I collezionisti di monete romane imperiali conoscono bene il dupondio di Germanico “per antonomasia” (RIC I, Gaio, n. 57), ossia quello coniato in bronzo (diametro mm 30-31 per gr 16-17) nel periodo 37-41 dopo Cristo, sotto il regno di Gaio (Caligola) dalla zecca di Roma con le caratteristiche che qui sotto descriviamo.

Moneta affascinante sotto molti punti di vista, il dupondio di Germanico reca sul dritto la legenda GERMANICVS | CAESAR e la figura dello stesso Germanico in piedi su quadriga lenta ornata di Vitotria, andante a destra, a capo scoperto e ammantato, con scettro sormontato da aquila nella mano sinistra. Sul dritto, l’iscrizione è invece SIGNIS-RECEPT | DEVICTIS-GERM | S-C; nel campo, al centro, Germanico corazzato a figura e con tunica avanza a sinistra, a capo scoperto, con la mano destra alzata in gesto di adlocutio e un’insegna con aquila poggiata sul braccio sinistro.

Dupondio, zecca di Roma, coniato nel 37-41 d.C. per volere di Gaio (Caligola) in omaggio al padre, Germanico, scomparso prematuramente nel 19 d.C.

Germanico (15 a.C – 19 d.C.), padre di Gaio, è stato definito da alcuni studiosi “il John Fitzgerald Kennedy della sua epoca”: era infatti popolarissimo tra la popolazione di Roma per il suo fascino, le ascendenze familiari e l’eroismo in tempo di guerra e, come si può immaginare, sua morte prematura non fece che accrescere la sua leggenda.

Nipote della moglie di Augusto, Livia, Germanico prese il nome dalle spettacolari conquiste di suo padre Druso in Germania durante il secondo decennio del regno di Augusto. Dopo che la disastrosa sconfitta di Teutoburgo del 9 d.C. aveva dilapidato gran parte di queste conquiste, Germanico assunse il comando di una poderosa armata e si precipitò verso il confine tedesco per impedire un collasso generale.

Sul dritto della moneta, Germanico trionfante conduce una quadriga lenta decorata sul fianco con la raffigurazione di una Vittoria alata

Era talmente amato, il nostro, che morte di Augusto nel 14 d.C. le legioni del Reno tentarono di acclamarlo come imperatore, ma egli rifiutò e offrì il suo sostegno allo zio Tiberio. Entro il 15 d.C., Germanico aveva allestito un esercito formidabile e attraversò il Reno per vendicarsi del perfido capo Arminio, che aveva condotto Varo alla rovina.

Nel corso di due campagne militari non prive di difficoltà, Germanico riuscì a ricostruire il prestigio romano e inflisse una sconfitta apparentemente decisiva ai Germani a Idistoviso nel 16 d.C. Tiberio, tuttavia, lo richiamò a Roma, permettendo alla Germania orientale di sfuggire ancora una volta al controllo di Roma.

La grande statua di Germanico conservata nel Museo civico di Amelia (Terni)

Germanico ricevette un’accoglienza entusiastica e sembrava designato a porsi come erede al trono imperiale; tuttavia, recatosi in Oriente nel 19 d.C. durante una missione diplomatica si ammalò e morì in circostanze sospette. Alcuni incolparono della morte di Germanico il geloso Tiberio, che avrebbe agito tramite il suo fedele G. Calpurnio Pisone, governatore della Siria.

Un processo farsa a Pisone, concluso con il suo suicidio, non cancellò i sospetti e la vedova di Germanico, Agrippina, divenne il fulcro della resistenza a Tiberio. Lei e i figli Druso e Nerone subirono persecuzioni e furono uccisi; solo il figlio più giovane, Gaio, sopravvisse e assunse la porpora imperiale il 18 marzo del 37 prendendo il nome di Caligola.

La corazza, il gesto della adlocutio, il decoro inferiore della lorica, i calzari: tanti dettagli avvicinano il dupondio di Germanico alla magnifica statua rinvenuta in Umbria

Questi si sarebbe dimostrato un figlio indegno di tanto padre, ma in ogni caso volle onorarne la memoria e il dupondio di Germanico è la più bella evidenza numismatica che ci ricorda quella pagina di storia. Il valente imperator dell’esercito di Roma è ritratto due volte, al dritto e al rovescio, e spicca nelle sue mani quell’aquila legionaria, una delle due recuperate in Germania sanando, almeno in parte, il disonore della sconfitta di Teutoburgo.

Ciò che colpisce è poi la somiglianza con la grande figura di Germanico stesso – uno dei rarissimi e più splendidi esempi di statuaria romana in bronzo – che venne ritrovata casualmente ad Amelia, in provincia di Terni, nel 1963 e che dal 2001 è esposta nel Museo civico “Edilberto Rosa”.

Asse in bronzo (mm 28, g 12) coniato nel 37-41 d.C a Roma con al dritto il profilo di Germanico

Nell’agosto del 1963, durante la costruzione di un mulino presso Porta Romana, nei pressi della cittadina umbra, lungo la Cia Ortana, tornarono alla luce numerosi frammenti bronzei  di una statua che fu subito riconosciuta come di altissimo pregio. Una volta ricomposta nelle sue parti, la statua apparse nella sua maestosità, di proporzioni maggiori del vero e raffigurante, per l’appunto, il nostro Germanico.

La statua, realizzata in bronzo nel I secolo d.C. con la tecnica della “cera persa indiretta” poggiava su una base di pietra calcarea alla quale era attaccato, al momento del ritrovamento, un frammento del piede destro. La figura poggia sulla gamba destra mentre la sinistra è a riposo; al di sopra, il braccio sinistro è piegato e sorregge una lancia, mentre la destra è sollevata nel gesto della adlocutio (gesto proprio degli oratori per richiamare l’attenzione prima di prendere parola).

Caligola ritratto insieme al padre su un aureo (mm 20, g 6,79): anche in seguito, durante l’impero di Claudio, furono coniate monete con il volto di Germanico

Evidente il rimando al canone di Policleto nella distribuzione del movimento, come è evidente la somiglianza con la figura incisa sul rovescio del dupondio di Germanico: un parallelo affascinante fra arte monumentale e numismatica.

Visitando il suggestivo museo amerino e ammirando da vicino la statua si apprezzano poi altri dettagli: Germanico indossa calzari in pelle trattenuti da strisce avvolte alla caviglia e legate da un nodo. Il condottiero indossa poi una tunica leggera in lino che copre le gambe con morbide pieghe; sopra questa, la figura indossa una lorica con spallacci e ornati di rilievi sia sul petto che sul dorso. Da questa scendono una doppia serie di pteryges decorate da teste di leone, satiri a rilievo e palmette. Sulla sinistra, la spada, entro il fodero, pende dal balteo.

Sulla corazza del Germanico di Amelia la scena omerica dell’agguato di Achille a Troilo

Magnifica, infine, la corazza con raffigurazioni dal marcato carattere simbolico: appena sotto lo scollo, infatti, Scilla solleva il braccio nell’atto di gettare una pietra; la parte sottostante, invece, incorniciata da due Vittorie alate e motivi vegetali, presenta la scena dell’agguato di Achille a Troilo. Achille, nudo e in posizione frontale, indossa un elmo attico; con la sinistra sorregge uno scudo mentre con la destra afferra i capelli del giovane Troilo fino a disarcionarlo. Quest’ultimo, nudo e coperto sola dalla clamide dai calzari, alza le braccia nel tentativo di allontanare l’avversario.

Dettagli che, certo, possiamo apprezzare solo in parte nel dupondio di Germanico ma che – casomai ve ne fosse la necessità – ci danno conferma di quanto la moneta sia legata alla civiltà nel suo senso più ampio e a quelle che siamo abituati a considerare “arti maggiori”.