È rarissimo, e indubbiamente affascinante, un progetto di scudo da 5 lire in argento (ma esistono anche esemplari in piombo e in stagno) che venne coniato con la “misteriosa” data ANNO II e l’indicazione della REPUBBLICA ITALIANA.
Una moneta emessa dopo il referendum del 2 giugno 1946? Impossibile dal momento che il nominale, chiaramente espresso al centro, indica SCUDO DA LIRE 5 e, in basso, troviamo un altro richiamo al valore espresso in denari d’argento (D. 19,275), segno che il sistema decimale non era ancora stato introdotto.

Esemplare in stagno del progetto di scudo da 5 lire a nome della Repubblica Italiana nata dalla Cisalpina dopo l’invasione napoleonica dell’Italia
La lettera M al rovescio, in esergo, ci fa poi pensare alla zecca di Milano e la storia ci viene in aiuto ricordandoci che, dal 1802 al 1805 fu costituita proprio con capitale la città lombarda quella che prese per prima il nome di “Repubblica Italiana”.
Repubblica solo di nome e non di fatto in quanto costituita in un’assemblea tenutasi a Lione dove si decise che si sarebbe chiamata “Italiana” quella che, dal 1797 al 1799, dopo l’irruzione napoleonica nella Penisola, si era già chiamata “Cisalpina” e che tanto aveva infiammato gli animi di speranze e di progetti e che si affiancava a tante altre repubbliche di ispirazione rivoluzionaria.

Il dritto del progetto di scudo da 5 lire con il valore entro un’elegante corona di spighe, il nome REPUBBLICA ITALIANA e il peso in denari in esergo
Presidente ne era Napoleone Bonaparte ed è chiaro che, nonostante il nome appaia denso di significati democratici, voglia indicare un moderno concetto di unità (che per molti liberali non era neanche prevedibile), l’aggettivo “Italiana” di fianco all’emozionante parola “Repubblica” risulta frutto di retorica piuttosto che di un disegno moderno e democratico. Napoleone, in quegli anni, era già un sovrano di fatto, con ambizioni di governo assoluto che avrebbe concretizzato facendosi rieleggere di nuovo Primo Console e poi facendosi proclamare Console a vita e Imperatore.
Ecco che la nostra moneta viene a suonare come una sinistra campana a morte per la parola “Repubblica” tanto più se pensiamo che di italiano, in senso esteso, non aveva nulla dal momento che fu coniata a Milano da quella che era stata la zecca degli Austriaci, e pensata per un territorio molto definito e limitato.

Il rovescio del progetto è un inno allo spirito imprenditoriale della borghesia lombarda, con il caduceo, il grappolo d’uva e la legenda AGRICOLTURA E COMMERCIO
Prima di emettere una moneta le zecche, soprattutto a partire dagli ultimi anni del Settecento e sempre di più col perfezionarsi della tecnologia, effettuavano prove di conio per la verifica dei tipi, delle proporzioni e la resa delle leghe.
Nel caso della nostra moneta ci troviamo più propriamente di fronte ad un progetto di scudo in quanto si tratta di uno “studio” mai posto in circolazione; inoltre, se per le prove vi sono documenti che ne legittimano la futura emissione, per i progetti tutto è più incerto.

Progetto di soldo da 10 denari in stagno ramato: la spada, la bilancia e la fronda di palma al dritto sono simboli degli ideali rivoluzionari
Non vi è dubbio, però, che per il nostro progetto di scudo le cose furono fatte come si deve: fu battuto in argento oltre che, come consueto, in leghe non preziose. Inoltre l’iconografia, se pur semplice, è curata e di grande attualità dal momento che ben riflette l’esigenza di quegli anni di una rinnovata semplicità sulla scia del neoclassicismo; inoltre l’adozione di simboli e immagini che richiamavano il mondo classico serviva alla propaganda napoleonica.
Di ottima fattura la corona di spighe che richiama i prodotti della terra secondo un’iconografia cara alla Rivoluzione Francese; nessun ritratto, invece, per non “personalizzare” il periodo di transizione.
Alla vicepresidenza della Repubblica Italiana Napoleone chiamò il milanese Francesco Melzi d’Eril (1753-1816) che, da esponente della ricca ed attiva oligarchia lombarda, avvallò la scritta al rovescio, AGRICOLTURA E COMMERCIO. Al centro troviamo il caducèo, simbolo di Mercurio, messaggero degli dei e patrono dei commerci, dei pascoli, delle strade, delle invenzioni; si tratta di una verga attorno alla quale si attorcigliano due serpenti e che termina con due ali spiegate, simboli di prosperità e di pace.

Semplicissimo, ecco il progetto in rame del denaro predisposto dalla zecca di Milano: una spiga di grano è l’unico soggetto iconografico del tondello
Sotto troviamo ANNO II che corrisponde al 1803 e la sigla della zecca, M (Milano). In campo a sinistra un grappolo d’uva e, a destra, una stella a cinque punte, che verrà utilizzata in seguito a simbolo dell’Italia.
Il progetto di scudo da 5 lire rientra in una serie di cui fanno parte anche i 30 soldi, i 10 e i 5 soldi. Per il 1804, con data ANNO III, conosciamo anche la serie da 2, 1 lira, 10 e 5 soldi d’argento, che ostentano ancora la legenda REPUBBLICA ITALIANA e recano tipi altrettanto sobri e di natura simbolica quali la bilancia, una spada e una palma decussate, una corona di quercia, delle spighe di grano.





































