Ercole II e Alfonso IV d’Este, rispettivamente IV e V duca di Ferrara, Modena e Reggio sul trono dal 1534 al 1559 e dal 1559 al 1597, sono accomunati nelle rispettive monetazioni, fra l’altro, dalla battitura di rarissimi e magnifici scudi d’oro per Reggio Emilia con un simile rovescio.
Queste monete riportano infatti in abbinamento allo stemma cittadino, di varie fogge, la figura di un maestoso Cristo in piedi che sostiene la croce e dal cui costato zampillano gocce di sangue che cadono in un calice. Attorno, con diverse varianti di abbreviazione, troviamo la legenda latina CVIVS CRVORE SANATI SVMVS (“Dal suo sangue siamo stati sanati”) ispirata da Isaia (53, 5) dove si legge “…et livore eius sanati sumus” ossia “…e per le sue piaghe siamo stati risanati”).

Scudo d’oro per Reggio Emilia di Ercole II con data in numeri romani MDLII: di queste monete sono stati censiti numerosi coni di dritto e rovescio differenti
Forte la valenza teologica della raffigurazione: il Cristo non è infatti crocifisso, ma in piedi quindi risorto e dal suo petto – trafitto dal soldato romano quando Gesù era già inchiodato alla croce – sgorga il sangue che si raccoglie nel calice. Una sorta di “sorgente infinita” dunque: vinta la morte, vinto il peccato, il Salvatore si fa portatore della salvezza per tutti coloro che a lui si convertono.
Moltissime le varianti di questi scudi d’oro per Reggio Emilia riportate da Lorenzo Bellesia in Ricerche su zecche emiliane. Reggio Emilia (Nomisma, San Marino 1998) per quanto riguarda l’accoppiamento di coni, per i simboli all’inizio delle legende (foglia, testina di vescovo, stella, rosetta, giglio, aquiletta, stemmino di Reggio, triangolino).

Un magnifico esemplare di scudo d’oro della zecca di Reggio Emilia con data 1555: al dritto lo stemma e la legenda REGII LOMBARDIAE, al rovescio il Cristo con croce e calice
E ancora, per la legenda del rovescio senza simboli o che inizia sulla sinistra del Cristo, per lettere errate, per diversa posizione delle date, mancanza di particolari nella figurazione del rovescio (mancanza della coppa o del sangue) nonché per la grandezza dello stemma e delle lettere.
Interessanti, questi scudi d’oro di Reggio Emilia, anche per un aspetto riportato dallo stesso Lorenzo Bellesia in una nota di qualche anno fa pubblicata su Panorama numismatico n. 232 di settembre 2008. Scrive lo studioso: “In un lotto di vecchi cataloghi ne ho trovato uno con uno scudo d’oro di Reggio Emilia di estremo interesse. Il catalogo è quello della vendita organizzata a Parigi il 6 e 7 maggio 1955 dagli esperti P. Ciani e J. Vinchon col titolo Collection de monnaies en or et en argent”.

Lo scudo della vendita Ciani-Vinchon con legenda REGII LEPIDI e data MDLIII collocabile durante la locazione della zecca di Reggio Emilia a Gasparo Scaruffi
Si tratta del lotto 158 a proposito del quale sottolinea l’autore: “Questa moneta è eccezionale nella serie reggiana per due motivi. Il primo riguarda la data. Il 25 febbraio 1553 era iniziata una nuova locazione della zecca di Reggio Emilia e la cospicua produzione che ne uscirà negli anni a seguire porterà il millesimo. Fino a quel momento gli scudi d’oro di Reggio Emilia, i bianchi e le altre monete coniate non lo avevano e le emissioni erano individuate grazie a piccoli simboli come scudetti e fogliette.
La data 1552, in cifre latine e non arabe come lo sarà sempre in seguito, permette con certezza di assegnare questo scudo a Gasparo Scaruffi (1519-1584), uomo eclettico che fu anche banchiere e scrittore. La sua gestione, durante la quale furono battuti soltanto scudi d’oro e bianchi, iniziò il 1° febbraio e terminò il 15 novembre. La grande novità dell’inserimento della data rientra perfettamente nella sua filosofia di innovazione della moneta reggiana.

Gasparo Scaruffi, autore dell’Alitinonfo, uno studio sulle difficoltà derivanti dalla pluralità delle monete con diverso contenuto in oro da combattere con la creazione di una moneta universale
Il secondo motivo per cui questo scudo si stacca da tutto il resto della produzione dell’epoca riguarda la legenda del diritto che passa dal consueto REGII LOMBARDIAE a REGII LEPIDI proprio come per il bianco la cui leggenda del rovescio passa da REGII LOMBARDIAE a MONETA REGII LEPIDI.
Un altro particolare che sicuramente fa collegare questo scudo d’oro con il bianco è la croce all’inizio della legenda. Dopo la gestione dello Scaruffi, dei cambiamenti da lui imposti rimarrà solo la data anche se in numeri arabi”.






































