Tra le tante monete romane che mi vengono sottoposte per una valutazione o per uno studio, ogni tanto ne compare una capace di farmi fermare qualche minuto in più: è quanto è accaduto con l’asse di Antonino Pio databile al 140 d.C. protagonista di queste righe.

Non è stato tuttavia il ritratto dell’imperatore ad attirare la mia attenzione, bensì il rovescio. Si vede Marte, riconoscibile per la lancia e lo scudo, che sembra scendere dal cielo verso una donna distesa, addormentata. A un primo sguardo la scena potrebbe quasi essere interpretata come un episodio di guerra o di violenza. In realtà racconta uno dei miti più importanti della tradizione romana.

 

Marte e Rea Silvia dipinti dal grande Peter Paul Rubens (1577-1640) negli anni tra il 1617 e il 1620

 

Rea Silvia “cade nella rete” del dio Marte


La donna sul rovescio di questo asse di Antonino Pio è infatti Rea Silvia, figlia di Numitore, re di Alba Longa, costretta dallo zio Amulio a diventare vestale affinché non potesse avere figli e rivendicare il trono. Ma, secondo la leggenda, fu proprio il dio Marte a raggiungerla mentre dormiva. Da quell’unione nacquero Romolo e Remo, destinati a essere abbandonati sulle rive del Tevere, salvati dalla lupa e infine fondatori di Roma.

Gli autori antichi narrano l’episodio in modi diversi: talvolta si parla di una vera apparizione del dio, altre volte di un sogno o di una visione. L’incisore di questa moneta sceglie la rappresentazione più teatrale: Marte scende letteralmente dal cielo, sospeso nell’aria, mentre Rea Silvia riposa ignara del destino che sta per compiersi.

 

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Antonino Pio (138-161 d.C.). Asse, zecca di Roma, 140 d.C. circa. R/ TR POT COS III S C; Marte, con lancia e scudo, discende dal cielo verso Rea Silvia addormentata, distesa e con il busto scoperto. RIC III 694a. Metallo: Bronzo (AE) Peso: g 11,90. Diametro: mm 27,5. Bb/qSpl. Patina verde. Tondello irregolare. Rarità: R2 (asta Artemide E76, lotto 414)

 

È una scena di straordinaria eleganza. Marte, pur essendo il dio della guerra, non è raffigurato in combattimento. Rea Silvia è rappresentata con una posa rilassata, quasi classica, con le mani dietro la testa. L’intera composizione ha qualcosa di profondamente narrativo: non celebra un evento contemporaneo all’imperatore, ma un momento che appartiene al tempo del mito.

Questo è ciò che rende questo asse di Antonino Pio così particolare. La monetazione romana è ricca di personificazioni, divinità e allegorie, ma scene mitologiche tanto specifiche sono meno comuni. Qui non troviamo la Victoria, la Felicitas o la Pax, né un riferimento a campagne militari o a virtù imperiali. Il messaggio è diverso: ricordare l’origine divina della città di Roma.

 

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Antonino Pio (138-161 d.C.). Asse, zecca di Roma, 140 d.C. circa. D/ ANTONINVS AVG PIVS P P; testa laureata di Antonino Pio a destra.  Riferimenti: RIC III 694a. Metallo: Bronzo (AE) Peso: g 11,90. Diametro: mm 27,5. Bb/qSpl. Patina verde. Tondello irregolare. Rarità: R2 (asta Artemide E76, lotto 414)

 

Ricordare le origini in un periodo di prosperità


Antonino Pio regnò in uno dei periodi più pacifici e prosperi dell’Impero, dal 138 al 161 dopo Cristo. Il suo governo fu caratterizzato più dalla continuità che dalle conquiste. Non sorprende quindi che alcune sue emissioni guardino al passato più remoto, celebrando le radici dell’identità romana anziché eventi politici o militari recenti. Richiamare la nascita di Romolo e Remo significava ricordare che Roma era nata per volontà degli dèi e che l’Impero rappresentava la naturale prosecuzione di quella storia.

Mi affascina pensare che questo asse di Antonino Pio fosse una moneta destinata alla circolazione quotidiana. Passava di mano in mano nei mercati, nelle botteghe e nelle strade dell’Impero, portando con sé un racconto che ogni romano avrebbe saputo riconoscere. Oggi, quasi duemila anni dopo, quello stesso piccolo disco di bronzo continua a fare esattamente la stessa cosa: raccontare una storia.

Ed è proprio questo che rende la numismatica così affascinante. Dietro un’immagine apparentemente insolita si nasconde un patrimonio fatto di miti, religione e propaganda che trasforma una semplice moneta in un documento storico. In questo caso non osserviamo soltanto un asse di Antonino Pio, ma il momento simbolico in cui, secondo la tradizione, ebbe origine il destino della città destinata a diventare per secoli il cuore del mondo antico.