Le alterazioni di colore nella cartamoneta: nel panorama italiano del collezionismo poche questioni hanno suscitato negli ultimi decenni tanto interesse — e talvolta confusione — quanto l’esistenza di presunte “varianti cromatiche”. Si tratta di banconote che presentano sfumature di colore differenti rispetto allo standard di emissione, spesso proposte sul mercato come rarità o come errori di stampa sfuggiti ai controlli di qualità. Talvolta queste varianti sono affiancate ad esemplari considerati errori di stampa di vario genere.
Già nel 1994, uno dei massimi studiosi italiani di cartamoneta, Guido Crapanzano, aveva affrontato in modo rigoroso il tema delle alterazioni di colore nella cartamoneta italiana in un articolo divenuto ormai classico, dimostrando con solidi argomenti come la quasi totalità di tali alterazioni fosse dovuta ad agenti esterni e non a reali difetti tipografici o di inchiostro originari. Pubblicò infatti su Cronaca numismatica nel settembre 1994 un contributo dal titolo Svelato il mistero dei numeri verdi nel quale fece una lista di tipologie [1] di presunte banconote-varietà, ciascuna delle quali presentava difetti cromatici: in quell’occasione dimostrò che esse erano frutto di abili manipolazioni postume.
A trent’anni di distanza quella analisi si rivela più attuale che mai, alla luce della crescente circolazione sul mercato di esemplari di cartamoneta con alterazioni cromatiche proposti come “pezzi unici”, una situazione che inizia a diventare scomoda data la crescita sempre maggiore di collezionisti attratti da queste varietà e la conseguente bolla speculativa che ne ha gonfiato i prezzi. Per una comprensione approfondita delle argomentazioni qui esposte si raccomanda dunque la lettura del contributo di Guido Crapanzano.

Nel 1994 Guido Crapanzano sollevò per la prima volta la questione delle alterazioni di colore nella cartamoneta italiana dalle pagine di Cronaca numismatica
Il presente contributo si propone di riprendere l’indagine avviata nel 1994, arricchendola con una serie di verifiche sperimentali condotte negli ultimi anni da chi scrive, col supporto di altri esperti quali chimici di professione e restauratori della carta. Lo scopo è stato quello di osservare e documentare le alterazioni artificiali dei pigmenti e presentare al pubblico la semplicità con la quale si possono alterare simili biglietti, mettendo dunque in guardia i collezionisti.
Molti erano a conoscenza degli effetti dei vari trattamenti, nessuno però aveva mostrato chiaramente gli esiti di questi ultimi con documenti fotografici che potessero confermare quanto affermato. Il tutto però con una doverosa premessa: lo scopo di questo mio studio non è quello di dichiarare la non genuinità di tutti i biglietti con varianti (possiamo assistere, in alcune tipologie, certamente anche a varianti genuine [2]), ma di stimolare la coscienza dei lettori e collezionisti affinché si apprenda come la maggior parte di esse sia effettivamente frutto di alterazioni fraudolente.
Nella valutazione delle aleterazioni cromatiche della cartamoneta è necessario, dunque, sempre rivolgersi ad esperti del settore che grazie ai loro anni di esperienza possono fornire un aiuto decisivo nell’individuazione dei biglietti artefatti da quelli realmente genuini. Essendo questo un lavoro nel quale presenterò il frutto di miei esperimenti [3], mi capiterà da questo momento in poi di parlare in prima persona per motivi pratici per spiegare nel modo più semplice e diretto possibile come ho agito su ognuno di essi, quasi come se si trattasse di un diario nel quale giorno dopo giorno ho annotato le mie azioni, le mie sensazioni e le mie perplessità.
Cercherò inoltre di esprimermi nel modo più chiaro e diretto possibile; mi perdoneranno dunque gli esperti se tenderò durante tutto l’articolo ad esporre in questa modalità, ritengo però questo contributo fondamentale soprattutto verso i neofiti che dispongono di poche conoscenze tecniche e che dunque necessitano di un linguaggio a tratti elementare per essere compreso; l’argomento delle alterazioni di colore nella cartamoneta, d’altronde, è tanto spinoso e necessita di un’assoluta chiarezza.
Quando nel 2022 iniziai a svolgere i primi esperimenti che di seguito illustrerò, il mercato numismatico cartaceo era particolarmente invaso da qualsivoglia tipologia di banconote con presunte varietà di ogni tipo. A quelle classiche già smascherate dal Crapanzano [4], si affiancavano biglietti che circolavano già da diversi anni come le 5000 lire Colombo I tipo [5], la 1000 lire Verdi II tipo con contrassegno “giallo” [6], insieme a tante nuove tipologie uscite copiosamente sul mercato collezionistico numismatico, elemento che all’epoca mi allarmò ulteriormente.
Alcune di queste varianti erano effettivamente ben fatte, spesso si presentavano in fior di stampa [7] e potevano sicuramente ingannare anche i più esperti. Dopo averne acquistate alcune per poterle analizzare di persona, abbiamo iniziato a sperimentare usando le metodologie che erano già conosciute nel 1994. Il primo esperimento lo abbiamo svolto su un biglietto già analizzato a suo tempo dal Crapanzano stesso, mi riferisco al 2000 lire Galileo azzurrino.

Alterazioni di colore della cartamoneta italiana: basta poco per creare una 2000 lire Galileo azzurrina da un normalissimo biglietto
Esso ancora oggi viene presentato spesso e volentieri come genuino. La modifica può avvenire con più prodotti, il risultato è sempre lo stesso e il colore azzurrino può variare di intensità in base alle caratteristiche della sostanza usata o al tipo di esposizione a cui viene sottoposta. Nel nostro esperimento, è stata usata una trielina di vecchia produzione [8].
Essa agisce sul colore giallo che compone il biglietto, eliminandolo. Una volta eliminato resta in evidenza l’azzurro. Come confermatomi anche dal chimico che mi ha aiutato, questo è un processo che può avvenire in diversi modi e con vari solventi, qui riporto la nostra esperienza con la trielina. Come si può osservare dalla foto, il biglietto è lo stesso, nel pre e post-intervento. L’inumidimento nella sostanza l’ha anche pulito dallo sporco, una volta asciugato esso si presenta in apparenza migliore di quanto fosse prima di metterci mano. La consistenza della carta è rimasta la stessa, apparentemente naturale e l’odore non è particolarmente cambiato rispetto a prima.

Alterazioni di colore della cartamoneta italiana: come nasce una 1000 lire Verdi II ripo con contrassegno giallo (e più “fresca” del biglietto di partenza)
Il secondo biglietto che va molto di moda è il 1000 lire Verdi II tipo con contrassegno giallo. Questa tipologia negli ultimi anni è stata presentata con una miriade di varianti, oltre al contrassegno viene proposta talvolta anche con parti scolorite o con ulteriori varianti come, ad esempio, con la cosiddetta “arpa chiara”.
Realizzare comodamente in casa con mezzi di fortuna questa variante non è complicato, però è un processo che può richiedere fino a 12 ore. In questo caso va trattato in modo particolare: anzitutto bisogna intervenire solo sulla parte del biglietto che si intende scolorire. Nell’esempio in foto abbiamo operato sul contrassegno e sulla scritta a penna casualmente presente sulla filigrana della banconota usata per l’esperimento.
Prima abbiamo provveduto ad applicare solo sui punti interessati un riducente (un normale sbiancante per vestiti va più che bene), in seguito abbiamo proseguito applicandoun ossidante (per esempio acqua ossigenata) e il gioco è fatto. La banconota dopo il trattamento si presenta anche in questo caso a primo impatto naturale, poiché i prodotti hanno fatto il loro dovere solo nei punti interessati e non provocano grossi danni visibili ad occhio nudo sulla superfice della carta.
Le varianti di colore sul contrassegno possono essere di varie tonalità, tutto dipende dal tempo di esposizione del riducente. Questa tecnica è ottima non solo per scolorire parti di biglietti (il colore rosso si altera con una certa facilità fino a scomparire) ma anche per cancellare eventuali scritte di penna postume. L’immagine che ho allegato sopra è chiara e fa capire gli effetti del trattamento in base alle ore di azione dei prodotti.

Molte alterazioni di colore della cartamoneta italiana possono essere prodotte con metodi “casalinghi” per poi ingannare collezionisti non esperti
Questa foto, nella quale mostro una delle fasi del trattamento, è volutamente realizzata con una modalità che può apparire agli occhi del lettore “casareccia”, ciò quasi per provocazione. Negli anni, infatti, una delle cose che ho potuto appurare nei lunghi discorsi con i tanti collezionisti con cui ho avuto l’onore di poter parlare è che la convinzione generale fosse che per realizzare tali artefatti ci volessero strumenti professionali.
Come si può osservare, per realizzare il tutto ci è bastato un piattino di porcellana oltre ovviamente a sostanze che tutti noi possiamo avere in casa. Ovviamente in questa circostanza c’è da fare una premessa importante; quello in foto è stato un esperimento veloce nel quale abbiamo sacrificato una banconota che era già in partenza in pessime condizioni, si può ovviamente operare anche su biglietti in altissima conservazione senza lasciare ad occhio nudo tracce del lavoro svolto, in tal caso però subentra l’elemento della manualità e dunque della bravura di chi si applica.
Inutile ribadire che questo è solo uno dei tanti modi che esistono per eliminare il colore del contrassegno. Per concludere il discorso e rendere più completo l’esperimento su questa tipologia, abbiamo osservato il biglietto per molti mesi; dopo un anno dalla sua realizzazione, abbiamo potuto constatare come esso fosse rimasto sostanzialmente inalterato dal giorno del trattamento, andando a smontare le teorie di chi affermava che questi trattamenti alla lunga potesserodanneggiare la carta.
L’uso della trielina ci ha aiutato a modificare un gran numero di banconote; non mi ci soffermerò molto poiché il procedimento è praticamente quello usato per virare il colore della 2000 lire Galileo, mi limiterò però di seguito a mostrarvi le foto dei risultati. Da notare come siamo riusciti a riprodurre alla perfezione tante presunte varianti che erano uscite proprio nell’ultimo periodo!

Da rosso carminio a violetto: ecco come cambia colore un biglietto di Stato da 5 lire
Nel caso delle 5 lire Atena elmata il trattamento riesce a scolorirne i colori in modo omogeneo facendola apparire a tratti come genuina, da più parti l’ho trovata in vendita chiamata “variante lilla”. Questa variante ottenuta tramite trattamento con trielina è estremamente insidiosa poichého potuto analizzare biglietti di questa stessa tipologia effettivamente genuini al 100% nonostante si presentassero con gli stessi colori che siamo riusciti ad ottenere noi dopo il trattamento. In questo caso è fondamentale tanta esperienza e un’analisi manuale della carta usando potenti lenti di ingrandimento.

Alterazioni di colore della cartamoneta italiana: anche le 5000 lire Cristoforo Colombo II tipo possono perdere il cromatismo originale con poca fatica
Passiamo alle 5000 lire Cristoforo Colombo II tipo: in questo caso abbiamo replicato una variante che negli ultimi anni stava uscendo fuori sempre più frequentemente [9]. Avendo usato un biglietto parecchio circolato, è interessante notare come la trielina abbia pulito lo sporco generale depositato sul biglietto che dunque risulta in apparenza migliorato nettamente in seguito al trattamento.

L’ultima 1000 lire, il tipo Montessori: pur banconota comunissima, è stata bersaglio di creatori di alterazioni di colore della cartamoneta senza scrupoli
Proseguiamo quindi con al 1000 lire Montessori, emessa negli anni ’90, ultimo taglio cartaceo della storia italiana di questo iconico valore. La pseudo variante anche in questo caso è stata realizzata con la trielina e il risultato è abbastanza credibile. Le alterazioni di colore nella cartamoneta, come si vede, riguarda spesso banconote di facile reperibilità.

Biglietto da una Am lira in cui il numero di serie è stato artificialmente cancellato
Non poteva però mancare alla carrellata degli esperimenti quello condotto sul taglio più basso della sere delle Am-lire. Questo biglietto, emesso durante l’occupazione degli Alleati sul finire della Seconda Guerra Mondiale e circolante anche nelle prime fasi della nascente Repubblica, sempre più spesso era protagonista sul mercato collezionistico con una serie di varianti, quasi tutte incentrate sulla modifica del seriale, che guarda caso è rosso, colore che ampiamente abbiamo constatato essere caratterizzato per la sua fragilità.
In questo caso abbiamo utilizzato la stessa tecnica impiegata per cancellare il contrassegno della 1000 lire Verdi II tipo. Anche in questa circostanza abbiamo applicato il riducente e l’ossidante sullo stesso biglietto a più riprese per capire la reazione dei colori in base al tempo di esposizione. Dopo pochi minuti di applicazione, il seriale ha subito presentato un cambiamento di colore diventando progressivamente più arancione fino a raggiungere ad un certo punto una colorazione giallina [10].
A quel punto, abbiamo continuato il trattamento appurando come pian piano il numero di serie tendeva a scomparire lasciando tracce leggerissime della sua esistenza. Da segnalare, per dovere di cronaca, che non ci siamo limitati a mettere il riducente e l’ossidante circoscritto al solo seriale ma lo abbiamo applicato anche ad alcune porzioni di sfondo circostante per osservare il cambiamento di quest’ultimo, risultato che si può osservare dall’immagine proposta.
Come però già anticipato, ciò che voglio comunicare con il seguente contributo, non è una chiusura totale nei confronti delle varianti. Alcune varianti cromatiche nel corso degli anni sono state effettivamente realizzate e voglio mostrarvele. Da premettere che la quasi totalità di esse furono emesse in situazioni emergenziali come, ad esempio, durante il Secondo conflitto mondiale o nel periodo immediatamente successivo
Elemento non casuale, questom poiché stava a testimoniare la carenza di materie prime di qualità per la stampa anche per scopi tanto importanti come per la realizzazione della cartamoneta, quest’ultima di vitale importanza per il corretto funzionamento statale; insomma queste varianti ci illuminano e sono ulteriore prova della difficilissima situazione in cui versava il nostro paese.
Oltre a queste, esistono anche altre tipologie successive che possono presentare talvolta piccole variazioni di colore che possiamo considerare genuine, soprattutto su biglietti della stessa tipologia ma che, ad esempio, furono emessi con decreti diversi a distanza di diversi anni.

Quando le alterazioni di colore della cartamoneta sono genuire e frutto delle circostanze storiche: due esempi, i biglietti di Stato da 1 e 2 lire emessi dal 1944
Qui sopra ho proposto le immagini di alcuni biglietti che, in base alla mia esperienza, posso considerare come varianti effettivamente genuine [11]. In questo caso si tratta di biglietti di Stato [12] appartenenti tutti alla stessa emissione avvenuta grazie al decreto del 23 novembre 1944 e che trovarono effettiva circolazione a partire dalla prima fase della Repubblica Italiana [13].
Nel corso degli anni, più volte mi è capitato di esaminare questi biglietti, talvolta anche provenienti da mazzette dell’epoca, e ho potuto riscontrare queste differenze cromatiche. È capitato anche di aver assistito in prima persona a rinvenimenti di piccoli tesoretti di questi esemplari, tenuti conservati insieme a partire dagli stessi anni della loro produzione, e che presentavano comunque importanti differenze cromatiche. Alla luce di quanto osservato personalmente, non posso non ritenerle effettivamente genuine.

Anche il biglietto di Stato da 5 lire è reperibile con varianti cromatiche genuine
Da non dimenticare, in ultima battuta, che talvolta le varianti cromatiche possono non essere genuine ma nemmeno frutto di una fraudolenta alterazione. È questo il caso di biglietti esposti per anni in condizioni non ottimali come, ad esempio, all’esposizione della luce solare [14] o semplicemente conservati in luoghi troppo umidi.
In queste condizioni ambientali, può capitare infatti che gli inchiostri, soprattutto quelli non di primissima qualità, nel corso del tempo abbiano modificato i colori originali. Con questa ottica, non è facile stabilire se i colori di un biglietto siano davvero naturali o alterati da questa ultima circostanza. Talvolta per scoprirlo occorre un occhio esperto[15].
In conclusione, voglio concentrare il campo d’indagine anche su altre tipologie di cosiddetti errori, creati grazie alle tecnologie sempre più precise e affidabili che hanno reso la creazione di tali manufatti agevoli anche ad opera di mani non professionali. Riporto dunque un paio di situazioni meritevoli d’interesse, partendo dall’analisi di un biglietto che viene proposto solitamente come errore di stampa e su cui ci sono riflessioni da fare.

Il contrassegno di Stato decentrato è un “errore” artefatto che può essere ottenuto con scolorimento dell’originale e stampa laser successiva sul biglietto
Mi riferisco alla variante “Contrassegno decentrato” sui biglietti da 1000 lire Verdi II tipo. A sinistra, come si può osservare, vi è il dettaglio di un biglietto assolutamente genuino che presenta il classico contrassegno a medusa; al suo fianco, invece, la presunta variante che dovrebbe prevedere il contrassegno stampato per errore decentrato rispetto al suo naturale luogo di collocazione.
Di questo errore, ho esaminato nel corso degli anni alcuni esemplari che mi hanno dato la sensazione di poter essere con molta probabilità errori genuini. La maggior parte dei biglietti visionati, però, sono biglietti che presentano alterazioni postume. Per realizzarlo, come prima cosa si procede con lo scolorimento del contrassegno originale, in seguito a questi scolorimenti rimane sempre in minima parte visibile il fantasmino del contrassegno originale [16].
In seguito, sul contrassegno sbiadito si è proceduto a stampare un contrassegno fasullo. La riproduzione del contrassegno avviene di solito attraverso una stampa laser che ne realizza bene i dettagli, a volte capita che la medusa sia totalmente malfatta, priva dei dettagli che nei genuini sono assolutamente elaborati e complicati da riprodurre [17].

Immagini sdoppiate sulle banconote: anche in questo caso l’errore può risultare un artefatto realizzato per soli scopi speculativi
Altro errore che negli ultimi anni è apparso in grandi quantità nei canali di vendita di cartamoneta è quello definito “sdoppiamento delle immagini”. Anche in questo caso, muniti di una buona stampante e minime conoscenze informatiche, siamo riusciti a riprodurre l’errore alla perfezione. Il procedimento è abbastanza semplice, basta prendere un biglietto originale e stampare sopra con una buona stampante l’esatta riproduzione della porzione che si vuole sdoppiare.
In questo caso vado ancora più cauto rispetto alle varianti di colore: non essendo un tecnico specializzato non posso affermare con certezza se possano effettivamente essersi prodotti degli errori del genere nel corso del tempo. Un elemento però è certo: in questi anni ne ho analizzati almeno una ventina e in tutti i casi mi sembrava chiaro, ad un attento ingrandimento delle zone interessate, che si trattasse di un artefatto, realizzato il più delle volte peggio rispetto a quello creato da noi col minimo sforzo. Il mio giudizio, che ovviamente conta minimamente, è che in questo caso, questa precisa tipologia di errori siano tutti artefatti postumi.
Siamo arrivati alla conclusione di questo mio contributo. Voglio ringraziare gli esperti che mi hanno supportato lungo questo percorso, mettendo a loro disposizione le loro conoscenze e il loro tempo. I risultati di questi test confermano in modo inequivocabile la natura postuma e artefatta della maggioranza delle varianti di colore e ha messo in guardia i collezionisti anche da altre tipologie di errori che sempre più spesso stanno uscendo sul mercato collezionistico.
Ricordo che tutte le foto dei biglietti con le variazioni cromatiche sono frutto di miei esperimenti personali, le immagini dei biglietti che ho presentato come genuini sono state invece prelevate dal web. Solo il biglietto con errore di decentramento non è frutto diretto di un nostro esperimento, ma data l’esperienza pregressa accumulata ho spiegato i motivi che mi hanno indotto a definirlo artefatto oltre ogni ragionevole dubbio. Spero che questo lavoro, durato mesi, possa essere d’aiuto ai collezionisti in futuro e a tutelarli dal compiere acquisti avventati.
Note al testo
[1] Fece riferimento a una quindicina di tipi interessati conosciuti fino a quel momento, ma ammise che il fenomeno era in crescita, non escludendo novità con il coinvolgimento di nuove tipologie.
[2] Seppur esse siano circoscritte soprattutto a periodi particolari, come durante il Secondo Conflitto Mondiale, momento nel quale l’approvvigionamento dei vari inchiostri per la realizzazione dei biglietti era difficoltosa e spesso i materiali usati non erano di prima qualità.
[3] Come anticipato, gli esperimenti sono stati realizzati grazie al fondamentale aiuto di professionisti senza i quali oggi non potrei presentarvi né queste “ricette” e né le immagini con i risultati finali.
[4] Nell’articolo del 1994 vennero menzionate parecchie tipologie di banconote interessate, come ad esempio, quelle con i seriali verdi e la due mila lire “Galileo” con sfondo azzurrino. Cfr. G. Crapanzano, Svelato il mistero dei numeri verdi, «Cronaca numismatica», 56, Settembre 1994, 20-23.
[5] Anche esse con variante azzurrina, che, come vedremo, è ottenibile con lo stesso processo con la quale si può creare la Galileo menzionata dal Crapanzano.
[6] Di questa tipologia esistono varie alternative, create sfruttando la debolezza degli inchiostri estremamente delicati usati per realizzarla.
[7] Presentare non vuol dire in questo caso “essere”, ad un’attenta analisi con strumenti professionali si evince che anche in quei biglietti apparentemente immacolatic’è qualcosa che non va.
[8] La trielina attualmente in commercio è meno forte e non riesce a variare più di tanto i colori.
[9] Pseudo variante nota come “Vele azzurrine”.
[10] Di fatto, abbiamo riscontrato sul mercato collezionistico vari pseudo errori proprio nel seriale delle Am lire, alcuni proprio con seriali gialli o arancioni.
[11] Le immagini dei biglietti che presentano i numeri di serie oscurati sono state reperite in rete e i seriali sono stati nascosti per motivi di privacy.
[12] Essi si differenziano dai biglietti di Banca poiché la loro gestione era affidata direttamente al Ministero del Tesoro.
[13] I primi esemplari dei tre tagli proposti furono effettivamente immessi in circolazione a partire dal luglio 1946 e tutti andarono fuori corso dal 31 dicembre 1956. Cfr. Catalogo Gigante 2025, a cura di C. Bugani, Milano, 2025.
[14] Ad esempio banconote inserite in quadretti.
[15] Quest’ultimo caso rimane così difficile che l’occhio di un esperto potrebbe non bastare a dare un giudizio univoco; la sostanza in ogni caso non cambia, perché questi sono casi di variazioni cromatiche comunque minime che difficilmente vanno a inficiare sul valore di una banconota da collezione.
[16] Primo elemento assolutamente da tenere in considerazione, quando in questa tipologia si scorgono tracce del contrassegno scolorito, si tratta al 100% di un’alterazione.
[17] Probabilmente in questo caso è stato usato un timbro.




































