Come in Italia esiste la Collezione reale appartenuta a Vittorio Emanuele III, in Germania troviamo la Collezione imperiale Hoenzollern che dimostra, casomai ve ne fosse bisogno, come la passione per le monete sia stata sempre “un hobby da re”.

I sovrani iniziarono a collezionare quando gli umanisti iniziarono ad offrire loro monete degli imperatori romani per insegnare loro come si dovesse comportare un vero principe.  La logica conseguenza fu che i principi, istruiti dalle monete romane, a loro volta si interrogarono su come plasmare la propria immagine in modo da essere percepiti dai contemporanei e dai posteri come desideravano. Medaglie e monete  divennero il mezzo prediletto.

Personalmente, non avrei mai pensato di poter vedere le collezioni di re e di un imperatore in un catalogo d’asta! Eppure è proprio quello che sta succedendo con la Collezione imperiale Hoenzollern, che sarà messa in vednita da Künker il 23 giugno 2026. Ora posso consultare un catalogo d’asta per vedere, ad esempio, cosa collezionava l’imperatore Guglielmo I e se i suoi interessi siano legati alle medaglie su cui ha impresso la sua immagine ai contemporanei e alle generazioni future.

A proposito, se siete interessati alla storia tedesca, vi consiglio vivamente di non limitarvi a guardare le monete sui portali online. Künker ha realizzato un catalogo d’asta che contiene molte più informazioni sulla collezione e sui singoli pezzi rispetto a quanto si trova solitamente nei cataloghi.

collezione imperiale hoenzollern asta kuenker osnabruck coinsweekly monete medaglie politica germania guerra propaganda oro argentoIl kaiser Guglielmo I nel suo studio, dipinto da Paul Bülow nel1883, indossa un cappotto dell’uniforme con poche decorazioni, da “umile soldato fra i soldati”  (Potsdam, Fondazione d’arte Hohenzollern)

 

Un’infanzia traumatica che avrebbe lasciato il segno


Vediamo ora alcune medaglie della collezione del Kaiser Guglielmo I. Guglielmo I? Chi era questo Guglielmo I? E come divenne ciò che era? Per questo, dobbiamo tornare alla notte tra il 18 e il 19 ottobre 1806, quando un bambino di nove anni fu spinto in una carrozza insieme ai suoi fratelli per lasciare la loro casa a Berlino e viaggiare verso l’ignoto. I suoi tutori impedirono così la loro cattura da parte delle truppe francesi. Napoleone marciò sulla capitale prussiana solo pochi giorni dopo. Braccati dai loro inseguitori, i bambini fuggirono verso est con la madre, gravemente malata di tifo.

Bene, Guglielmo I non fu né il primo né l’ultimo rifugiato della storia. La sua fuga fu persino relativamente agevole rispetto a molte altre. Ciononostante, il bambino fu strappato al suo ambiente da un giorno all’altro. Aveva paura; meno di quattro anni dopo perse la madre, debilitata dalla malattia, una perdita di cui avrebbe sempre incolpato i francesi. E Guglielmo ricopriva una posizione che gli permetteva di proteggere la Prussia dall’essere nuovamente invasa da chiunque.

Il fatto che ogni principe prussiano dovesse arruolarsi nell’esercito non era un obbligo per Guglielmo, ma una passione. L’esercito rendeva la Prussia forte e pronta a difendersi. Guglielmo si identificava con i “suoi” soldati che, come lui, proteggevano la loro patria. Condivideva la loro vita quotidiana, le loro preoccupazioni, le loro speranze. Insieme, avremmo fatto in modo che la Germania non si trovasse mai più dalla parte dei perdenti.

Federico Guglielmo I, detto il Re Soldato. Medaglia d’argento di P. P. Werner, datata 1733. Rarissima. Dalla Collezione imperiale Hoenzollern. In condizioni eccellenti, stima 7500 euro. Dall’asta Künker 442 (23 giugno 2026), lotto 32

 

Collezionare monete per auto consolarsi


Come nacque la Collezione imperiale Hoenzollern e cosa collezionava Guglielmo? C’è davvero bisogno di chiederlo? Collezionava medaglie che alludevano al glorioso passato militare della Prussia. Ad esempio, la medaglia d’argento raffigurante il ritratto del re soldato Federico Guglielmo I, datata 1733. Probabilmente ammirava le truppe in parata raffigurate sul rovescio. Guglielmo si sarebbe certamente identificato con il motto inciso sul rovescio, “Per Dio e per l’esercito”.

collezione imperiale hoenzollern asta kuenker osnabruck coinsweekly monete medaglie politica germania guerra propaganda oro argentoFederico II, detto il Grande. Medaglia d’argento di J. G. Holtzhey, vittoria nella battaglia di Liegnitz del 15 agosto 1760. Rarissima. Dalla Collezione imperiale Hohenzollern, già proprietà dell’imperatore Guglielmo I. In condizioni eccellenti, stima 2500 euro. Dall’asta Künker n. 442 (23 giugno 2026), lotto 53

 

C’è davvero bisogno di chiedersi quale fosse il sovrano di cui Guglielmo possedeva il maggior numero di medaglie nella sua collezione? Naturalmente, si tratta di Federico II, sotto il cui regno la Prussia ascese al rango di grande potenza. Federico II divenne una figura di riferimento fondamentale per gli Hohenzollern. Il suo destino diede a Guglielmo la certezza che l’umiliazione subita per mano di Napoleone fosse stata solo un intermezzo, una battuta d’arresto temporanea come quella che Federico aveva dovuto sopportare. Dopotutto, Berlino era stata occupata nell’ottobre del 1760 sotto il comando del più grande generale prussiano di tutti i tempi.

Ma la perdita della capitale non significò la perdita dell’impero per Federico. Mantenne la Slesia al comando del suo esercito fino alla vittoria di Liegnitz il 15 agosto 1760, a cui è dedicata questa medaglia. Conservò la Sassonia con la vittoria di Torgau, anch’essa ben documentata dalle medaglie presenti nella collezione di Guglielmo I. Federico II resistette fino a quando il destino non cambiò con la defezione di Pietro III dalla Russia. Quando Federico II concluse la Pace di Hubertusburg il 15 febbraio 1763 – anche questa è documentata da molti oggetti nella Collezione imperiale Hoenzollern – poté essere orgoglioso del fatto che i suoi nemici riuniti non lo avessero messo in ginocchio. La Prussia aveva conquistato la Slesia!

Medaglia d’oro del valore di 50 ducati commemorativa dell’inaugurazione della statua di Federico II il 31 maggio 1851, opera di F. W. Kullrich. Dalla collezione del Museo Hohenzollern, già proprietà di Guglielmo I. Condizioni quasi perfette (NGC MS63 PL), stima: 25.000 euro. Dall’asta Künker 442 (23 giugno 2026), lotto 166

 

Coniazioni e monumenti per commemorare un grande evento


Non dovrebbe sorprendere che gli Hohenzollern abbiano progettato un monumento a Federico il Grande dopo la loro vittoria nelle Guerre di Liberazione. Già nel 1836, Federico Guglielmo III aveva commissionato la creazione di una statua monumentale. Il costo per il Tesoro di Stato sarebbe stato di 200.000 talleri.

Il 31 maggio 1840, il principe ereditario prussiano Federico Guglielmo pose la prima pietra per commemorare il centenario dell’ascesa al trono di Federico II. L’evento fu oscurato dalla grave malattia del re, che assistette alla cerimonia dal suo studio. Sarebbe stata l’ultima volta che i suoi sudditi lo videro: morì appena una settimana dopo.

Seguì la Rivoluzione del 1848, con Federico Guglielmo IV che rifiutò la corona tedesca offerta dal Parlamento di Francoforte, la repressione militare contro i radicali e la vittoria delle forze conservatrici. Solo allora – 11 anni, non 10, dopo la posa della prima pietra – il re Federico Guglielmo IV, senza figli, e suo fratello Guglielmo, il nuovo principe ereditario, inaugurarono monumento in onore di Federico il Grande. La statua è nuovamente visibile oggi sul grande viale Unter den Linden, di fronte all’Università Humboldt.

Vista della statua di Federico II di fronte all’Università Humboldt (Foto: KW)

 

La sua inaugurazione fu una celebrazione per i militari, dalla quale il pubblico però venne escluso. Il ricordo delle barricate della Rivoluzione del 1848 era ancora troppo vivo. Al loro posto, furono rintracciati 80 veterani sopravvissuti alle guerre di Federico II che furono invitati come ospiti d’onore. Il futuro Guglielmo I fece il suo ingresso trionfale, marciando alla testa di oltre 30.000 soldati. Arrivò con fragore – come scrisse una fonte contemporanea – “alto e maestoso come il dio della guerra in persona”.

I cittadini di Berlino, che non erano stati invitati all’inaugurazione, arrivarono in seguito e rimasero meravigliati. Il monumento scatenò un boom di interesse per Federico che continua ancora oggi. Nonostante tutte le sue guerre di aggressione, Federico è considerato da noi il perfetto filosofo sul trono. Ciò deriva dalla sua immagine, consolidata nella seconda metà del XIX secolo. I teatri allestirono opere teatrali su Federico; le librerie fecero ottimi affari con le sue opere, vecchie e nuove, e con i suoi ritratti; Adolf Menzel dipinse i suoi celebri ritratti.

Il trono del re di Francia viene bruciato in Place de la Bastille il 25 febbraio 1848, dipinto coevo di Horace Vernet (Museo Storico Tedesco)

 

Guglielmo I e l’angelo salvatore di fronte alla rivoluzione


Ma come si vedeva Guglielmo I? Come voleva essere ricordato dai suoi contemporanei e dalle generazioni future? Due medaglie della Collezione imperiale Hoenzollern risalenti a fasi diverse della vita di Guglielmo illustrano questo concetto. La prima, creata nel 1849, ci offre una prospettiva insolita sugli eventi del 1848/49.

Abbiamo accettato di considerare la Rivoluzione di Marzo come la scintilla iniziale della democrazia tedesca. Peccato che non abbia avuto successo. Naturalmente, la colpa fu delle forze reazionarie, che cospiravano per impedire ai democratici di introdurre un moderno sistema statale.

Molti contemporanei sarebbero rimasti sorpresi dalla nostra interpretazione. La democrazia era ancora considerata radicale a quel tempo. Certo, tutti erano almeno d’accordo sul fatto che bisognasse fare qualcosa, che le peggiori ingiustizie sociali dell’industrializzazione dovessero essere in qualche modo mitigate. Ma come? Questo era il punto di scontro tra radicali (democratici), liberali e conservatori. Mentre i democratici miravano a un completo rovesciamento dell’ordine costituito, i liberali volevano modernizzare lo Stato e i conservatori volevano preservarlo.

Quando le rivoluzioni si diffusero in tutta Europa dopo quella del febbraio del 1848 a Parigi, anche i berlinesi iniziarono a ribellarsi. I radicali combatterono sulle barricate, il loro entusiasmo ispirò molti indecisi. Per un breve periodo, ebbero la meglio. Re Federico Guglielmo cedette alle richieste degli insorti per evitare il bagno di sangue che un intervento militare avrebbe provocato. Ma ben presto i cittadini ne ebbero abbastanza della violenza, che non solo danneggiava le persone ma anche le loro proprietà. Si schierarono a sostegno delle autorità e cercarono una soluzione politica. Guglielmo I dovette fuggire a Londra, nel pieno della Rivoluzione di marzo, me fece ritorno già nel giugno dello stesso anno, diventando un faro di speranza per i conservatori.

collezione imperiale hoenzollern asta kuenker osnabruck coinsweekly monete medaglie politica germania guerra propaganda oro argentoMedaglia d’oro da 25 ducati di F. W. Kullrich, commemorativa della repressione della Rivoluzione del Baden da parte del principe ereditario Federico Guglielmo, in seguito Guglielmo I, nel 1849. Dalla Collezione imperiale Hohenzollern.  Condizioni quasi perfette (NGC MS64 DPL), stima 12.500 euro. Dall’asta Künker n. 442 (23 giugno 2026), lotto 158

 

E questo ci porta suo ruolo nella repressione della rivolta del Baden nel 1849. Per chiarire i fatti: il 14 maggio 1849, il granduca Leopoldo di Baden fuggì dagli insorti nella vicina Coblenza. Da lì, in conformità con gli statuti della Confederazione Germanica, chiese il supporto militare degli altri stati per reprimere la rivoluzione. In quel periodo, il Parlamento di Francoforte era in fase di scioglimento. I principali stati tedeschi avevano revocato il mandato dei loro delegati. La maggior parte dei deputati liberali e conservatori lasciò quindi l’assemblea, mentre le forze radicali, insieme al cosiddetto “parlamento residuo”, si trasferirono a Stoccarda il 31 maggio 1849.

In questa situazione, la Confederazione Germanica decise di inviare un esercito congiunto a sostegno di Leopoldo di Baden. I prussiani fornirono il contingente più numeroso. Guglielmo I fu nominato comandante dell’esercito prussiano nel Baden e nel Palatinato da suo fratello, Federico Guglielmo IV. Il 20 giugno 1849, i soldati attraversarono il Reno. Il 21 giugno sconfissero l’esercito rivoluzionario del Baden a Waghäusel. La successiva epurazione fu portata a termine in brevissimo tempo. I 27 insorti giustiziati sono ancora oggi venerati nel Baden come martiri della democrazia.

Le forze conservatrici la vedevano diversamente. Federico Guglielmo IV scrisse al fratello il 14 giugno 1849: “Dopotutto, abbiamo a che fare con i demoni. Pertanto, la tua missione può essere definita angelica”. Questo è ciò che questa medaglia rappresenta. Identifica Guglielmo con l’arcangelo Michele, protettore dal male. Michele, patrono di tutti i soldati, ci appare come una figura possente e alata, che brandisce la chiave delle porte del paradiso nella mano sinistra e tiene una catena nella destra, legando le forze del male, rappresentate come un drago.

Soldati prussiani del Monumento alla Rivoluzione a Schopfheim. Vengono descritti come: “Disciplinati, progressisti, clonati, con elmetti chiodati” (Foto: KW)

 

Questo legame con san Michele si spinse ancora oltre. Per un monumento a Karlsruhe, eretto dall’Armata prussiana in onore dei caduti, Federico Guglielmo IV donò un’immagine dell’arcangelo. Quest’immagine adornò poi anche il ,onumento a san Michele che Federico Guglielmo aveva commissionato a Potsdam nel 1853 come dono per suo fratello.

Guglielmo e molti suoi contemporanei avrebbero compreso l’entusiasmo odierno per i rivoluzionari democratici così come gli artisti e gli scrittori di oggi avrebbero compreso le forze conservatrici della seconda metà del XIX secolo. Spesso si riferiscono a loro collettivamente come “la reazione” e amano ritrarre i loro rappresentanti come militaristi disumanizzati.

 

L’auto percezione di Guglielmo, “primo soldato” del suo Stato


In Germania, dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, molti dimenticarono, durante il lungo periodo di pace che seguì, che un esercito forte offre maggiori possibilità di azione. Guglielmo I ne era sempre stato consapevole grazie alle esperienze della sua infanzia. Con queste considerazioni, dovremmo dare un’occhiata a un’altra medaglia della Collezione imperiale Hoenzollern che ci mostra come Guglielmo I voleva essere percepito. Questa è “la” icona numismatica per eccellenza della storia tedesca: la medaglia d’oro che Guglielmo I consegnò ai 45 generali in comando durante la grande celebrazione della vittoria a Berlino, il 16 giugno 1871.

collezione imperiale hoenzollern asta kuenker osnabruck coinsweekly monete medaglie politica germania guerra propaganda oro argentoMedaglia “dei generali” in oro del valore di 120 ducati di E. Weigand e F. W. Kullrich, distribuita in occasione della Parata della Vittoria di Berlino il 16 giugno 1817. Ne furono coniati solo 25 esemplari. Dalla collezione del Museo Hohenzollern, già dell’imperatore Guglielmo I. Condizioni quasi perfette, stima 75.000 euro. Dall’asta Künker 442 (23 giugno 2026), lotto 191

 

Il suo design è straordinario: sul dritto, vediamo i nomi dei 24 insigniti, elencati nell’ordine in cui parteciparono alla parata della vittoria. Guglielmo I, appena incoronato imperatore, è rappresentato dal suo ritratto. Nessuna corona d’alloro. Nessun titolo. Nessuna iscrizione. Un esempio lampante di sobrietà imperiale. Sappiamo quanto Guglielmo I fosse avverso al culto della personalità che lo circondava. Forse questo è uno dei motivi per cui Bismarck poté attribuirsi tutto il merito dell’unificazione della Germania.

Anche sul rovescio cerchiamo invano Guglielmo I. Al suo posto, è raffigurata la Germania seduta, serenamente distesa dopo la vittoria sulla Francia. Non dobbiamo dimenticare che fu la Francia a dichiarare guerra alla Prussia il 19 luglio 1870, a prescindere dal dispaccio di Ems. Questo si riflette nella sua immagine. È seduta lì, in cotta di maglia, scudo e lancia in mano, pronta a respingere qualsiasi attacco. La Vittoria la incorona con una corona d’alloro; alla sua destra si erge una figura ambigua – Pace o Fortuna? – con cornucopia e ramo di quercia, simbolo spesso usato per rappresentare la borghesia. Nell’inserto, si vede una croce la cui forma allude a uno degli ordini prussiani più famosi, la Croce di Ferro.

Con questa Croce di Ferro, la medaglia collega la vittoria del 1871 alle guerre di liberazione contro la Francia napoleonica, durante le quali questa decorazione fu coniata. Ha ricordato al settantaquattrenne le sue esperienze di bambino in quella lontana notte del 1806.

Con la vittoria sulla Francia, Guglielmo aveva superato il suo trauma. L’unità tedesca aveva reso il suo impero così forte da non dover più temere la Francia. Che proprio questa vittoria avrebbe poi causato ai francesi un trauma che avrebbe avuto terribili conseguenze per l’Impero tedesco dopo la Prima guerra mondiale, era qualcosa che Guglielmo I certamente non avrebbe potuto immaginare all’epoca.