Onore e valore sembrano parole senza significato quando, il 9 giugno dell’anno 68 a Roma, muore suicida nella villa del liberto Faonte l’imperatore Nerone che si lascia alle spalle un’Urbe in pieno fermento e a capo della quale, per breve tempo, si succederanno Otone e Vitellio finchè Vespasiano non riuscirà, tra il 1° luglio del 69 e il 23 giugno di dieci anni dopo, a restituire all’Impero una certa stabilità.

Onore e valore accomunano tuttavia due monete, due magnifici e rarissimi sesterzi in bronzo emessi in questo periodo, il primo a nome di Galba (C 89, RIC 475, CBN 239) e il secondo di Vitellio (C 38, RIC 113, CBN 88) che furono battuti – caso raro, ma non unico nella monetazione romana – usando lo stesso conio di rovescio.

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Galba (68-69). Sesterzio (dicembre 68). D/ SER SVLPI GALBA IMP CAESAR AVG TR P; busto laureato e drappeggiato a destra. R/ HONOS ET VIRTVS; Honos, nudo dalla vita in su, stante a destra con un lungo scettro verticale nella mano destra e una cornucopia a sinistra, di fronte a Virtus, in abiti militari, stante a sinistra, con un parazonio nella mano destra e una lancia verticale a ssinistra, piede a destra su testa di cinghiale. In esergo, S C

 

Il sesterzio di Galba, fanno notare gli studiosi, incarna sia le capacità che la flessibilità della zecca di Roma durante l’anno rivoluzionario del 69. La prima impressione che dà la moneta è quella di una raffinatezza inattesa: difficile immaginare che una tale qualità potesse essere ottenuta in circostanze stressanti e di rapido cambiamento politcio. L’impressione successiva, che si ricava solo attraverso uno studio della matrice di rovescio, è di un’estrema praticità, poiché il conio HONOS ET VIRTVS sopravvisse alla caduta di Galba e fu riutilizzato per i sesterzi di Vitellio.

Honos e Virtus, le personificazioni romane di onore e valore, furono introdotte nella monetazione imperiale proprio da Galba. In precedenza, un simile richiamo al valore militare avrebbe potuto sortire l’effetto desiderato – ravvivare la fedeltà delle legioni e dei loro comandanti – ma nella fosca atmosfera dopo la caduta di Nerone i soldati rispondevano solo al richiamo delle sirene dell’opportunismo e dell’arricchimento personale.

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Vitellio (69). Sesterzio (fine aprile – dicembre). D/ A VITELLIVS GERMANICVS IMP AVG P M TR P; Busto laureato e drappeggiato a destra. R/ Stesso conio del sesterzio di Galba

 

La comparsa di queste due personificazioni sulle monete di Vitellio, i cui valori erano più in linea con quelli della plebe, non fu dunque opera sua, ma si trattò di una questione pratica, di utilizzo efficiente di materiali creatori già pronti.

Per comprendere perché onore e valore furono abbinati sulla moneta, va detto che Honos fosse era una figura simbolica più associata alla vita politica mentre la Virtus lo era più direttamente a quella militare. A Roma, tuttavia, queste personificazioni erano quasi inseparabili per molti aspetti e ciò è evidente dalla struttura del loro tempio più grande, situato fuori Porta Capena. Il tempio originale era infatti dedicato esclusivamente a Honos, ma fu integrato da un tempio adiacente dedicato a Virtus, consacrato nel 205 a.C. Il Tempio di Honos aveva una sola porta, il che rafforzava il concetto che l’onore poteva essere ottenuto solo attraverso il valore.

Roma, Repubblica. Q. Fufio Caleno e Muzio Cordo. Denario serrato di zecca incerta (70 a.C.), D/ KALENI sotto le teste accollate di Honos e Virtus, il primo è laureato e la secondaelmata; HO. dietro, VIRT. (con RT intrecciato) davanti. R/ Italia a sinistra e Roma a destra, con le mani giunte e una cornucopia; dietro l’Italia un caduceo; Roma indossa un diadema, tiene i fasci nella mano sinistra e poggia il piede destro sul globo, RO a destra, ITAL. (monogramma) a sinistra CORDI.

 

L’anzianità, quasi la “priorità” del culto di Honos si riflette anche nella monetazione: l’onore fa la sua apparizione più evidente sui denari serrati di Q. Fufio Caleno e Muzio Cordo, coniati nel 70-68 a.C., dove è ritratto insieme alla Virtus. Honos occupa la posizione onoraria a sinistra, come accade anche nei bellissimi sesterzi di Galba e Vitellio: una tradizione simbolica che si perpetua e accresce il fascino di queste monete.