Moneta dal nominale assai particolare, il settimo di ducato di Parma: si tratta infatti di un sottomultiplo del ducato d’argento (titolo 900 millesimi, mm 40 per g 25,7) creato dal momento che nella zecca emiliana, nel seconda metà del XVIII secolo, il ducato argenteo valeva 21 lire locali. Il suo settimo, pertanto, equivaleva giusto giusto a tre lire o, in modo equivalente, a sessanta soldi.

Il ducato da 21 lire, massimo nominale in argento coniato per il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla sotto Ferdinando I di Borbone-Parma (qui un bell’esemplare del 1784)
Durante il regno di Ferdinando I di Borbone-Parma (nato nel 1751, salito al trono nel 1765 e rimasto duca fino alla morte, occorsa nel 1802) la moneta da un settimo di ducato di Parma venne coniata con questa denominazione nel 1784, 1785, 1787 e 1790. Molto rara nella prima data di emissione, rara nelle due seguenti, per il 1790 risulta di massima rarità al punto da essere mancante anche nella ex Collezione reale.
Ebbene, un settimo di ducato di Parma del 1790 andrà di nuovo all’asta il 25 settembre, al lotto 118 dell’incanto Kruso-Art numero 112 e la moneta, pur sigillata solo MB36 dal noto numismatico torinese Eupremio Montenegro, ha meritato da parte degli estensori del catalogo una base di 5800 euro e una stima fino a 10.000 euro.

Il dritto del settimo di ducato di Parma con data 1790: un’esimia rarità italiana di fine Settecento che tornerà all’asta da Kruso-Art
Non conta sempre (o soltanto) la conservazione, dunque, a rendere importante una moneta, come nel caso del settimo di ducato di Parma millesimato 1790 la cui esimia rarità dipende anche dal fatto che proprio in quell’anno la zecca emiliana sostituì questo nominale con le tre lire (argento 824, mm 24 per g 3,67) che, non a caso, si possono ritenere al massimo come monete non comuni.
Al dritto, l’esemplare in asta Kruso-Art raffigura il profilo di Ferdinando I volto verso destra con legenda FERDINANDUS I. HISPAN.[iarum] INFANS. Un basso o stellett) sormontata da una S, che identifica l’incisore dei coni Giuseppe Siliprandi attivo in questo ruolo dal 1784.

Il rovescio della moneta, che pur in conservazione non elevata, costituisce un esemplare di pregio di difficilissima apparizione sul mercato numismatico
Al rovescio, lo stemma Borbone-Parma decorato da rami di alloro e festoni di frutti, sormontato dalla corona ducale. Intorno la legenda D.[ei] G.[ratia] PARMAE PLAC.[entiae] ET VASTAL.[lae] DUX e il millesimo 1790. In basso, sotto lo stemma, l’iniziale S dell’incisore.
Nicola Piacentini e Battista Ruspaggiari, invece, erano gli appaltatori dell’officina monetaria parmense attivi in quel fatidico 1790; incaricati nel 1783, nel 1792 cederanno la gestione della zecca direttamente alla Camera ducale.
E Ferdinando I di Borbone-Parma? Il duca, religioso ma poco incline alle faccende di Stato, sta vivendo nel 1790 l’inizio di una fase complicata, non solo per l’invadenza tutta asburgica della moglie Maria Amalia, figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria ma anche perché sente soffiare i venti rivoluzionari che spirano dalla Francia.

Proprio dal 1790 il settimo di ducato viene sostituito dalle tre lire di Parma: anche i questo caso i coni sono opera dell’incisore Giuseppe Siliprandi
Le truppe francesi arriveranno nel 1796, poi sarà la volta di Napoleone e il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla diventerà “merce di scambio” nel 1801 in seguito al trattato di Sant’Idelfonso. Madrid, con questo accordo, cederà gli ex domini dei Borbone-Parma alla Francia che, a sua volta, concederà alla Spagna la Toscana e la lontana Louisiana, oggi parte degli Stati Uniti.
Ferdinando, tuttavia, in un tardivo scatto d’orgoglio rifiuta di lasciare i suoi domini rimanendo una presenza imbarazzante per l’amministrazione francese. Il 9 ottobre del 1802, infine, muore (forse per veleno) e viene sepolto nell’abbazia di Fontevivo.





































