Quando a scuola, da ragazzini, per la prima volta sentiamo nominare gli elefanti di Annibale rimaniamo tutti senza fiato. Quegli enormi animali, paragonabili a moderni e letali carri armati, durante la campagna del 218 avanti Cristo partirono dall’Africa, raggiunsero e valicarono le Alpi ma… Ma non tutti sanno che i poveri animali subirono, come le armate del condottiero cartaginese, perdite enormi al punto che uno soltanto sopravvisse alla battaglia sul fiume Trebbia nel dicembre del 218 avanti Cristo.
Raffigurazione degli elefanti di Annibale che attraversano il Rodano di Henri Motte (1878)
A mietere vittime – sia fra i soldati che fra gli elefanti di Annibale – furono il lungo viaggio, i disagi e le malattie, ma anche “il generale inverno” che, nell’Italia settentrionale, non fu da meno di quello, per i suoi devastanti effetti, di quello affrontato da Napoleone duemila anni più tardi in Russia.
Gli elefanti erano stati domati per la prima volta e usati a scopo bellico dai Numidi. Quelli di Annibale erano della specie Loxodonta africana cyclotis, che raggiunge i 2,3 metri di altezza, ossia un po’ meno alti degli elefanti africani che vivono nella savana. I Romani, per parte loro, avevano avuto a che fare con questi possenti animali da guerra già nella battaglia di Heraclea del 280 avanti Cristo dove, a motivo del luogo in cui li avevano incontrati, vennero chiamati “buoi lucani”.

Dall’asta Ira & Larry Goldberg Coins & Collectibles 72 del 2013 (lotto 4032): il doppio siclo con ritratto di Amilcare, padre di Annibale, sotto le sembianze di Eracle-Melqart
Ma torniamo agli elefanti di Annibale e ad una importante moneta che esalta questo binomio passato alla storia: si tratta di un eccezionale doppio siclo in argento (14,7 grammi di peso) coniato proprio sotto Annibale (221-208 avanti Cristo) dalla zecca di Carthago Nova e collocato dagli studiosi attorno all’anno 220 avanti Cristo.
Al dritto, la moneta ci mostra una testa laureata e barbuta a sinistra di Eracle-Melqart (?), i cui tratti fortemente semitici suggeriscono possa trattarsi niente meno che di Amilcare Barca (padre di Annibale), con una pesante clava poggiata sulla spalla. Al rovescio un conduttore di elefanti, un mahout con lungo mantello e berretto (?) che tiene un pungolo nella mano destra e cavalca un elefante africano andante verso destra.

Il rovescio con l’elefante cavalcato da un mahout: l’eccezionale moneta proveniente dalla Hunter Collection, da una stima di 70/80 mila dollari, alla fine è stata venduta a ben 260 mila dollari
Ma quale pagina di storia si nasconde dietro questa moneta? Il successo di Roma nella Prima guerra punica (241 avanti Cristo) e la successiva rivolta degli ex alleati punici in Nord Africa avevano costretto i Cartaginesi a riconsiderare la loro precedente posizione dominante nella regione del Mediterraneo occidentale.
Amilcare Barca, membro di una nota famiglia aristocratica di Cartagine, fece giurare al figlio maggiore Annibale di “non essere mai amico di Roma”. La famiglia si trasferì quindi in Spagna “per dare vita a un mondo nuovo e ristabilire l’equilibrio del vecchio”. Qui Amilcare iniziò i preparativi per un attacco a Roma, ma non era destinato a vivere abbastanza a lungo per vedere il compimento dei suoi piani.

Un siclo e mezzo in argento della zecca di Cartagine (229-228 avanti Cristo) con Eracle-Melqart (probabilmente Asdrubale) ed elefante al rovescio
Il genero e successore Asdrubale (228-221 avanti Cristo), fondatore di Carthago Nova, proseguì l’opera e nel 218-217 Annibale Barca fu pronto a lanciare l’invasione dell’Italia. Roma era impreparata a un attacco invernale dai confini settentrionali e, quindi, l’epica storia dell’attraversamento delle Alpi da parte di Annibale con un contingente di elefanti finì per essere ammantata da un’aura di leggenda.

Gli elefanti di Annibale appaiono anche su medaglie come questa, di produzione francese e risalente al 1740-1750, coniata in argento dalla zecca privata di Jean Dassier
Nella successiva guerra, durata quindici anni, il condottiero cartaginese non riuscì però a distruggere la Repubblica di Roma, ma fu colui che più si avvicinò a rovesciare la potenza che avrebbe dominato il Mediterrano nei successivi sei secoli. Nonostante la sconfitta finale, in ogni caso, anche grazie a questa moneta gli elefanti di Annibale rimasero scolpiti nella storia.





































