Tra VANGHE e COLTELLI, i “lunghi secoli” delle MONETE CINESI

a cura della redazione | A forma di vanga, coltello e conchiglia, rotonde e con foro quadrato al centro, le antiche monete cinesi ebbero caratteristiche assai diverse da quelle occidentali

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Un secolo dura sempre cento anni, non può essere né più lungo né più breve… Eppure, almeno per ciò che riguarda l’evoluzione delle antiche monete cinesi, i secoli sembrano non avere la stessa scansione, dato che i tipi si mantengono sempre uguali per generazioni, dinastie e imperatori sia nelle legende che nelle tecniche, privi di raffigurazioni e ritratti fino all’Ottocento.

Indubbiamente, una tale povertà figurativa rispetto alla variegata produzione numismatica occidentale stupisce all’interno di una civiltà come quella cinese che, sappiamo bene, in altri campi quali oreficeria, ebanisteria, lavorazione della lacca, tessitura, mostra manufatti di grande pregio e raffinatezza.

Le antiche monete cinesi non hanno avuto un ruolo artistico, celebrativo o di propaganda come in Occidente, quando il semplice ruolo funzionale di riserve di valore

Probabilmente questa discrepanza, che per noi occidentali risulta difficile da capire, va inquadrata in un diverso modo di porsi di fronte alla moneta che hanno avuto i Cinesi nei tempi passati considerando il tondello in metallo sempre e comunque un sistema prosaico di scambio, da non confondere o da non “contaminare” con altre espressioni dell’animo umano che abbracciano anche la sfera spirituale.

In effetti, noi possiamo distinguere tre fasi nella storia degli scambi in Cina: una caratterizzata dal solo baratto, simile a quella dell’Occidente, una durante la quale i commerci avvenivano tramite copie metalliche di oggetti di scambio, una terza che si serve di monete vere e proprie.

Un curioso insieme di antiche monete cinesi raccolte in epoca vittoriana e montante su un pannello a cornice in legno: l’interessante oggetto proviene dal mercato antiquario

Queste due ultime forme di transazione convivono per molti secoli e testimoniano come, per i Cinesi, il commercio sia legato alla moneta in maniera totalizzante, mentre in Occidente il tondello si carica, col tempo, di numerose valenze come quella religiosa, propagandistica, politica, celebrativa ed artistica.

Fino al VI secolo le monete cinesi non ebbero forma circolare, ma erano simili a conchiglie in metallo fuso, vanghe e coltelli: le prime rappresentano una rarità e quindi un valore nello sconfinato territorio asiatico, gli altri oggetti di scambio rappresentano oggetti di valore in una civiltà contadina.

In origine questi oggetti non recavano iscrizioni e poi, col tempo vennero “marcati” in vario modo, come testimonia l’i pi ch’ien, o denaro “formica-naso” (IV secolo a.C.), dove su una delle facce di quella che era una “conchiglia” viene impresso in incuso qualcosa che somiglia ad una formica o un naso.

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Una serie di monete “formica-naso” fuse in bronzo e prodotte in Cina attorno al IV secolo a.C.

E’ solo con l’unificazione del Regno cinese sotto un’unica dinastia a carattere centrale come quella dell’imperatore Qin Shih Huang-ti (221-210 a.C.), famoso per aver voluto la costruzione della Grande Muraglia, che le monete cinesi prendono una forma omogenea e simile a quella che si ripeterà per secoli.

Si tratta del pan liang che corrispondeva a metà oncia cinese (g 35,4) ed aveva la forma di moneta rotonda con un foro quadrato in mezzo. Il significato del foro centrale tipico per secoli della monetazione cinese ha probabilmente una spiegazione di ordine pratica, legata alla produzione che avveniva per fusione.

Il materiale usato dai cinesi per i loro oggetti di scambio era principalmente metallo vile, quale ottone, bronzo, rame; esistono anche emissioni in oro e, più consistenti, in argento, ma la concezione cinese del denaro e la penuria di miniere ne hanno comunque limitato molto la produzione. Per questi metalli non pregiati si userà sempre, fino al Novecento, il metodo della fusione e non della coniazione, che venne ben presto adottata in Occidente.

Cina, dinastia Han occidentale (206 a.C. – 9 d.C.), terza imperatrice Kao Hou (187-180 a.C.): pan liang in bronzo dal caratteristico foro quadrato

La fusione prevede che venga versato il metallo fuso all’interno di uno stampo in argilla costituito da due metà sovrapponibili che recano in negativo i caratteri che si vogliono dare alle monete; il metallo liquido viene introdotto in un canale da cui si diramano dei condotti che portano il materiale fuso ad occupare lo stampo delle monete.

Una volta che il metallo si è raffreddato e solidificato bisogna “staccare” i pezzi così ottenuti, riutilizzando per nuove monete quella sorta di lisca di pesce che ha costituito il collegamento tra le varie parti. I tondelli necessitano ora di limature ai bordi e probabilmente il foro quadrato al centro serviva proprio per rendere più facile questa rifinitura infilando le monete in una sbarra di metallo di forma quadrata che, girando, consentiva di pareggiare i bordi irregolari.

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Cina, Stati Combattenti (Stato di Qi, 279 a.C. circa), moneta coltello “Qi Fan Bang Chang Fa Hua”: è una delle 50 monete cinesi antiche più rare in assoluto

E’ probabile che, visto il valore relativo di questi pezzi, il foro servisse anche per raggrupparli in gruppi di centinaia e anche più per scambi consistenti. La coniazione per fusione fa sì che i tondelli siano più sottili rispetto a quelli della monetazione occidentale in quanto è molto facile che, durante il passaggio del metallo fuso, si formino bolle d’aria che ne rendono la resa molto scarsa e, per ovviare a questo inconveniente, lo spessore veniva tenuto molto basso.

La ripetitività di tipi e legende e la scarsità di informazioni (data, nome imperatore, luogo di emissione) rendono difficile per molti secoli la collocazione storica esatta delle monete; unico indizio cui appoggiarsi è lo stile della scrittura e questo ha creato non pochi problemi e dispute tra gli studiosi.

Cina, Xin Mang (7-23 d.C.), moneta coltello (detta anche “moneta chiave”) tipo “Yi Dao Ping Wu Qian” particolare per due caratteri intarsiati in oro, specchio di una tecnica di fusione avanzata

Dopo un periodo durante il quale l’usurpatore Wang Mang (7-23 d.C.) tentò di ripristinare il denaro a forma di coltello e a peso, la dinastia Tang (618-907 d.C.) diede alla monetazione cinese le caratteristiche che si sono ripetute fino ai tempi moderni: al dritto del ch’ien si trovava l’indicazione di moneta corrente, mentre in alto ed in basso compare il nome dell’imperatore ed ogni oncia era divisa in dieci monete.

Verso la fine del XII secolo al rovescio compare l’indicazione dell’anno di regno, importante modifica tanto più se pensiamo che in Occidente questa indicazione sarebbe comparsa con regolarità solo alcuni secoli dopo.

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Cina, Stati combattenti, dinastia Zhou: moneta vanga fusa in bronzo, risalente al periodo dal 350 al 250 a.C. circa

E durante la mitica dinastia Ming (1368-1644), sinonimo di bellezze ed eleganza nei manufatti? La monetazione non registra svolte di particolare rilievo e il ch’ien continua a presentare al dritto le stesse caratteristiche; si registra solo la novità, al rovescio, dell’indicazione del luogo di emissione.

E così si mantengono le monete cinesi, fino all’ultimo imperatore della dinastia Qing, che esce di scena nel 1911. Ma questa è un’altra storia, che appartiene a decenni dall’impronta molto diversa e dalla durata molto celere, tanto da far considerare il Novecento un “secolo breve”.