Michele Baranowsky: questo il personaggio che oggi si aggiunte ai tanti nomi di spicco – da Edoardo Martinori a Quintilio Perini fino ad altri meno conosciuti come Giuseppe Mazzini (non il patriota) e Alexander Boutkowski-Glinka – le cui esistenze sono state al centro di questa serie di approfondimenti dal tuitolo Una vita per la numismatica. Egli, come molti altri, non fu solo appassionato collezionista e studioso di monete, bensì mercante di altissimo livello, fortunato possessore e venditore di tali squisite delizie in tondello!
Siamo nel 1933, un anno complicatissimo: per gli Stati Uniti fu il peggior anno della Grande depressione e in quell’anno venne eletto 32° presidente, Franklin Delano Roosevelt; in Italia venne creato l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) al fine di salvare dalla bancarotta le maggiori banche e imprese italiane mentre Primo Carnera conquistava il titolo italiano dei pesi massimi; in Germania il presidente della Repubblica di Weimar nominava Adolf Hitler cancelliere e un mese dopo, nella notte bruciava il Reichstag a Berlino mentre a maggio i nazisti organizzavano il rogo dei libri considerati “non tedeschi”; a novembre gli Stati Uniti riconoscevano ufficialmente l’Unione Sovietica.
Michele Baranowsky, da esule russo in Italia dopo la caduta dello zar, nel nostro paese diventa uno dei professionisti della numismatica più amati e stimati
A Milano nel frattempo – perché, a fronte di simili eventi, bisognava pur lavorare per mangiare – usciva al prezzo di lire 20 l’ennesimo Catalogo illustrato delle monete in vendita a prezzi segnati fissi presso Michele Baranowsky, Via Gesù 2-4 telefono 75-707 (sì c’era già il telefono…). Il catalogo esordiva (in italiano, inglese, francese e tedesco): “Costo del presente catalogo L. 20. Ai Sigg. Clienti della mia Casa il catalogo viene spedito in omaggio gratis e sarò loro grato se vorranno farlo conoscere agli amici”.
E acnora: “Per i Sigg. Collezionisti in genere il catalogo viene ceduto al prezzo di L. 20; in mancanza di ordinazioni essi sono pregati di inviarmene l’importo o di respingerlo al portalettere. Gradirò avere notizia di quali serie i Sigg. Collezionisti s’interessano particolarmente. Prossimamente sarà pubblicata la continuazione del medesimo Catalogo con monete Greche, Romane, Consolari e Imperiali, e Italiane, nonché molti lotti d’occasione”. Ma cosa c’era nel catalogo? Tra gli altri, tre aurei di Giulio Cesare a 300 lire l’uno, ma anche denari romani al modico prezzo di 8 lire. Ma cosa c’era dietro a questo mercante? Una vita incredibile!

Due dei tanti, ricchissimi cataloghi di monete “a prezzi fissi segnati” della ditta Baranowsky: uno è del 1939, l’altro risale al 1935
Michele Baranowsky era nato a San Pietroburgo nel 1889, precisamente il 27 settembre. Questa città della Russia fu chiamata Pietrogrado dallo zar Nicola II nel 1914 e mantenne questo nome fino al 1924 quando, dopo la morte di Lenin, la città venne chiamata Leningrado. Tale nome fu mantenuto fino al 1991 quando ritornò alla denominazione originale. È Michele Baranowsky stesso che ci racconta la sua vita: “Me ne venni dalla Crimea, dove stava per accadere il disastro, fino a Belgrado, alla ricerca di mia moglie e di mia figlia rifugiatesi lì”. E continua “avevo combattuto contro i rossi per mesi e mesi, avevo vissuto nelle paludi. Sapevo fare solo il soldato, non trovai lavoro. Così pensai di recarmi a Parigi”.
Ma in quale periodo siamo? Era il 1919-1920. Siamo dopo la Prima guerra mondiale e la fine della Rivoluzione russa. Allora Baranowsky che fa? Passa per Milano e si ferma per andare a salutare una sua sorella, che era artista lirica in quella città. Racconta che aveva solo un paio di valige pesantissime, che non mangiava da vari giorni e non aveva ovviamente una lira ma solo qualche copeko “ma in Italia non servivano”. Per cui non poteva prendere il tram e quindi l’unico mezzo di locomozione erano i piedi.

Molto legato alla sua madrepatria, la Russia, Michele Baranowsky colleziona monete degli zar: qui una delle foto più famose di Nicola II con la famiglia
Ad un certo punto chiede indicazioni ad un signore. “Quello mi guardò e mi disse: la strada che cerca è lì, ma lei sta crollando. L’aiuterò” e gli porta le valigie fino a destinazione. E allora Michele confidò: “Da quel momento seppi che sarei rimasto in Italia, paese dalla gente gentile ed amica”, come ci ricordano le pagine de Il Giornale d’Italia del 16-17 marzo 1967.
Il tenente colonnello dello zar, guardia bianca, combattente anticomunista, profugo e futuro antiquario e insigne numismatico non era giunto al capolinea ma all’inizio di una nuova vita. Ma da tutto questo come nacque la sua passione per la numismatica? Rimase a Milano ad aiutare la sorella la quale aprì un negozio di antiquariato vendendo i mobili della sua casa.

Un magnifico esemplare di rublo novodel del 1744 a nome della zarina Elisabetta: esemplare di grande rarità, apparteneva alla Collezione Baranowsky messa all’asta nel 1972
Capitò però un giorno un ebreo russo che portò nel negozio parecchie monete antiche che, tuttavia, all’inizio Michele e la sorella non volevano. Quanto potevano valere quei pezzi di metallo infatti? Qualche giorno dopo, però, ecco la gradita sorpresa: passò davanti al negozio il direttore del quotidiamo milanese La Sera il quale, entrato, provvide subito ad acquistarne cinque per la somma di 250 lire, un importo all’epoca decisamente elevato..
Per cui, ci racconta Michele Baranowsky, “Così cominciai il mio lavoro di numismatico ed oggi posso dire di essere soddisfatto”. E al giornalista che lo intervistava faceva vedere una raccolta completa delle monete di Kiev che definiva “la mia città” e poi quelle di Pietro il Grande sul quale annotava una curiosità: “Vede questa barba e questi baffi che vi sono stati incisi? Questo era lo scotto che si doveva pagare se si avevano barba e baffi (e quasi tutti i nobili li avevano). Fu con questi sistemi che Pietro il Grande rinsanguò le casse dello Stato. Non si potrebbe fare lo stesso, oggi con i cappelloni? Chi vuol portare (essendo di sesso maschile) i capelli lunghi paghi questo lusso allo Stato. Non le pare un’idea?” e il mercante Baranowsky sorrideva compiaciuto!

Tra le tante, bellissime monete italiane vednute nel tempo dal noto mercante anche questo ducato di Filippo II per Napoli coniato nel periodo 1554-1556
E aggiungeva, in merito alla sua fantastica collezione di monete di Kiev: “Questa completa e preziosissima raccolta di monete della mia città vorrei donarla al museo di Kiev. Ma non lo farò prima che i comunisti se ne siano andati. O almeno prima che cambino. Ed ho fondate speranze che ciò avvenga prima della mia morte”. Non fu così.
Il primo studio numismatico dopo il negozio di antiquariato lo aprì nel 1924 in Via Rastrelli a Milano e da allora si dedicò sempre alla numismatica con grande passione (è la figlia Natacha che ricorda, siamo nelle pagine del Bollettino del Circolo numismatico Napoletano del 1968). Ecco che pubblica molti cataloghi, come quello che abbiamo visto, e organizza importanti vendite all’asta soprattutto nel periodo dal 1928 al 1935. Nel 1929 mise all’asta la collezione dell’ingegner Arturo Cuzzi di Trieste, nel 1930 fu la volta della collezione del cavalier Giuseppe Cavallaro di Palermo, nel 1931 quella di Carlo Beraud di Torino e di Valerio Traverso di Genova ma anche di Joseph Martini di New York.

Una delle rarità della Collezione Beraud: i 10 centesimi 1862 ESPERIMENTO
Nell’asta “amichevole” della Collezione Beraud si trovava anche, lotto n. 688, appare il saggio dei 10 centesimi 1862 di Napoli. Testa a destra. Esergo ESPERIMENTO, pezzo estremamente raro e decisamente affascinante (approfondisci qui).
Michele Baranowsky, tuttavia, non curava solo cataloghi d’asta: è del 1929 infatti il suo volume Il fascio littorio nella numismatica universale moderna. Nel settembre 1933 – dopo il catalogo citato all’inizio – si trasferisce a Roma con la famiglia. Nel 1935 cura un Catalogo illustrato delle monete in vendita a prezzi segnati fissi, e lo studio numismatico è in Corso Umberto 184, a Palazzo Marignoli.

A sinistra, uno dei soli 19 esemplari dei 50 copeki 1903 ex Collezione Baranowsky; a destra, il volume Il fascio littorio nella numismatica universale moderna redatto dal grande mercante
Nel 1942 per conto del Tribunale di Roma (sentenza del 14 maggio – 12 giugno 1940) e del Comune fece – con Cimino e Bezzi – la perizia del famosissimo “Tesoro di Via d’Alessandria” per la parte riguardante la numismatica (si trattava di un tesoro di 18 chilogrammi d’oro, tra monete e gioielli, scoperto da alcuni muratori durante la demolizione di un edificio).
Si parlava del valore, all’epoca, di un milione di lire. C’erano, fra le altre, 440 monete antiche, tra cui 3 etrusche, 78 romane d’età repubblicana, 117 d’età imperiale, 54 bizantine, 12 longobarde e 64 dello Stato Pontificio e ben 2089 monete di fine Ottocento e inizi Novecento, per un totale appunto di 12 kg d’oro. Michele Baranowsky, per vivere, doveva tuttavia vendere le monete che acquisiva e, confida la figlia, che “soffriva quando doveva staccarsi da un bel pezzo”.

Anche le monete classiche furono oggetto dell’interesse di Baranowsky, come questo affascinante medaglione di Commodo risalente al periodo 190-191
Nella sua vita c’erano solo tre amori: la famiglia, la numismatica e la pesca. Purtroppo negli ultimissimi anni gli mancarono tutti e tre; era infatti venuta a mancare la moglie e aveva dovuto rinunciare anche alla numismatica e alla pesca perché era diventato quasi cieco per una grave malattia agli occhi. A Roma, nel suo studio riceveva ospiti e amici. Aveva la battuta facile, lo spirito giovane, l’atteggiamento sorridente e raccontava la sua epopea con “tono divertito, da vecchio soldato, senza debolezze o incrinature della voce”.
Era stimato dai collezionisti anziani ma anche dai giovani, sorpresi da tanto prestigio anche perché era stato amico, tra gli altri, di Elena del Montenegro, la moglie di Vittorio Emanuele III, a proposito della quale confidava: “Era una brillante numismatica, ma non certo come il marito. Raccoglieva monete di Montenegro. Qualche volta mi mandava a prendere con la carrozza e, poi, al Quirinale, parlavamo per ore, lei, il re ed io”.

Cartolina della ditta Michele Baranowsky Numismatico spedita ad un cliente americano nel 1952
Ultima cosa: che fine hanno fatto le monete russe della sua collezione? Michele Baranowsky lasciò questa vita il 21 agosto 1968 a 79 anni e le sue monete furono messe all’asta da Glendining & Co., 7 Blenheim Street, New Bond Street London, venerdì 14 giugno 1972. Dunque, il suo desiderio di farle tornare in un museo di Kiev non poté realizzarsi, anche se la sua resta un’esistenza incredibile e decisamente invidiabile!





































