Il cavalier Arturo Villoresi nacque a Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze il 21 giugno 1873. Uomo di grande cultura e dai molteplici interessi, nella sua vita, oltre alla sua grande passione per la numismatica, fu anche collezionista di porcellane e profondo conoscitore e cultore di storia locale, il cui studio lo indirizzò verso una ricerca assidua e minuziosa di testi che, unita all’amore per i libri, gli permise di creare una biblioteca di tutto rispetto, privilegiando soprattutto i testi su argomenti fiorentini.
La sua passione per i luoghi dove visse è evidenziata da due interessanti pubblicazioni, una del 1949 sul paese di Colonnata, in cui trascorse la maggior parte della sua vita e ove morì l’11 aprile del 1953, e l’altra su Sesto Fiorentino, edita postuma solamente nel 1989 a causa di numerose vicissitudini.

Arturo Villoresi, eclettico collezionista, fu uno dei massimi esperti di porcellane dell’antica Manifattura Ginori di cui possedeva esemplari eccellenti
L’interesse di Arturo Villoresi per la porcellana dell’antica Manifattura Ginori di Doccia gli diede l’opportunità di mettere insieme una importante collezione, sia per numero di pezzi che per pregevolezza di fattura e rarità, tanto che alcuni suoi esemplari furono scelti appositamente per rappresentare tale produzione alla grande esposizione sul Settecento italiano tenutasi a Venezia nel 1929. Altri suoi pezzi di particolar pregio vennero pubblicati nel 1933 sui volumi dell’opera Il Settecento italiano e nel 1935 sul suo libro Le porcellane italiane del 1935 di Giuseppe Morazzoni, che già precedentemente aveva selezionato gli esemplari da esporre alla mostra di Venezia.
Nello stesso anno, 1935, l’intera raccolta di porcellane venne dispersa in asta ed alcuni esemplari confluirono nella pregevole raccolta di porcellane di Palazzo Pitti a Firenze, ove tuttora è possibile ammirarli con ben indicata la provenienza dalla Collezione Villoresi, ed altri furono addirittura acquistati per la loro bellezza e rarità addirittura dallo stesso Museo delle porcellane di Doccia di Sesto Fiorentino, dove tuttora fanno bella mostra di sé.
Tuttavia, come già detto, la grande passione del cavalier Arturo Villoresi furono le monete che, ricordava il figlio Luigi, era nata quando il padre era ancora piccolo, tanto che non poteva fare a meno di avere nelle sue tasche, oltre alle mille cose che naturalmente può avere un bambino, anche qualche vecchia monetina.

Tre piccoli disegni a china che riproducono altrettanti segni presenti sui fiorini di Firenze, di cui Villoresi arrivò a possedere una raccolta di ben 285 esemplari
Con il passare degli anni l’approfondimento dello studio della numismatica lo portò ad un livello tale da diventare un esperto collezionista e un approfondito studioso, in particolar modo della monetazione della Repubblica di Firenze. Ancora giovane, ma già esperto conoscitore e raccoglitore, aveva raccolto un notevole numero di monete che per importanza, pregio e quindi valore, furono accettate senza problemi in garanzia per la sua assunzione presso la alla Banca di sconto di Firenze.
La sua specifica conoscenza delle monete, in particolar modo quelle repubblicane fiorentine, e la notorietà acquisita presso gli studiosi dell’epoca furono tali che lo stesso Vittorio Emanuele III, il re numismatico, ritenne opportuno richiedere la sua collaborazione per la stesura del XII volume, relativo alla zecca di Firenze, della sua monumentale opera sulla monetazione italiana: il Corpus nummorum italicorum.

Due tavole di armette del XII volume del Corpus di Vittorio Emanuele III opera del Villoresi
Dall’elenco della collezione redatto dallo stesso Arturo Villoresi veniamo a sapere che questa era composta da ben 285 esemplari di fiorino d’oro, tutti di differenti zecchieri, e che 93 sono quelli citati nel volume XII del Corpus come a lui appartenenti. Sempre dallo stresso elenco, da un appunto di suo pugno, scopriamo, inoltre, che 12 di questi esemplari il 28 novembre 1932, quando il volume XII del Cni era ormai stato pubblicato (1930), vennero ceduti direttamente a Vittorio Emanuele III. Probabilmente, proprio per ringraziare di questa “cessione” il re inviò ad Arturo Villoresi una sua fotografia con dedica autografa.
Il figlio Luigi ricorda ancora i frequenti viaggi dei numismatici romani Santamaria che per conto del re tenevano i contatti e venivano a trovarlo nella sua villa di Colonnata per definire il testo del volume, nonchè le tavole delle monete e quelle delle armette dei signori della zecca fiorentina, disegnate con grande garbo e perizia da lui stesso.

La tavola II del XII volume del CNI con annotazioni: tra le armette quella del fiorino a destra, coniato nel I semestre 1429 (armetta Strozzi con sopra una S per Matteo Spini)
Di questa sua abilità grafica abbiamo ancora delle tavole manoscritte su cui Arturo Villoresi, con pazienza e precisione certosine, disegnò i segni degli zecchieri che venivano poi inviati sua maestà per essere quindi riprodotti sulle tavole del volume XII del Corpus. Esiste ancora un foglio manoscritto su cui sono disegnati dei segni di zecchieri che non fu possibile pubblicare, perché furono individuati quando ormai il volume del Cni di Firenze era già stato stampato.
La sua grande passione per la monetazione della repubblica fiorentina non impedì al cavalier Arturo Villoresi di allargare i suoi interessi nel campo numismatico, che si orientarono in una seconda fase verso la ricerca di testoni rinascimentali italiani con ritratto e tutto ciò, naturalmente, lo portò a entrare in contatto con i più importanti collezionisti e commercianti dell’epoca, anche stranieri.
Di questi suoi contatti ci è rimasta, purtroppo, solamente una proposta di vendita inviatagli il 1° maggio del 1928 da Parigi, dalla prestigiosa ditta Bourgey, tuttora attiva sul mercato numismatico internazionale e nella quale, oltre all’elenco delle monete, fiorini d’oro e testoni italiani con ritratto, allegò, per dare un’idea di quanto offerto, anche un foglio di carta su cui erano stati incollati i calchi delle monete stesse eseguiti a lapis con così tanta abilità che ancora oggi, a distanza di molti anni, ci permette di gustarne i particolari, grazie anche alla loro splendida conservazione.

Un’interessante lettera del numismatico francese Etienne Bourgey di Parigi indirizzata al Villoresi con calchi a matita di monete italiane, compresa la zecca di Firenze
Bisogna sottolineare che per quanto riguardava la monetazione repubblicana fiorentina il suo interesse per un particolare esemplare prescindeva dallo stato della sua conservazione, mentre per la sua raccolta di testoni, creata per soddisfare il suo gusto del bello, era fondamentale che questi fossero in eccellente conservazione. Con gli anni, la sua raccolta assunse una importanza così rilevante – basta solo rammentare i 285 fiorini d’oro – che molti dei suoi amici e concorrenti collezionisti cercarono di acquisirla.
Finalmente, dopo lunga trattativa, la collezione di monete del cavalier Arturo Villoresi venne ceduta al principe Ginori-Conti alla morte del quale alcuni di questi esemplari, a seguito del suo lascito testamentario, insieme ad altri oggetti d’arte della sua imponente raccolta, entrarono a far parte definitivamente e degnamente nel 1962 delle raccolte del Museo nazionale del Bargello di Firenze.

L’unico fiorino rimasto della collezione di Arturo Villoresi, con armetta “angelo in volo verso destra”
Di tutta la sua splendida e importante collezione, oggi, rimangono soltanto i fogli manoscritti con l’elenco degli esemplari dei fiorini d’oro da lui posseduti, se si esclude un unico esemplare di fiorino conservato dai nipoti in una piccola cornice realizzata dallo stesso Arturo Villoresi. Entro la cornice, oltre alla moneta, si trova anche una breve annotazione in bella calligrafia che ci fa sapere che il segno che vi compare, un “angelo in volo verso destra”, è stato ripreso proprio da questo esemplare di fiorino per essere illustrato al n. 16 della tavola XXXIV del volume del Corpus di Firenze.





































