Stati Pontifici una repubblica il 15 febbraio del 1798

Questi biglietti furono emessi in otto tagli diversi, suddivisi tra baiocchi, che rappresentavano i valori minori, e paoli, che indicavano i tagli di maggior valore. Ogni denominazione era firmata da un funzionario diverso e stampata in quantità variabili, come mostrato nella tabella seguente [4]:

Denominazione Firma Tiratura
3 baiocchi Giuseppe Brancadori 224.000 pz.
5 baiocchi Domenico Ballanti 224.000 pz.
10 baiocchi Barili 245.600 pz.
1 ½ Paoli Francesco Laudoni 266.000 pz.
2 Paoli L. Fontana 28.000 pz.
2 ½ Paoli Broggi 28.000 pz.
7 Paoli Gio. Gherardo De Rossi 226.000 pz.
8 Paoli Ag.oDolcibene 198.000 pz.
9 Paoli Pio Persiani 226.000 pz.
10 Paoli Lodovico Galli 928.900 pz.

Nonostante le tirature riportate nello schema, oggi i tagli in baiocchi cartacei risultano molto più rari da reperire rispetto a quelli in paoli. Ciò avvenne poiché nel momento della loro conversione qualche mese dopo, a causa di una situazione economica non facile, ne fu permesso il pieno cambio solo ai tagli in baiocchi, tramutando de facto in carta straccia tutti i tagli maggiori che hanno avuto dunque la possibilità di sopravvivere fino ai giorni nostri in grandi quantità [5]. Per comprendere meglio il sistema monetario adottato, è utile ricordare che 1 scudo corrispondeva a 10 paoli, equivalenti a 100 baiocchi.

In tempi di urgenza economica e scarsità di mezzi, non mancò chi tentò di approfittarne: i falsari cominciarono a produrre copie, talvolta anche di ottima fattura, sia dei baiocchi che dei paoli. Avendo circolato per pochi mesi, le falsificazioni non furono molte, però ci furono e colpirono sia i tagli minori che quelli maggiori. In questo articolo analizzeremo i falsi noti di queste emissioni, soffermandoci esclusivamente sui baiocchi, confrontandoli con gli originali e mostrando come anche piccole differenze possano rivelare un pezzo autentico da uno contraffatto.

Repubblica Romana: medaglia o progetto al peso dello scudo in argento con simboli rivoluzionari e legnda GIORNO CHE VALE DI TANTI ANNI IL PIANTO

Attualmente non esiste un testo per distinguere le falsificazioni di baiocchi cartacei, motivo per il quale ritengo la stesura di questo contributo utile a fare un po’ di chiarezza sull’argomento e a fornire un efficace strumento di riconoscimento per collezionisti e studiosi.

L’unico testo specialistico che fa riferimento, seppur brevemente, anche alle falsificazioni degli assegnati è Il falso nella cartamoneta, realizzato nel 1982 da Gemino Mutti. Quell’opera rappresentò una pietra miliare per il riconoscimento di tutte le falsificazioni cartacee realizzate in Italia dal ‘700 fino agli anni della sua pubblicazione. Vennero dedicate alcune pagine anche alle contraffazioni degli assegnati, tuttavia se da un lato furono presentate varie falsificazioni di tagli in paoli, dall’altro vi era catalogato un solo esemplare in baiocchi, più nello specifico un 10 baiocchi di proprietà del museo della Bundesbank.

Negli ultimi anni di studio e di ricerca ho potuto effettivamente constatare l’estrema rarità delle falsificazioni dei baiocchi cartacei; a differenza di quanto però riportato decenni fa dal Mutti, sono felice di potervi presentare una falsificazione rimasta finora inedita. Anzitutto sono riuscito a reperire un altro falso da 10 baiocchi, similare nella realizzazione a quello custodito in Germania; inoltre, analizzando vari esemplari, ho potuto constatare l’esistenza della falsificazione del taglio da 3 baiocchi.

Ad oggi, invece, non sono state reperite falsificazioni da 5 baiocchi . Il fatto che non ci siano oggi esemplari contraffatti da 5 non vuol dire che non siano mai stati realizzati, potrebbe essere che semplicemente non ne sia sopravvissuto alcuno. Di seguito descriverò i baiocchi in mio possesso confrontando gli originali con le loro corrispettive contraffazioni.

baiocchi cartacei falsi prima repubblica romana roma cartamoneta banconota rarità napoleone fraancia papa baiocco paolo moneta

Cedola autentica del valore di 3 baiocchi

Esemplare di cedola da 3 baiocchi falsificata

Il taglio da 3 baiocchi, il più piccolo della serie, presenta alcune caratteristiche utili per distinguere gli esemplari falsi dagli originali. L’elemento più evidente è l’assenza della filigrana, che contraddistingue tutte le contraffazioni [6]. Nonostante l’assenza della filigrana, esso è stampato su una carta dalla vergatura simile a quella dell’originale che può trarre in inganno.

Un altro dettaglio grossolano riguarda l’aquila centrale, raffigurata con un piumaggio poco accurato e un volto ‘stralunato’, dagli occhi spalancati, in netto contrasto con lo sguardo serio e fiero degli originali. Anche le scritte all’interno della cornice nera che racchiude il corpo centrale appaiono poco nitide e pasticciate. Ulteriori difformità si riscontrano nel timbro ovale con la dicitura “fede pubblica”: nei falsi l’immagine allegorica è goffa, con tratti deformati. Infine, la carta risulta generalmente più sottile e leggera rispetto a quella degli originali, pur trattandosi di un elemento secondario, poiché una forte usura può dare lo stesso effetto anche a un biglietto autentico.

baiocchi cartacei falsi prima repubblica romana roma cartamoneta banconota rarità napoleone fraancia papa baiocco paolo monetaEsemplare da 5 baiocchi cartacei della Repubblica Romana del 1798-1799, uno dei più rari della serie: ad oggi non risultano contraffazioni di questo nominale

Il taglio da 10 baiocchi cartacei (equivalente ad un paolo) era l’unico censito dal Mutti. La possibilità di rintracciarne un altro e di confrontarlo con l’immagine del falso già noto ha permesso di ricavare indizi preziosi. Come per il 3 baiocchi, anche in questo caso manca la filigrana, ma è stato realizzato su carta dalla vergatura particolare.

L’aquila centrale appare raffigurata in maniera del tutto difforme rispetto agli originali: la testa è schiacciata e il piumaggio reso in modo grossolano, al punto da non distinguere chiaramente zampe, petto e ali. Anche le scritte all’interno della cornice nera che circonda il corpo centrale risultano impastate e poco nitide, mentre le lettere “N” della dicitura “Assegnato e beni” sono addirittura riprodotte al contrario.

Assegnato autentico del valore di 10 baiocchi

I timbri ovali presentano ulteriori criticità: nel primo, con la dicitura “Repubblica Romana”, l’ultima lettera appare distaccata “Repubblica Roman a”; nel secondo, con la scritta “fede pubblica”, l’immagine allegorica mostra un volto deformato e goffo e un panneggio della veste poco curato. Un aspetto significativo è che l’esemplare censito dal Mutti e quello qui analizzato condividono le stesse caratteristiche iconografiche. Anche i seriali manoscritti, sia nei biglietti autentici che nei falsi, mostrano la medesima grafia: un elemento che porta a ipotizzare con buona certezza la mano dello stesso falsario.

Le immagini che accompagnano questo contributo provengono da esemplari della Collezione Giaquinta, e rappresentano il risultato di anni di ricerca e di studio. Per dare un’idea della rarità degli esemplari che ho illustrato, posso affermare di aver censito fino ad oggi una decina di contraffazioni del taglio da 3 baiocchi cartacei, mentre ne sono riuscito a censire solo due del taglio da 10, oltre a quello già presentato dal Mutti.

baiocchi cartacei falsi prima repubblica romana roma cartamoneta banconota rarità napoleone fraancia papa baiocco paolo moneta

Esemplare falso della stessa cedola da 10 baiocchi romani, ossia un paolo

L’avventura dei baiocchi cartacei si concluse piuttosto presto, seguendo il destino della Repubblica Romana, che cessò di esistere il 30 settembre 1799. Concludo con una piccola riflessione,ogni falso coevo che sopravvive fino a noi non rappresenta soltanto una curiosità numismatica, ma una piccola finestra sulla vita quotidiana di quel preciso momento storico: la scarsità di moneta, la fretta dettata dall’emergenza, l’abilità (più o meno raffinata) dei falsari.

Studiare queste contraffazioni significa non solo imparare a riconoscerle, ma anche comprendere meglio la storia economica e sociale di un periodo tanto breve quanto intenso. Per il collezionista, un falso coevo non è un pezzo “minore”, ma una testimonianza autentica, capace di raccontare quanto lacartamoneta fosse già allora uno strumento importante soggetta alle contraffazioni al pari delle monete.

Note al testo

[1] Per approfondimenti sulla Repubblica Romana cfr. Collezione di carte pubbliche, proclami, editti, ragionamenti ed altre produzioni tendenti a consolidare la rigenerata Repubblica Romana, Roma, 1798.

[2] Ossia 9 settembre 1788.

[3] Ossia 19 settembre 1798. Cfr. Collezione di carte pubbliche, proclami, editti, ragionamenti ed altre produzioni tendenti a consolidare la rigenerata Repubblica Romana, Roma, 1798.

[4] Cfr. G. Crapanzano e E. Giulianini, La Cartamoneta Italiana, Vol. 2, Milano, 2010.

[5] Per analizzare con maggiore accuratezza il fenomeno legato alla Repubblica Romana e ai suoi assegnati si raccomanda la lettura di due articoli che ritengo esaustivi: Gli assegnati della Repubblica Romana scritto da Davide Oldrati nel 2019 e Emissione e circolazione degli assegnati durante la Prima Repubblica Romana, D. Oldrati – D. Losero, AIC magazine, Anno VI, n. 12 (01/2024).

[6] Per lo meno tutte quelle che ho potuto analizzare personalmente.