Una patacchina “di ostentazione”? Quando si parla di monete destinate a mostrare il prestigio o il potere di un sovrano si pensa di solito a grandi moduli in oro e in argento, non certo a coniazioni di piccolo diametro e di bassa lega.
Eppure, questa patacchina coniata nella zecca di Sassari sotto il dominio di Guglielmo III di Narbona, con ogni probabilità fra il 1410 e il 1417, è una delle più interessanti fra quelle della Sardegna medioevale.

Sassari, Guglielmo III di Narbona (1407-1420). Rarissima patacchina in mistura (1410-1417) con al dritto lo stemma del Giudicato di Arborea e al rovescio la croce patente
Si tratta di una moneta alquanto piccola (più o meno 20 millimetri di diametro), di basso contenuto d’argento, che presenta al dritto un albero diradicato, simbolo dei giudici d’Arborea, accompagnato dalla legenda G IVDEXARBOREE, e al rovescio una croce con stemma a cuore e la lettera G, con la legenda ETVICECOMESNABOE.
La moneta in sé non è esteticamente sgradevole ed è impreziosita dal fatto che Guglielmo vi abbia voluto far indicare i suoi titoli (giudice d’Arborea e visconte di Narbona), cosa che in un certo senso rende questa coniazione, come abbiamo sottolineato, una patacchina “di ostentazione”. Come spesso capita, però, il motivo di interesse non è tanto il suo aspetto esteriore, quanto piuttosto la sua storia.
Guglielmo III divenne giudice d’Arborea nel gennaio del 1409, succedendo a Mariano V. La legittimità della successione era garantita dal suo rapporto di parentela con Eleonora, giudice d’Arborea. Guglielmo, infatti, era figlio di Americo VIII e di Beatrice, sorella di Eleonora.

Sassari, Guglielmo III di Narbona (1407-1420). Un bell’esemplare di minuto in bassa mistura
Vale la pena di soffermarsi sulla straordinaria figura di quest’ultima poiché, con essa, l’età giudicale raggiunse il suo acme sia sotto il profilo politico sia sotto quello culturale. Eleonora, dopo aver sposato nel 1376 Brancaleone Doria, si era trasferita prima a Castelgenovese (l’attuale Castelsardo) e poi a Genova, patria del marito.
Richiamata ad Oristano dall’assassinio di suo fratello Ugone III nel 1383, assunse di fatto la reggenza del Giudicato, essendo suo figlio Federico, il nuovo giudice, soltanto un bambino. In virtù di un carattere che la tradizione descrive come caparbio e indomabile, e grazie anche all’appoggio dei Genovesi, Eleonora si impegnò in una lunga guerra contro gli Aragonesi, riuscendo, nell’ultimo decennio del Trecento, ad unificare sotto la sua corona gran parte della Sardegna.
Inoltre, promulgò nel 1391 circa la cosiddetta Carta de Logu, un codice di leggi decisamente avanzato per l’epoca, al punto che, esteso a tutta l’isola, rimase in vigore sino al 1827, quando fu sostituito dal Codice Feliciano. La Carta de Logu, concepita come un vero e proprio codice nazionale avente lo scopo di dare unità di leggi e di cultura alla Sardegna, è senza dubbio la principale eredità giuntaci dall’età giudicale.

Sassari, Guglielmo III di Narbona (1407-1420). Patacchina in mistura con al dritto contromarca con stemma della casa d’Aragona apposta dopo la fine del Giudicato
Torniamo ora a Guglielmo. Egli, dopo aver accettato l’investitura regale da parte dei maggiorenti del Giudicato in virtù dello stretto legame che c’era sempre stato fra i visconti di Narbona e gli Arborea, giunse in Sardegna nel 1409 e, rotte le trattative di pace con Martino il Giovane, re di Sicilia e figlio del re d’Aragona Martino l’Umano, riprese la guerra contro i dominatori iberici. Tuttavia la fortuna non gli arrise.
I Genovesi, suoi alleati, furono sconfitti in una battaglia navale al largo dell’Asinara, ed egli stesso subì una pesante disfatta nella piana di Sanluri, nel Campidano. Seguirono altre sconfitte, dopo le quali prevalse il partito favorevole alla pace, capeggiato da Leonardo Cubello, discendente anch’egli della dinastia arborense. A Guglielmo rimase il possesso del Logudoro e della città di Sassari, ma, non volendo egli rinunciare al Giudicato, nel 1410 riprese la guerra.
Dopo alterne vicende, il 25 maggio 1414 finalmente si giunse a un accordo: il visconte di Narbona cedette il trono per 153.000 fiorini, ponendo così fine all’esistenza del Giudicato d’Arborea. In un primo momento, della cifra pattuita fu versato un acconto di 10.000 fiorini, e Guglielmo tenne per sé, a titolo di garanzia, Sassari e altre terre. Tuttavia nel 1420 anche questi possedimenti vennero venduti agli Aragonesi; l’ormai ex giudice tornò in Francia e la dinastia di Narbona cessò di far parte della storia sarda.

Sassari, Guglielmo III di Narbona (1407-1420). Minuto in bassa mistura con al rovescio contromarca con stemma della casa d’Aragona, regnante Alfonso V
Dal punto di vista numismatico, la permanenza in Sardegna della casa narbonense è testimoniata da due emissioni, un minuto e una patacchina coniati a Sassari nel periodo in cui Guglielmo vi regnò. Ciò è provato dall’esistenza di alcuni esemplari contromarcati, giacché Alfonso V d’Aragona, nel 1421, dopo l’annessione degli ultimi possedimenti giudicali alla sua corona, ordinò di contromarcare con le sue insegne “la moneda blanca ab senyal d’Arborea” che ancora circolava a Sassari.
Gli esemplari contromarcati vennero poi rimessi in circolazione, sebbene ridotti alla metà del loro valore. La certezza dell’attribuzione delle emissioni di cui parliamo alla zecca della città sarda è tuttavia ciò che le rende più interessanti.
Infatti, poiché allo stato attuale delle conoscenze non esistono prove che i signori d’Arborea abbiano emesso monete proprie, la patacchina “di ostentazione” illustrata in questo articolo e il minuto di Guglielmo III di Narbona rimangono le uniche monete che ricordino gli Arborea e l’età giudicale, così importanti nella storia della Sardegna.






































