È di proprietà del Comune di Genova, ed è esposto nel Museo di Palazzo Bianco, un (quasi) unicum della monetazione del capoluogo ligure, il cavallotto con san Bernardo al quale dedichiamo queste righe. Coniata in argento (mm 23, g 3,01, forata) la monetina ha infatti una storia molto particolare legata alle vicende vissute dalla città nella prima metà del XVII secolo.

Al dritto si legge ✠ DVX • ET • GVB • REIP • GEN • 1630 attorno al castello di tre archi con ornati alle punte e trifogli agli angoli. Al rovescio, invece, troviamo le parole latine NON [stella a cinque punte] OBLIVISCAR  TVI [stella a cinque punte] attorno alla figura di san Bernardo in piedi con pastorale rivolto a sinistra. Il terzo volume del Corpus Nummorum Italicorum la classifica al n. 5 (p. 341) e la illustra nella tavola XIII al n. 13. La provenienza dell’esemplare è indicata nella Collezione Gazzo (dispersa).

Il dritto del cavallotto genovese “del miracolo” (elaborazione grafica con uso di effetti AI)

 

Scambiato per molto tempo per una medaglia devozionale, il cavallotto con san Bernardo, di cui mancano notizie d’archivio, era stato già pubblicato per la prima volta nelle sue Tavole numismatiche da Giuseppe Ruggero (nella RIN 1898, pp. 117). L’omaggio a questo santo, eletto a protettore della Repubblica nel 1625 e già effigiato su una medaglia fusa in quello stesso anno per ricordare la costruzione della cerchia delle nuove mura, va ricollegato al ricordo di quanto Bernardo da Chiaravalle (1090-1153) aveva fatto per porre fine alla guerra con i Pisani, conclusa con un trattato di pace siglato nel 1133. La frase “non obliviscar tui” conclude la lettera che Bernardo scrisse ai Genovesi in quella occasione: “[…] In aeternum non obliviscar tui, plebs devota, honorabilis gens, civitas illustris”.

Bernardo da Chiaravalle, abate, dottore della Chiesa, canonizzato nel 1174, è stato il più grande mistico circestense e forse di tutta la tradizione monastica benedettina. Seppe unite al momento della più intensa contemplazione quello del più diretto e polemico intervento nell’azione storica, e Dante lo scelse come sua guida nei tre canti dell’empireo.

Il rovescio del cavallotto con effifgie di san Bernardo (elaborazione grafica con uso di effetti AI)

 

Tornando alla nostra moneta, essa si ricollega a quella che secoli dopo i Genovesi considerarono un’altra grazia ottenuta per intercessione del santo. L’esercito di Carlo Emanuele I di Savoia, infatti, negli anni Venti del Seicento stava attuando una progressiva avanzata sul Ponente ligure e sul valico dei Giovi in modo da assicurare al Ducato sabaudo uno sbocco al mare. Tuttavia, ad un certo punto, senza una ragione apparente i Piemontesi si ritirarono dalle posizioni raggiunte.

In quegli anni turbolenti, minacciata nella sua integrità territoriale – e forse nella sua stessa sopravvivenza – la Repubblica di Genova era arrivata fare un voto a san Bernardo (nel 1625) e ad intraprendere l’edificazione di una chiesa che venne terminata nel 1629.

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Il porto e la città di Genova in una magnifica incisione dell’inizio del XVIII secolo

 

All’intervento celeste, dunque, allude la coniazione del cavallotto con san Bernardo del 1630 su cui le parole del profeta Isaia (49, 15) “Non mi dimenticherò di te” simboleggiano il perpetuarsi – dal medioevo all’età moderna – della benevolenza del santo verso la Repubblica di Genova, il suo fiero governo, la sua gente.