Livio Odescalchi, duca di Bracciano e di Ceri, principe dell’Impero, di Sirmio e di Sava, grande di Spagna, nonché nipote del beato papa Innocenzo XI che lo fece pure capitano generale di Santa romana Chiesa, fu una delle personalità più eminenti nel panorama culturale del tardo Barocco. E fu pure un “benefattore” di quello che è attualmente il Medagliere della Biblioteca apostolica vaticana.

Infatti, il duca era un raffinato collezionista e mecenate, intimo amico della regina Cristina di Svezia, vero “faro culturale” della Roma dell’epoca. Morendo, nell’aprile 1689, la regina aveva nominato erede di tutte le sue sostanze, comprese le sue raccolte di opere d’arte, tra le quali si distingueva una splendida collezione numismatica, il cardinale Decio Azzolini. Ma pure costui era morto alcuni mesi dopo, precisamente il 7 giugno 1689, e suo nipote, il marchese Pompeo Azzolini, aveva venduto nel 1691 le medaglie, i quadri, i bronzi, i cammei, che erano appartenuti a Cristina, a Livio Odescalchi.

Dettaglio di un ritratto giovanile del principe Livio Odescalchi (1652-1713)

L’Odescalchi li aveva comprati un po’ per passione ed un po’ per rispetto verso la defunta amica, ritenendo che, se non fosse intervenuto lui, la raccolta sarebbe andata sicuramente dispersa. E ciò che Cristina aveva messo insieme, fin da quando si trovava giovanissima a Stoccolma, e poi incrementato nel suo peregrinare per l’Europa dopo l’abdicazione, e quindi durante la lunga permanenza a Roma, comprendeva, solo per quanto riguardava la raccolta numismatica, quasi 7000 pezzi tra monete e medaglie.

Anche l’Odescalchi aveva una collezione numismatica, sebbene di gran lunga inferiore a quella della regina, composta prevalentemente di monete e di medaglie sia dello stesso principe sia dello zio papa Innocenzo XI; vi era inoltre una piccola quantità di monete antiche, che erano state di proprietà di altri personaggi della Roma del tempo.

Alla sua morte, avvenuta l’8 settembre 1713, fu redatto un inventario di tutti i suoi beni “artistici”, alla cui stesura collaborò Francesco Ficoroni, un famoso antiquario e numismatico, molto attivo in quel periodo. La collezione di Livio Odescalchi non fu incrementata dagli eredi del principe, che non aveva figli né eredi diretti; anzi, qualche pezzo di essa fu pure venduto in sordina.

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Medaglia in bronzo di Giovanni Martino Hamerani raffigurante l’Odescalchi nel 1696 celebrando la SECVRITAS che egli assicurava al suo feudo di Ceri

Nel corso del XVIII secolo, tuttavia, tale medagliere manteneva ancora tutto il suo splendore, tanto che, conservato al primo piano del palazzo di famiglia in Piazza Santi Apostoli a Roma (questo palazzo era appartenuto ai Chigi, ma nel 1745 era stato venduto agli Odescalchi), fu visitato da studiosi quali Ridolfino Venuti e Johann Winckelmann.

Finalmente, constatatane l’importanza scientifica, papa Pio VI Braschi volle acquistarlo onde incrementare la raccolta di quello che era già, da circa un cinquantennio, il Medagliere Vaticano. Il contratto di acquisto fu stipulato il 25 aprile 1794 e la somma per comprarlo fu di ben 20.000 scudi. Poteva sembrare una cifra molto alta, soprattutto rispetto alle scarse disponibilità dell’Erario pontificio all’epoca, ma bisogna considerare l’unicità della raccolta!

La collezione di don Livio Odescalchi conteneva pure sette sette medaglie diverse, che raffiguravano il principe stesso: quattro di queste erano state realizzate da Giovanni Martino Hamerani; le altre erano state fatte da altri artisti, tra i quali Pietro Silvestri e, probabilmente, Ferdinand de Saint Urbain. In ci focalizziamo su una in particolare, senza rovescio, di Giovanni Martino Hamerani.

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Medaglia in bronzo incisa da Giovanni Martino Hamerani nel 1689: Livio Odescalchi appare come capitano generale della Chiesa nella Sede vacante dopo la morte dello zio, papa Innocenzo XI

Giovanni Martino Hamerani fu il primo “incisore camerale” della famiglia, che si trasmise quest’incarico, il più prestigioso della Zecca romana, di padre in figlio, fino ai primi dell’800, praticamente senza soluzione di continuità. Era stato proprio il cardinale Benedetto Odescalchi, appena tre giorni dopo esser stato eletto papa ed aver assunto il nome di Innocenzo XI, ad insignire Giovanni Martino Hamerani di tale carica, insieme al suocero di quest’ultimo Cristoforo Marchionne o Marchionni, che però, essendo anche orefice, aveva solo una funzione di “garante” e nessun ruolo nella fattura delle medaglie.

Quanto può aver influito il consiglio di Livio Odescalchi su questa repentina decisione dello zio papa circa la nomina dell’Hamerani forse non lo sapremo mai; ma Livio deve aver certo messo una buona parola nei confronti del medaglista che lo aveva ritratto fin dal 1674, quando lo zio era ancora cardinale e lo stesso Livio non si fregiava ancora di alcun titolo onorifico.

La maestosa placca fusa in piombo di 98 millimetri di diametro con ritratto del principe Odescalchi

L’esemplare, che qui illustriamo, dunque, è una placchetta uniface, fusa in piombo probabilmente da un originale in bronzo, il quale, a sua volta, doveva essere stato una prova. Con i suoi 98 millimetri di diametro, mostra il ritratto di Livio Odescalchi dall’inconfondibile profilo con il naso alquanto curvo e con una folta capigliatura (probabilmente una parrucca).

La corazza che il personaggio indossa è sicuramente del tipo “d’onore” o “da parata”, in quanto intarsiata e troppo raffinata per essere usata in un combattimento reale (né, d’altronde, Livio Odescalchi partecipò mai a battaglie). Al collo fa bella mostra di sé un fazzolettino di pizzo annodato a mo’ di moderna cravatta, in cui l’abilità dell’Hamerani è riuscita a riprodurre sul metallo persino il delicato “traforato”.

L’aspetto giovanile del principe, che era nato nel 1655, ed il fatto che la legenda ne riporti semplicemente il nome, senza alcun titolo onorifico, e ne sottolinei la parentela con Innocenzo XI, di cui Livio era nipote da parte del fratello del papa, fanno pensare che il suo ritratto su tale medaglia sia stato modellato dall’Hamerani intorno al 1678-1680, prima che l’Odescalchi assumesse tutti i titoli onorifici di cui abbiamo fatto l’elenco sopra.