di Leonardo Mezzaroba | Duecento anni orsono, il 5 agosto 1822, Antonio Canova comunicava all’amico Giannantonio Selva, il più importante architetto veneziano dell’epoca (suo il progetto del Gran Teatro La Fenice), di aver deciso di costruire un grande tempio nel suo paese natale, Possagno (in provincia di Treviso).

Fig. 1 | 1823. A. A. Caqué, Medaglia appartenente alla “Series numismatica universalis virorum illustrium”, con in evidenza le due “patrie” di Canova: Possagno e Venezia (AE, mm 41; collez. Voltolina)

La decisione scaturiva dalla convinzione che un restauro della vecchia chiesa parrocchiale del paese, dedicata a San Teonisto, pur sollecitato dagli anziani di Possagno, fosse del tutto inutile; meglio “farne edificare una nuova”. Lo stesso Canova, venendo incontro alle richieste dei compaesani, risolse di accollarsi le spese “purché la Comunità concorra a somministrarmi gratuitamente la calce, i sassi, i macieri”. Il progetto era ben chiaro nella mente dell’artista (che del resto aveva iniziato a concepirlo sin dal 1812): si doveva trattare di un tempio circolare con pronao come il Pantheon di Roma, ma a colonne doriche come quelle del Partenone. In questo modo l’autore si proponeva di rendere omaggio a due tra i massimi simboli dell’arte classica.

Una suggestiva veduta notturna del Tempio canoviano di Possagno illuminato; in realtà, l’edificio di culto porta il titolo di Chiesa della Santissima Trinità

Con l’aiuto dell’architetto Pietro Bosio, Canova mise a punto la realizzazione dei disegni che poi sottopose ai colleghi dell’Accademia di San Luca, a Roma.

Nel frattempo il Selva chiedeva il permesso, al governatore conte Pietro Goëss, per la costruzione del Tempio in un luogo eminente, ai piedi del monte sovrastante Possagno e l’intera Val Cavasia.

La morte di Giannantonio Selva (22 gennaio 1819) non fermò la progettazione; Canova (insigne membro della Reale Imperiale Accademia di Belle Arti di Venezia) ricorse all’aiuto dell’architetto veneziano Antonio Diedo (che dell’Accademia stessa era segretario). L’11 luglio del 1819 Canova presenziava a Possagno alla posa della prima pietra di quello che a tutti gli effetti sarebbe divenuto il Tempio canoviano, anche se l’intitolazione ufficiale prevista era “Alla Santissima Trinità”.

I lavori di costruzione, la cui direzione fu affidata a Giovanni Zardi, detto Fantolin (originario del vicino abitato di Crespano), si rivelarono molto più impegnativi del previsto, soprattutto sul piano economico. Canova cercò di farvi fronte intensificando la sua attività e non mancando di recarsi a ispezionare il cantiere. Ancora il 17 settembre 1822 Canova era a Possagno, ma, assalito da violente coliche (soffriva di calcoli biliari), dovette rientrare a Venezia dove morì il 13 ottobre seguente.

La costernazione per la morte del Canova fu enorme e non solo in ambito artistico. La luttuosa circostanza venne ricordata con l’emissione di varie medaglie (per una rassegna completa delle medaglie del Canova, v. C. Johnson, Avvenimenti e personaggi della vita di Antonio Canova in medaglie in Medaglia, 16, 1981, pp. 22-55). Proprio con quella che attesta le onoranze funebri tributate dalla città di Udine al Canova (19 aprile 1823), ebbe inizio la carriera medaglistica di Antonio Fabris.

Fig. 2 | 1823. A. Fabris, Onoranze funebri per Canova a Udine (AE, mm 47; collez. Voltolina)

I lavori per la costruzione del Tempio canoviano però non si fermarono: per volontà testamentaria dello stesso Canova, fu il fratellastro Giovanni Battista Sartori-Canova, vescovo di Mindo, ad assumerne la guida e la responsabilità.

Nel frattempo il corpo accademico della R. I. Accademia di Belle Arti di Venezia decideva di erigere un grande monumento funebre in onore del Canova. Per la sua realizzazione, significativamente, fu preso spunto dal modello approntato dallo stesso Canova, nel 1794, per il mausoleo di Tiziano e conservato presso l’Accademia stessa. Il monumento venne eretto nella chiesa veneziana di Santa Maria Gloriosa dei Frari e fu inaugurato il I giugno 1827. A ricordo di tale opera, Antonio Fabris realizzò una splendida medaglia.

Fig. 3 | 1827. A. Fabris, Monumento sepolcrale di Canova nella chiesa dei Frari a Venezia (AR g 65,5, Ø mm 52,4; collez. Voltolina)

Tre anni più tardi anche i lavori per il Tempio canoviano potevano dirsi terminati. In esso, come era stato stabilito, venne definitivamente posta la salma del Canova, mentre il cuore dell’artista, messo in un vaso di porfido, fu collocato nel cenotafio ai Frari; infine, la mano destra venne destinata all’Accademia veneziana.

Per celebrare il completamento dell’opera e la dedicazione del Tempio alla Santissima Trinità, venne coniata una medaglia che raffigura l’imponente costruzione, e che è stata oggetto di attenti studi da parte di Arnaldo Turricchia (Il Regno Lombardo-Veneto attraverso le medaglie, Roma 2003, vol. I, n. 204, pp. 301-302).

Le prime notizie dell’emissione della medaglia, affidata inevitabilmente ad Antonio Fabris, comparvero nel giugno del 1830. Da esse sembra di capire che il modello era già stato approntato; vi si sottolinea infatti la ben nota capacità dell’incisore di restituire anche i minimi dettagli: “[…] Sarà questa del diametro di millimetri cinquantatré, e le cose più minute saranno esattamente scolpite. Le metope stesse avranno le loro decorazioni, fra le quali si distingueranno que’ sette basso-rilievi ch’eseguì in gesso l’immortale scultore. Nell’architrave si leggerà: ‘Deo Optimo Maximo Vni ac Trino Deo’; ma perché l’iscrizione è scolpita in giusta proporzione, così la non si potrà leggere che col concorso delle lenti, non potendosi ad occhio nudo nemmeno indovinare dov’ella sia scolpita” (estratto dalla Gazzetta privilegiata di Milano, 20 giugno 1830).

Fig. 4 | 1831. A. Fabris, Completamento e dedicazione del Tempio canoviano (AE, mm 52,4; collez. privata)
Fig. 5 | Particolare del pronao del Tempio canoviano (esemplare in AR, g 60; collez. Voltolina)

Venivano inoltre precisati i metalli e il prezzo della medaglia: 25 lire italiane per gli esemplari in argento e 9 per gli esemplari in bronzo, per i sottoscrittori; “pei non associati vi sarà nei prezzi l’aumento inalterabile del venti per cento”.

Va segnalato che, per la rappresentazione del busto del Canova, Fabris riutilizzò il dritto della già citata medaglia del 1827, quella del monumento sepolcrale. La medaglia venne coniata nel 1831, evidentemente in coincidenza con quello che doveva essere l’anno della dedicazione del Tempio; in realtà la solenne cerimonia ebbe luogo più tardi, il 6 giugno 1832 e fu officiata dal vescovo Giovanni Battista Sartori-Canova.

Fig. 6 | 1922. A. Mistruzzi, Possagno a Canova nel centenario della morte (AE, mm 44; collez. Voltolina)

Nei decenni successivi, Canova fu ricordato in altre importanti medaglie, basti pensare a quella, opera di Aurelio Mistruzzi, promossa proprio dal paese di Possagno nel 1922; ma in nessuna venne riprodotto il Tempio canoviano.

Solo in tempi recenti, nel 2007, in occasione del 250° anniversario della nascita di Canova, la Fondazione Canova Onlus di Possagno promosse la realizzazione di una medaglia celebrativa.

A modellarla venne chiamato il maestro Giuseppe Grava, che scelse di replicare, nell’impianto generale, la medaglia del Fabris, aggiungendo però un tocco personale.

In effetti, nel dritto, Grava, pur continuando a ispirarsi all’autoritratto in gesso conservato nella Gipsoteca di Possagno, a differenza dei suoi illustri predecessori (Fabris, Putinati e Girometti) propose un espressivo busto del Canova modellato di tre quarti e non di profilo; anche nel rovescio scelse di rappresentare il Tempio canoviano cogliendolo di fronte e non da una leggera angolazione, come invece aveva scelto di fare il Fabris. La medaglia venne coniata dallo Stabilimento Johnson di Milano.

Fig. 7 | 2007. G. Grava, Celebrazione del 250° della nascita di Canova (AE dor., mm 69; collez. privata)