I ducati d’oro con l’elmo di Francesco Maria I della Rovere (1490-1538) rappresentano un caso unico nella monetazione italiana del Rinascimento. Infatti a testa nuda, con corone di fogge più o meno elaborate, con berretti e tirare, re, pontefici e signori si sono fatti effigiare nei modi più diversi a esaltazione del loro ruolo e della loro ricchezza, come detentori di un potere temporale oppure spirituale. Ma mai, prima e dopo di allora, con uno scenografico elmo con cimiero in testa.

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Della massima rarità, ecco un esemplare di ducato roveresco con Francesco Maria I corazzato ed elmano: si noti la legenda al rovescio che cita papa Giulio II, zio del duca

 

Monete di esimia rarità, questi ducati dal diametro di 22 millimetri circa e dal peso legale di 3,45 grammi sono citati in bibliografia in due versioni, di cui una di dubbia esistenza, differenti per alcuni dettagli. La prima versione, quella nota a tutti gli effetti, al dritto riporta la legenda [stella] FRA MA VRBI DVX [stella], con busto a sinistra galeato e corazzato del duca. Al rovescio S R E CAP GEN SVB IVL II PON MAX [rosetta] a circondare l’aquila coronata che sostiene lo stemma della Rovere.

La seconda versione, riportata da Guido Antonio Zanetti come presente nella collezione del conte Sartoni di Rimini, al dritto ha invece la legenda [stella] FRANC MA VRBI DVX [stella] attorno a un busto a sinistra, galeato e corazzato ma diverso dal precedente, e al rovescio S R E CAP GEN SVB LEO X PON MX con nel campo l’aquila coronata che sostiene lo stemma della Rovere.

Il primo tipo di ducato con l’elmo di Francesco Maria I, quello esistente e noto, come appare nel disegno pubblicato da Mario Ravegnani Morosini

 

Il primo tipo di ducato è classificato nel 1932 dal CNI XIII. Marche ai nn. 11/13 del repertorio di Francesco Maria I della Rovere mentre il secondo tipo manca, come è assente – se non per un disegno tratto dallo Zanetti – nel primo volume di Signorie e Principati. Monete italiane con ritratto. 1450-1596 di Mario Ravegnani Morosini (1984) e nel recente e aggiornato Le monete del Ducato di Urbino di Andrea Cavicchi del 2001.

Francesco Maria I fu duca per due periodi, dal 1508 al 1516 e dal 1521 al 1538 ed entrambi i ducati d’oro con l’elmo sarebbero da collocare nel primo periodo. Quello di cui parliamo è inoltre il primo tipo di ducato in assoluto emesso dalla zecca di Urbino a nome di Francesco Maria, che era figlio di Giovanni della Rovere e di di Giovanna, sorella di Guidobaldo da Montefeltro. Quest’ultimo adottò il nipote trasmettendogli lo Stato alla sua morte, avvenuta nel 1508.

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Sempre raro, ma noto in vari esemplari, il ducato roveresco con il duca a testa nuda e rivolto a destra con indicazione del titolo di capitano generale concesso da Giulio II

 

La moneta, dunque, ci mostra un duca appena diciottenne, ornato di una fastosa armatura con elmo e cimiero a richiamare il fatto che questi aveva ricevuto – come sottolinea la legenda del rovescio – anche il prestigioso grado di capitano generale di santa romana Chiesa, “carica tanto prematura – sottolinea Ravegnani Morosini – da procurargli il nomignolo di ‘capitano in le fassie’” ossia “capitano in fasce”.

Quel titolo lo ritroviamo anche sulla seconda variante, di dubbia esistenza o autenticità, in quanto confermato al della Rovere da papa Leone X Medici (1475-1521) che, nel 1513, era succeduto proprio a Giulio II sul soglio di Pietro.

Di dubbia esistenza il secondo tipo di ducato con l’elmo, quello con al rovescio l’indicazione del titolo di capitano generale della Chiesa confermato da Leone X Medici

 

Cosa dire a proposito dello stile dei ducati d’oro con l’elmo di Francesco Maria I? È interessante e condivisibile quanto scrive Ernesto Bernareggi nel suo saggio del 1954 Monete d’oro con ritratto del rinascimento italiano 1450-1515:  “[…] moneta di buon rarità – è un pezzo pomposo e rappresentativo, direbbesi, quasi, allegorico; dal disordine stesso della composi­zione – tutta ammassata sulla destra sì da lasciare sulla sinistra un notevole spazio vuoto – deriva un carattere movimentato all’assieme – estraneo ai soliti schemi – che conferisce vivacità ed interesse alla moneta”.

Da queste monete sembra poi emergere – ma si tratta solo di propaganda – l’immagine di un fiero e invincibile duca guerriero: nella realtà Francesco Maria I della Rovere tenne un ben poco energico comportamento sul campo favorendo l’invasione dell’Italia centrale da parte dei Lanzichenecchi di Carlo V d’Asburgo. E la calata in Italia dei Lanzi, come ben noto, ebbe per conseguenze dapprima la caduta di Milano nel settembre del 1526 e, nel 1527, il devastante Sacco di Roma.

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Ducato di Francesco Maria I della Rovere per la zecca di Urbino con ritratto corazzato ma a testa nuda, e volto a destra, ed indicazione di papa Leone X sul rovescio

 

Passato in seguito al ruolo di governatore generale delle milizie di Venezia, Francesco Maria morì a Pesaro il 20 ottobre del 1538, forse di veleno. Nei complessi e mutevoli equilibri dell’Italia del tempo, infine, va ricordato che egli aveva anche subito nel 1517 la privazione della titolarità sul Ducato di Urbino, ceduto da Leone X al nipote Lorenzo e recuperato solo nel 1521.

I ducati d’oro con l’elmo, quindi, furono – come spesso accade nella numismatica – un veicolo per promuovere un’immagine del potere ben distante dalla realtà, ispirata a modelli classici e ideali, sublimata nel fasto di simboli e attraverso il profilo ancora imberbe di Francesco Maria I: un duca “guerriero” che invece, alla fine, avrebbe lasciato di sé un ricordo tutt’altro che eroico.