Ogni moneta ha una storia da raccontare; quelle romane in particolare e il rarissimo denario di Augusto di cui parliamo non fa eccezione. La sua coniazione risale agli anni in cui il potere del primo imperatore di Roma si stava ormai consolidando e, forse, la moneta fu battuta dalla zecca di Cizico, nella Propontide, sulle sponde del Mare di Marmara.
La datazione e la provenienza di questa enigmatica moneta sono tuttavia oggetto di dibattito. Tradizionalmente, viene associata ai ludi saeculares del 17 a.C., ma ricerche più recenti indicano che potrebbe essere stata coniata nel 12 a.C. da una zecca sconosciuta in Pannonia per pagare le legioni danubiane dopo l’improvvisa scomparsa del loro capo, il carismatico Agrippa.

Ritratto di Gaio Cesare dall’Ara Pacis (da Wikipedia, copyright Giovanni Dall’Orto, foto 2008)
Classificata BMC 684, RIC2 540, la rimane ancora misteriosa anche a motivo del ritratto al dritto, dal momento che l’identificazione del ritratto giovanile con quello di Gaio Cesare, nipote e figlio adottivo di Augusto, è controversa, anche se in basso compare esplicitamente il titolo di CAESAR.
È tuttavia il rovescio, con il suo suggestivo simbolismo, ad essere importante dal momento che – nell’ottica della propaganda delle riforme augustee – esso esprime l’idea di Pietas, la rinnovata devozione religiosa che fu uno dei leitmotiv della politica imperiale, insieme al rinnovamento morale e al ritorno alla Virtus e all’onore del popolo romano.

Chi è ritratto sul dritto della moneta, col titolo di CAESAR entro un serto di foglie?
È infatti noto che il princeps, nell’attuare il suo vasto programma di restaurazione dello Stato dopo i tumulti delle Guerre civili, fece del rinnovamento religioso della società romana un punto centrale: di conseguenza, culti antichi e tradizionali, così come antichi sacerdozi, rituali e liturgie, a lungo trascurati a causa dell’indifferenza generale, vennero ripristinati, e i templi degli dei in rovina furono sistematicamente ricostruiti, a prescindere dai costi da sostenere.
In particolare, le immagini raffigurate sul rovescio del rarissimo denario di Augusto – un candelabro o un incensiere circondato da ciotole per le offerte (paterae), teschi di bue (bucrani) e ghirlande – dominano il vocabolario visivo di questo periodo, dal momento che compaiono nell’apparato decorativo della maggior parte dei monumenti e degli edifici romani, sia sacri che profani.

Simboli del sacrifuicio agli dei sul rovescio: un richiamo in moneta alla politica augustea
Tuttavia, tali immagini non sono meramente ornamentali; con il suo forte valore simbolico, la moneta evoca il rituale del sacrificio, che ebbe un ruolo centrale nelle riforme religiose di Augusto. Infatti, questo solenne omaggio agli dei era un pegno per il benessere della res publica stessa e della famiglia imperiale.
Scrive Orazio nel Carmen Saeculare (vv. 49-52): “Qualunque cosa un nobile discendente di Venere e Anchise (cioè il popolo romano) chieda (agli dei), con il sacrificio del bue bianco, gli venga concessa: vincitore in guerra, misericordioso verso il nemico caduto”.
Il riferimento all’imperatore (AVG | VST)) sembra quasi “abbracciare”, completandolo, il rovescio di questo rarissimo denario di Augusto in una composizione di eccezionale espressività in cui al potere delle immagini è dato il massimo rilievo. Una moneta per pochi, fortunati collezionisti ma di cui tutti possono conoscere e apprezzare la storia.





































