Traffico di MONETE E REPERTI: indagine della Procura di Catania

a cura della redazione | Un’inchiesta di magistratura e TPC con 74 indagati tenta di far luce su un traffico di monete e reperti archeologici partito dalla Sicilia

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È di pochi giorni fa la notizia dell’articolata indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Catania su un traffico di monete e reperti archeologici che vede 74 persone iscritte, a vario titolo, nel registro degli indagati da parte del procuratore aggiunto Fabio Scavone e del sostituto procuratore Giovanni Gullo.

Con i magistrati ha collaborato il Nucleo Tutela del patrimonio culturale (TPC) dell’Arma dei Carabinieri di Palermo che ha condotto la parte operativa delle indagini sul territorio nazionale. Dei 74 iscritti nel registro degli indagati, 55 sono sottoposti a richiesta di misure restrittive che verranno confermate o meno nel corso degli interrogatori di garanzia in corso e che dovrebbero terminare il 29 novembre.

L’ipotesi di reato più grave è quella di associazione a delinquere finalizzata all’impossessamento e al traffico di reperti e monete di provenienza illecita, anche da scavi clandestini compiuti – secondo gli inquirenti – nel territorio tra il giugno e il dicembre del 2021. Gli scavi sarebbero stati effettuati in varie località siciliane: ad Augusta, Ragusa, Aidone, Assoro, Termini Imerese, Cattolica Eraclea e Roccelletta di Borgia.

Il procuratore aggiunto Fabio Scavone e il sostituto procuratore Giovanni Gullo, della Procura di Catania, coordinano le indagini sul traffico di monete e reperti archeologici

Secondo l’indagine, un secondo gruppo di indagati avrebbe effettuato scavi abusivi tra giugno 2021 e il 2022 a Paternò e in altre località: Augusta, Siracusa, Lentini, Mineo, Ragusa, Termini Imerese, Mazzarino e Calatafimi-Segesta.

Tra le persone iscritte nel registro degli indagati anche collezionisti ed esponenti del mondo commerciale la cui posizione è al vaglio degli inquirenti, i quali ipotizzano che parte del traffico di monete e reperti fosse finalizzato all’immissione di tali beni archeologici sul mercato nazionale e internazionale, anche attraverso case d’asta.

Il dossier di oltre 4000 pagine sul traffico di monete e reperti di provenienza illecita redatto dai Carabinieri del TPC e ora al vaglio della Procura della Repubblica di Catania riapre dunque la dolorosa piaga degli scavi archeologici abusivi nel nostro paese, un fenomeno che nonostante l’impegno delle autorità non sembra avere fine portando danni incalcolabili al patrimonio storico italiano.