È considerata da studiosi e collezionisti la prima coniazione commemorativa a nome della Repubblica di San Marino: parliamo della medaglia per Dante Alighieri del 1865 con la quale venne celebrato il sesto centenario dalla nascita del sommo poeta, padre della lingua italiana e autore della Divina Commedia. Eppure, su quella coniazione aleggia più di un mistero che, tuttavia, è stato possibile svelare grazie ai documenti conservati nell’Archivio di Stato.
È importante tuttavia, prima di addentrarci nella storia di questa medaglia, contestualizzarla nell’Italia di quell’anno, in cui Firenze è divenuta il 3 febbraio capitale del Regno e in cui, dal 14 maggio (giorno di nascita del Sommo Poeta) al 16 maggio si assiste all’acme dei festeggiamenti danteschi con l’inaugurazione il giorno 15 del monumento all’Alighieri realizzato in marmo di Carrara dallo scultore Enrico Pazzi (1818-1899) e collocato in Piazza Santa Croce.

Il monumento a Dante Alighieri inaugurato a Firenze nel 1865 e una delle pubblicazioni ufficiali realizzate in occasione dei solenni festeggiamenti del Sommo Poeta
Durante quella che viene definita dal giornalista Gustavo Strafforello (1818-1903) “la prima vera festa nazionale del popolo italiano” sfila un grandioso corteo i cui componenti provengono da tutta Italia: i rappresentanti di 543 municipi con i gonfaloni, 31 consigli provinciali, 113 accademie, 208 società di mutuo soccorso e rappresentanze di una miriade di associazioni. I labari di Venezia e di Roma sono listati a lutto, perché le due città non sono ancora unite alla Patria. Al corteo partecipa anche re Vittorio Emanuele II accolto da una folla festante.
Facciamo ora un passo indietro nel tempo e prendiamo in esame gli atti del Congresso di Stato di San Marino del 29 aprile 1865: nel verbale della Congregazione Economica si riporta infatti che sarebbe da importante una partecipazione della Repubblica di San Marino alla grande “Festa Dantesca in Firenze” attraverso l’istituzione di una apposita “deputazione” da inviare alle celebrazioni e la coniazione una medaglia. A realizzarla sarà l’incisore Pietro Thermignon (1819-1901) che si è proposto per tale incarico a titolo gratuito manifestando il desiderio di ottenerne, in cambio, “la grazia di cittadinanza”.

Il conte Luigi Cibrario, artefice della convenzione tra San Marino e il Regno d’Italia del 1862 e fautore del contatto fra l’incisore Thermignon e la Repubblica del Titano
Come sappiamo dai documenti già nel 1864 Thermignon – per tramite del conte Luigi Cibrario (1802-1870) – si è proposto alla Repubblica di San Marino per realizzare monete e francobolli: aveva scritto, inviato bozzetti per le une e per gli altri, caldeggiato un incarico che tuttavia non si era concretizzato. Invece, di fronte alla proposta di realizzare (a proprie spese) la medaglia per Dante Alighieri del 1865, le porte del Titano si spalancano all’incisore torinese nei confronti del quale le autorità esprimono parere favorevole alla concessione della cittadinanza.
Tornando alla medaglia dono, questa dovrà avere “sul dritto l’effigie di Dante con la legenda = A Dante Alighieri VI Centenario = e nel rovescio = La Repubblica di San Marino a Dante Alighieri 1865”: queste le richieste del governo sammarinese. In quel di Torino, Thermignon incide così un bel dritto con ritratto a destra del poeta e la legenda richiesta, premurandosi di firmarlo P. THERMIGNON F. e inserendo la data in numeri romani (MDCCCLXV); per il rovescio, invece, la legenda composta su sei righe sarà curiosamente diversa, recitando A | DANTE ALIGHERI | LA REPUBBLICA ITALIANA | DI S. MARINO | 1865.
Repubblica “italiana”: strana aggettivazione, ma non più di tanto se consideriamo il periodo risorgimentale e il sentire dell’epoca. Se il governo sammarinese abbia gradito o meno questa legenda non ci è dato saperlo; sta di fatto che viene deciso l’invio dell’unico esemplare coniato in argento alla Municipalità di Firenze, con lettera dei capitanti reggenti del 14 maggio 1865 indirizzata a Luigi Guglielmo de Cambray Digny (1820-1906), gonfaloniere del Comune e presidente del comitato per le celebrazioni dantesche.

L’unico esemplare della medaglia dantesca sammarinese del 1865 conservato presso il MFM Museo del francobollo e della moneta: è in metallo bianco con doratura
Il 22 giugno la medaglia per l’Alighieri risulta spedita in omaggio anche all’altra città dantesca per eccellenza, quella Ravenna in cui il poeta è vissuto in esilio dall’autunno del 1301 alla morte, avvenuta nel 1321. La lettera della Reggenza è indirizzata in questo caso a Gioacchino Rasponi Murat (1829-1877), sindaco della locale Municipalità.
Ma in quale metallo viene inviata la medaglia per Dante Alighieri del 1865 alla città che ospita le spoglie del poeta? E quante medaglie vengono coniate in tutto? Ancora una volta, a svelarci informazioni inedite è la documentazione d’epoca. Fino ad ora, infatti, la coniazione del Thermignon era genericamente indicata nei testi di numismatica sammarinese come rara, esistente in argento e in bronzo, diametro 47 millimetri e peso di circa 51 grammi.

Luigi Gugliemo de Cambray Digny, gonfaloniere di Firenze, riceve in omaggio da San Marino l’unico esemplare della medaglia coniato in argento la cui collocazione è oggi ignota
In Archivio di Stato a San Marino è tuttavia conservata una lettera, di notevole interesse, di Pietro Thermignon spedita il 22 giugno 1865 alla Reggenza, ricevuta il 27 e in cui si legge: “Il ritardo della presente spedizione di med.e comm.e del centenario del Divin Poeta fatte dal sott.to per l’Ill.ma Repubblica di San Marino è perché dovette aspettarne il rinvio desiderato avendole mandate a Firenze il giorno inanzi che sventuratamente gli si spaccasse il conio dal lato della legenda e per cui dovendo aspettare un’occasione non le ricevette che ora – Se ne fece solo che il n.o di 70 con sommo suo dispiacere, ne tiene poche coppie ancora per qualche gabinetto numismatico.
Il sott.to avrebbe dovuto prima d’ora scrivere per anticipare all’E.mo Reggente la Repubblica di S. Marino i dovuti ringraziamenti per la buona novella che ebbe del essere onorato della desiderata Cittadinanza dell’Ill.ma Repubblica di S. Marino, di cui ne andrà superbo di essere tale e di esserlo degnamente. Volendo il sott.to fare ciò col fare pervenire queste poche altre med.e mancò al suo dovere e glie ne chiede scusa.
Il sott.to crede bene che se ne mandasse al Estero una coppia ai rappr.ti della Ill.ma nostra Rep.ca e così servirà fare conoscere che se lo Stato è piccolo non lascia però di essere accorto e che cammina con tutte le altre nazioni del mondo a tempo debito ed a luogo col progresso e civiltà. Di quelle che ci avanzerà ne disponga come meglio crede a pro di opera pia o altrimenti che sarà sempre ben fatto quanto fa sol suo senno”.

La lettera con cui l’incisore Pitro Thermignon, ormai cittadino sammarinese, si giustifica per i ritardi nella consegna delle medaglie e racconta della rottura del conio di rovescio (courtesy Archivio di Stato di San Marino)
Dunque, Thermignon conia solo 70 medaglie causa rottura del conio di rovescio, ne invia un certo numero a Firenze (omaggi gestiti dagli inviati di San Marino ai festeggiamenti danteschi) mentre il resto viene spedito sul Titano, a parte pochi esemplari trattenuti dall’autore nel caso fossero risultati di interesse di qualche collezione pubblica o privata.
Interessante, in ogni caso, l’ultimo paragrafo della lettera in cui Tehrmignon sottolinea l’orgoglio per essere stato annoverato tra i cittadini sammarinesi e auspica di poter presto realizzare per il Titano una moneta dato che “desidera caldamente di poterla eseguire per quella nazione che è ora sua Patria”. Nel caso la Repubblica decidesse in tal senso, Thermignon – che ha già inviato bozzetti al riguardo nel 1864, approfondisci qui – presterebbe di nuovo la propria opera a titolo gratuito “in attestato di gratitudine ed affetto per la Repubblica Italiana di S. Marino”.


Un inedito esemplare in bronzo della medaglia sammarinese per Dante Alighieri, ex Collezione Duilio Donati e ora in raccolta privata
Nel 1867 Pietro Thermignon da Torino, ormai cittadino sammarinese a tutti gli effetti, verrà finalmente incaricato della realizzazione di una moneta da 5 lire in argento, ma anche stavolta una serie di circostanze politiche avverse impedirà la realizzazione del suo sogno (approfondisci qui) che rimarrà allo stato di progetto.
Riassumendo, della medaglia per Dante Alighieri del 1865 (diametro 47 millimetri) furono stati coniati 70 esemplari, il che la rende piuttosto rara: oltre all’unico esemplare in argento destinato alla città di Firenze se ne conoscono in metallo bianco dorato (esemplare al MFM Museo del Francobollo e della moneta), in metallo bianco bronzato (ex collezione Duilio Donati, ora in collezione privata) e in bronzo naturale (quello inviato a Ravenna). Un’altra medaglia in bronzo, ex collezione Duilio Donati, è infine in collezione privata.

Rimase allo stadio di progetto la moneta da 5 lire 1867 ideata da Thermignon per la Repubblica di San Marino che, fino a quel momento, aveva coniato solo i 5 centesimi in rame nel 1864
La storia del profilo di Dante realizzato dal “sammarinese subalpino” Pietro Thermignon, tuttavia, non finisce qui: sul mercato numismatico è di recente apparsa un’altra coniazione ex collezione Duilio Donati (bronzo) con il dritto realizzato per il Titano e un diverso rovescio, una criptica legenda che recita: “AHI SERVA ITALIA […] ! / […] OR TI FA LIETA CHE TU HAI BEN ONDE / TU RICCA TU CON PACE TU CON SENNO / S’IO DICO VER L’EFFETTO NON NASCONDE / […] LUIGI, / PER CUI NOVELLAMENTE È FRANCIA RETTA / […] /NON TERRA MA PECCATO ED ONTA / GUADAGNERÀ. Sotto, PURG. V1. (che sta in realtà per VI) V. 76. 136. C. XX. V. 50. 76.
Rovescio letterario ed enigmatico, dantesco senza dubbio: un collage di versi della Divina Commedia – il primo celeberrimo – collegati fra loro da quel nome, LUIGI, almeno all’apparenza misterioso. Ma poi non tanto: i “Luigi” danteschi del XX Canto del Purgatorio, infatti, assieme ai “Filippi” altri non sono che i re di Francia discendenti di Ugo Capeto e, se guardiamo al periodo in cui viene probabilmente realizzata la medaglia, nel 1865 o probabilmente poco dopo, appare ipotizzabile che il riferimento sia a Carlo Luigi Napoleone Bonaparte (1808-1870), imperatore dei Francesi dal 1852 con il nome di Napoleone III.

Ex Collezione Duilio Donati, oggi in raccolta privata, la seconda versione (1866 o 1867?) del Dante di Thermignon: il rovescio è un “puzzle” di versi danteschi, ma per quale motivo?
Thermignon – o l’nonimo ispiratore dei versi incisi nel metallo – cita infatti un’Italia ricca e in pace, dall’altra una Francia che guadagna “non terra ma peccato ed onta”. Che il riferimento sia alle manovre diplomatiche, non così lineari, con cui si pose fine alla III Guerra d’indipendenza italiana, nel 1866, con la consegna del Veneto ex austriaco all’Italia, dopo un momentaneo e passaggio in mani francesi?
Oppure, il rovescio potrebbe riferirsi ai fatti del 1867 quando Garibaldi cercò di conquistare il Lazio e Roma e Napoleone III decise di intervenire con le sue truppe in difesa di papa Pio IX. Il 3 novembre 1867, infatti, a Mentana le camicie rosse del Generale – inferiori per numero ed equipaggiamenti – vennero sconfitte dai francesi che poi si installarono a Roma, a difesa del pontefice, fino all’agosto 1870.

Forse il testo enigmatico sul rovescio allude a Napoleone III: uno “sfogo politico” in medaglia per l’artista italo-sammarinese Pietro Thermignon?
Certo si tratta solo di ipotesi, magari fantasiose o del tutto prive di fondamento, ma se qualcuno fra nostri i lettori avesse una lettura diversa da proporre saremmo lieti di pubblicarla.




































