Riappare in asta, e riaccende il desiderio di approfondirne la storia, una moneta di grande rarità del Cinquecento italiano, il giulio per Ravenna di Leone X Medici (coniato nel periodo 1517-1521) con al rovescio la scena della Risurrezione di Cristo. Moneta di fascino, coniata in argento al diametro di circa 27-28 millimetri e con peso di 4,36 grammi, il giulio ravennate è infatti proposto al lotto 1010 dell’asta numismatica Varesi 86 (che potete approfondire qui), in conservazione tra Bb e Spl e alla base di ben 10.000 euro.

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Il dritto del giulio per Ravenna di Leone X (coniato tra il 1571 e il 1521) in asta numismatica Varesi 86 (lotto 1010, base 10.000 euro)

Non è tuttavia il valore commerciale, pur cospicuo, di questa moneta papale coniata da una zecca “periferica”, quando l’iconografia e la simbologia che il tipo monetale porta in sé. Iniziamo perciò con la descrizione: al dritto lo stemma a cuore di Leone X sorretto da due leoni, sormontato da chiavi decussate e tiara, in basso un simbolo; al rovescio il Cristo risorto, benedicente, con vessillo crucigero. Dietro di lui il bordo del sepolcro aperto e, ai lati, in basso, armette della città e del legato cardinale Niccolò Fieschi (1456 circa – 1524).

Alla classica legenda . LEO . X . PONTIFEX .  M . posta nel giro del dritto si abbina sul rovescio la dizione . S . RESVRE . | ECCLESIE . R . che si scioglie in SANCTA RESVRRECTIO ed ECCLESIAE RAVENNAE, ossia “Santa Risurrezione” e “Della Chiesa di Ravenna”. La bibliografia del giulio per Ravenna di papa Leone X è: Muntoni 160, MIR 716, Di Virgilio 35-37.

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Il rovescio con il Cristo risorto e, ai lati, le due armette dell’arcivescovado di Ravenna e del cardinale Niccolò Fieschi

Nulla da osservare di particolare sul dritto, se non sottolineare che quei due leoni a supporto dello stemma Medici altro non potrebbero essere che “simboli parlanti” che richiamano il nome del pontefice, fatto non raro nella monetazione di Leone X emessa da varie zecche tra il 1513 e il 1521). Sotto la linea di esergo appare poi un minuscolo simbolo che, scrive Stefano Di Virgilio in Le monete di Ravenna. Dalle emissioni arcivescovili a Benedetto XIV (pp. 50-51), “ricorda molto il tridente dei Függer, i banchieri di Augsburg che avevano l’appalto della zecca di Roma proprio in questo periodo”.

Tuttavia, nota correttamente lo studioso, questo simbolo è un tridente aperto e che ha sempre vicino un cerchietto, a destra, che invece nel giulio per Ravenna di Leone X non appare. Simbolo ignoto, dunque, anche se la forma ha portato alcuni a ipotizzare – tesi smentita da Di Virgilio, con il quale concordiamo – che si trattasse di una rielaborazione semplificata dello stemma cittadino.

Stemma che, tuttavia, raffigura un albero di pino verde, fruttato d’oro, sostenuto da due leoni controrampanti, il tutto partito di oro e di rosso. Dunque, nessuna attinenza con il piccolo simbolo ignoto sulla moneta anche se, curiosamente, potremmo vedere invece un omaggio simbolico indiretto all’araldica della città proprio nei due leoni che fanno da supporto all’emblema papale.

Un altro esemplare di elevata conservazione andato in asta da Varesi nel 2017 e sul quale il simbolo (“graticola”) sotto lo stemma Medici è ben leggibile

Ad un’analisi più attenta il simbolo misterioso del giulio per Ravenna di Leone X, messo a confronto con quello di un altro esemplare andato all’asta sempre da Varesi nel 2017 (asta 71, lotto 338) potrebbe essere identificato con buona probabilità come… una graticola! La mancanza di documenti d’epoca e di fonti sui nomi del personale operante tra il 1517 e il 1521 nella zecca ravennate non permette purtroppo ulteriori approfondimenti ma, per lo meno, abbiamo sgombrato il campo da alcune ipotesi fantasiose.

La “graticola” potrebbe essere il simbolo dello sconosciuto appaltatore della zecca di Ravenna sotto Leone X, oppure – ma è meno probabile – la cifra usata dall’ignoto incisore dei coni. Non lo sappiamo, ma certamente colui che incise le matrici per i rarissimi giuli ravennati doveva essere un abile artista del bulino.

Lo stemma della città di Ravenna con i due leoni rampanti che sostengono un albero di pino

Venendo al rovescio della moneta, infatti, si possono notare la verticalità, le armoniose proporzioni e il senso di movimento conferiti alla figura del Cristo che, uscito dal sepolcro, benedice avanzando con il vessillo in mano. Ai suoi piedi, quello che viene descritto come “un fiore con due ramoscelli” ci pone infine di fronte ad un’altra ipotesi: potrebbe trattarsi infatti di una pigna con ai lati due fronde di pino, in questo caso proprio per richiamare lo stemma di Ravenna.

Nella speranza di poter un giorno risolvere il “mistero della graticola” sotto l’araldica di papa Leone X, resta intatto il fascino di questo giulio per Ravenna di Leone X, di grande rarità, che torna dal passato non solo per farsi ammirare, ma anche – come studiosi di numismatica – per farci riflettere.