Un drago dal volto umano? Cosa c’entra con la numismatica? C’entra e, per capirlo, faremo un viaggio nel tempo, a ritroso, fino a Napoli e al periodo di regno di Ferdinando I d’Aragona (1458-1494). Sì, perché se tanti collezionisti di monete conoscono il classico coronato d’argento, moneta col ritratto regio e san Michele che trafigge il drago, non tutti sanno che di questa tipologia esiste una variante di esimia rarità per il fatto che il simbolo del male al rovescio è niente meno che un drago dal volto umano.
Dietro ogni simbolo, in numismatica, si cela una motivazione precisa e in questo caso va ricercata nel fatto che questa particolare emissione ricorda la sconfitta dei baroni ribelli nella quale san Michele avrebbe agito dal cielo a favore di Ferdinando I d’Aragona.

Busto di Ferdinando I d’Aragona e un bel ducato d’oro coniato a Napoli con il suo ritratto
Ferdinando salì infatti al trono nel 1458, ma poté considerarsi padrone del Regno solo nel 1464, non prima di aver sconfitto, tra il 1459 ed il 1463, il pretendente Giovanni d’Angiò e alcuni baroni ribelli filo-angioini. Seguirono poco meno di venti anni di relativa pace interna, che videro Ferdinando prodigarsi nello sforzo prolungato di consolidare la dinastia, rinforzare lo Stato e accrescerne la ricchezza.
Tuttavia, questa pur saggia politica era mal vista dalla nobiltà del regno, che considerava una minaccia l’avanzata del potere di Ferdinando. L’occupazione turca di Otranto e la guerra contro Venezia furono le premesse per una seconda rivolta dei baroni che, ben lungi dall’avere come obiettivo l’interesse generale del Regno, si preoccupavano solo del proprio vantaggio personale.

Il coronato “classico” sul cui rovescio san Mrichele trafigge il drago simbolo del male
Il sovrano tuttavia non si fece trovare impreparato e reagì con forza e determinazione. Promettendo il perdono a tutti i ribelli, sferrò un colpo clamoroso contro un gruppo di traditori che si annidava nel cuore stesso del governo: col pretesto d’un invito alle nozze di sua nipote Maria Piccolomini con un nipote del conte di Sarno, il re riunì in Castel Nuovo i baroni residenti a Napoli e li fece arrestare.
A quelli assenti pensò il duca di Calabria, che uno per uno li combatté fino alla loro resa. Perse così la vita – o scomparve nelle segrete di Castel Nuovo – il fior fiore della nobiltà napoletana, considerata dal re un “drago dal volto umano” che incarnava ogni male possibile: finalmente i baroni non costituivano più una minaccia per la stabilità interna o, peggio, dei potenziali alleati per un eventuale invasore.

Il rarissimo coronato “celebrativo” coniato per la vittoria del re contro i baroni ribelli
Al dritto, il coronato con il drago dal volto umano (argento, mm 28, g 3,72), coniato dalla zecca di Napoli e ascrivibile al periodo 1488-1494, riporta un busto anziano coronato e corazzato del re, rivolto a destra. Attorno [foglia] FERRANDVS : ARAGO : REX : SICIL : IE. Al rovescio l’arcangelo Michele, senza nimbo e con scudo crociato, in atto di trafiggere il drago dal volto umano con una lancia con banderuola. Attorno [tre anellini] : IVSTA [tre anellini] – TVENDA. CNI 640. Pannuti Riccio 20. MEC 14, p. 367. Crusafont manca.
In merito alla legenda del rovescio, IVSTA TVENDA, questa significa “Le cose giuste [sono] da difendere” mentre è da notare che l’arcangelo Michele era il patrono dell’Ordine militare dell’Armellino, istituito dal re per premiare i baroni rimastigli fedeli. Secondo alcuni studiosi, nel volto del drago dal volto umano sarebbero riconoscibili le fattezze del duca di Sessa, Marino Marzano, cognato del re e capo dei congiurati mentre secondo altri nella figura demoniaca abbattuta dall’arcangelo si deve vedere simbolicamente “a volontà del re di distruggere la stessa idea della ribellione.





































