Le 20 lire Ramo di quercia, storico spicciolo coniato dal 1957 al 1959 e, senza interruzioni, dal 1968 al 2001, torna a vivere nella serie numismatica IPZS La ri-edizione della lira nella consueta doppia versione in oro puro, con nominali da 20 e 50 euro, e con pesi da un quarto e mezza oncia. Entrambe coniate con finitura reverse proov (ossia con fondi satinati e rilievi lucenti), le due monete hanno diametri rispettivi di 22 e 28 millimetri e bordo zigrinato fine.

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Le 20 lire Ramo di Quercia, qui con data 1959 (4.005.000 esemplari coniati): la monetina, in bronzital, aveva un diametro di 21,25 millimetri e pesava 3,25 grammi

Le 20 lire Ramo di quercia in versione bullion (999,9 millesimi di purezza) sono state modellate da Valerio De Seta inserendo i soggetti originali della moneta opera del maestro Pietro Giampaoli entro una corona circolare ornata di globetti. La zecca di Roma, di entrambe le pezzature, ha coniato 999 esemplari.

Si tratta della quinta emissione nella serie Riedizione della lira e, in questo 2025, l’onore della  coniazione aurea va alla prima moneta in bronzital della storia della Repubblica Italiana, immessa in circolazione – soltanto nel primo anno – in ben 60.075.000 di esemplari.

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La riedizione delle 20 lire Ramo di quercia in oro con data 2025 e nominale da 20 euro: 7,776 grammi di metallo prezioso nel diametro di 22 millimetri

Per quella monetina, che piacque moltissimo agli italiani, Giampaoli modellò sul dritto una testina di donna dai capelli ornati di spighe – novella Cerere di un paese in piena industrializzazione – a richiamare sia modelli classici che il valore dell’agricoltura. Sul rovescio delle 20 lire, invece, un elegante rametto di quercia: quattro foglie, una ghianda, una di cui è rimasta solo la cupola.

Anticamente associata alla forza e al valore in ambito militare, tuttavia, sulle 20 lire Ramo di quercia questo albero tipico anche della flora italiana viene evocato, oltre che come elemento dello stemma nazionale in quanto richiama longevità, resistenza e una forza mite e pacifica come quella evocata dalla nostra Costituzione.

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Pesa ben mezza oncia la stessa commemorativa ma con nominale da 50 euro; la riedizione dei modelli di Pietro Giampaoli è a cura di Valerio De Seta

Quanto valevano le 20 lire Ramo di quercia nel 1957, quando furono immesse in circolazione in Italia? A titolo di esempio, possiamo ricordare che un caffè costava già 40 lire, un giornale 30 lire, il latte 90 lire al litro e un chilo di carne circa 1300 lire. L’oro veleggiava tra le 750 e le 800 lire al grammo e lo stipendio di un operaio tra le 40 e le 45 mile lire mensili. La Fiat 500, sogno di tanti italiani, in versione economica aveva un prezzo di listino di 465 mila lire mentre la normale costata 490 mila; per una Fiat 600, invece, servivano ben 590 mila lire.

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La Fiat Nuova 500 del 1957: sogno di tanti italiani, fu tra le principali protagoniste della motorizzazione del nostro paese negli anni del boom

Da allora a oggi tante cose sono cambiate, a iniziare dal prezzo del metallo prezioso che viaggia sopra i 90 euro al grammo: così, le 20 lire Ramo di quercia, nella riedizione in oro che hanno come data di emissione il 28 agosto vengono proposte da IPZS in astuccio con certificato di garanzia, rispettivamente, a 799 euro (la moneta da 20 euro) e a 1499 euro (la moneta da 50 euro).