La nostra rubrica di approfondimento “anti fake news” Quanto vale, dopo aver preso in esame le altre monete italiane della prima serie repubblicana, conclude il viaggio fra gli spiccioli in italma dell’immediato dopoguerra con la moneta da 10 lire Pegaso, un piccolo grande capolavoro e massimo taglio metallico del periodo.
Nata “regia” nel periodo della Luogotenenza di Umberto, questa moneta di ben 29 millimetri di diametro per 3 grammi di peso è l’ennesimo capolavoro nato dalla bravura nella modellazione di Giuseppe Romagnoli e dal virtuoso bulino di Pietro Giampaoli. Sul dritto, a salire verso sinistra, troviamo infatti un magnifico cavallo alato – il mitologico Pegaso, per l’appunto – con sotto la sola iscrizione REPVBBLICA ITALIANA su due righe e, lungo il bordo, le firme G. ROMAGNOLI | P. GIAMPAOLI INC. in caratteri minuti.

Un pezzo unico apparso sul mercato: tondello in italma coniato con il solo dritto del progetto da 10 lire ITALIA nel periodo della Luogotenenza nel 1946
Il rovescio, altrettanto essenziale nella sua bellezza, vede un rametto d’ulivo con foglie e frutti stagliarsi sul campo vuoto, occupato per il resto solo dal valore L. | 10 ai lati del ramo, dal segno di zecca R e dalla data in basso. Lungo il bordo, in incuso, un rametto di quercia e il nome REPVBBLICA ITALIANA.
La moneta da 10 lire Pegaso viene troppo spesso accreditata di valori collezionistici astronomici ma, come sempre, vanno distinti alcuni aspetti, ad iniziare dalla data di coniazione, dalla conservazione, da altre caratteristiche peculiari di certi esemplari.

Tra le date rare della moneta da 10 lire Pegaso di circolazione, il 1947 è quella più ambita dal momento che di quest’annata furono coniati soli 12 mila esemplari
Iniziamo dai progetti con nome ITALIA al posto di REPVBBLICA ITALIANA, quelli coniati quando, ancora, non si conosceva l’esito del referendum istituzionale del 2 giugno 1946: di estrema rarità, questi esemplari riportano nel campo del dritto la scritta PROVA e le due firme di autore e incisore sotto la parola ITALIA, a ore 6; sul contorno la parola ITALIA in incuso ripetuta due volte. Valore? Incalcolabile, dato che non appaiono praticamente mai sul mercato numismatico.
Di valore elevato anche le monete PROVA con dizione REPVBBLICA ITALIANA del 1946 che, rarissime, sono anch’esse difficili da reperire, hanno valutazioni nell’ordine delle migliaia di euro. Diverso il discorso per la moneta da 10 lire Pegaso di circolazione emessa fra il 1946 e il 1950. Se le prime due annate, infatti, sono rispettivamente rara e rarissima (con 101 mila e soli 10 mila pezzi coniati), le monete del 1948, 1949 e 1950 sono facilmente reperibili con prezzi, in fior di conio, che si aggirano sui 150 euro per la prima data e non oltre i cento per le altre due annate.

Un rarissimo esemplare da 10 lire 1946 in vrsione PROVA in ottime condizioni
La produzione di questi spiccioli da parte della zecca di Roma, infatti, fu più consistente con 14,4 milioni di pezzi nel 1948 (moneta non comune), 49,5 milioni di esemplari nel 1949 e 53,311 milioni di pezzi nel 1950 (monete comuni).
Rarità nella rarità, infine, è la variante di conio del 1947: esiste infatti una parte della produzione – già di per sè esigua – di questa moneta da 10 lire Pegaso che presenta gli zoccoli del mitologico animale più piccoli e anche il segno di zecca R più piccolo.

Il “pegaso” di Corinto coniato nel IV secolo avanti Cristo in argento, l’ispirazione per il dritto delle prime 10 lire emesse a nome della Repubblica Italiana
Ecco la nuda verità su questi bellissimi spiccioli della Repubblica Italiana ispirati non solo da un forte desiderio di pace ma, con quel cavallo alato mutuato dagli antichi stateri di Cotinto, anche da un’aspirazione nazionale a volare in alto, libera, dopo oltre un ventennio di dittatura e un disastroso conflitto appena terminato.

Sono comuni le 10 lire Pegaso del 1950, dal momento che ne furono coniati oltre 53 milioni di esemplari: questa moneta è reperibile in fior di conio per poche decine di euro
E quanto valeva, infine, in termini di potere d’acquisto una 10 lire in quegli anni? Nel 1946 per un chilo di pane servivano mediamente 25-30 lire, più di 30 lire per un chilo di pasta. Non parliamo della carne: nell’Italia appena uscita dal conflitto un chilo di “carne di bue con un 25% di ossa” sfiorava le 450 lire, un litro d’olio d’oliva superava le 550 lire e un chilo di zucchero costava oltre 160 lire.
La moneta da 10 lire Pegaso, nel 1951, sarebbe stata così rimpiazzata da un’altra tipologia storica, quella con l’aratro e le due spighe, alleggerita nel peso come nel valore reale. Ma questa è una storia che racconteremo in un altro articolo.






































