Da dove nascono e perchè le onorificenze: una tradizione fatta di segni di distinzione e d’onore lunga secoli e molto legata all’araldica

 

di Maurizio C. A. Gorra | Ai primordi del mensile Cronaca Numismatica, un appello del compianto Mario Traina (Non facciamone bigiotteria!, anno IV, n. 19, aprile 1991, p. 3) affrontava l’argomento delle decorazioni onorifiche con il consueto piglio della sua penna, tanto da suscitare un’ondata di interesse verso croci, insegne e medaglie concesse nei secoli da parte di tutti quegli Ordini che man mano ne ebbero la prerogativa.

Il movente dello scritto era dato dal fattore estetico, preponderante in chi rimette a lucido questi oggetti con l’intenzione di farne un uso non sempre proprio; e l’estetica era dote voluta da chi quelli oggetti li ideò, per sottolineare in bellezza la virtù premiata o per oscurare col fasto la povertà dei contenuti, perché a volte un Ordine era fatto nascere solo per emularne altri di ben maggiori tradizioni (e succede pure che gente di pochi scrupoli elargisca patacche smaltate dietro “contributo” per l’onore ricevuto e le spese sostenute).

Due ritratti tra fine XIX e inizio XX secolo, uno di cavaliere e uno di ufficiale dei carabinieri, con in bella vista le decorazioni: così appaiono nel cimitero romano del Verano (foto dell'autore)
Due ritratti tra fine XIX e inizio XX secolo, uno di cavaliere e uno di ufficiale dei carabinieri, con in bella vista le decorazioni: così appaiono nel cimitero romano del Verano (foto dell’autore)

Le onorificenze e le medaglie, al di là dell’aspetto, hanno tutte “un’altra faccia” che le motiva, positiva o negativa a seconda dei casi e dei punti di vista, e che qui esamineremo in breve: la stringatezza impedisce di dettagliare le situazioni inerenti ai singoli Ordini e alle relative onorificenze, approfondimenti che lasciamo ai testi indicati in bibliografia.

Dal punto di vista del diritto, il rilascio di queste decorazioni avviene a cura di Ordini cavallereschi, siano essi militanti o di merito, ufficialmente istituiti e riconosciuti: in Italia, i singoli o i gruppi che ne rilascino senza rappresentare un Ordine ufficialmente riconosciuto vanno contro la Lgge 178 del 3 marzo 1951 che, nel fondare l’Ordine al merito della Repubblica Italiana, all’articolo 8 recita: “[…] è vietato il conferimento di onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche con qualsiasi forma e denominazione da parte di enti, associazioni e privati […]”.

Carlo V imperatore, gran maestro dell'Ordine del Toson d'Oro (dallo "Stemmario del Toson d'Oro" di fine XVI secolo): in bella vista il prezioso collare e il pendente
Carlo V imperatore, gran maestro dell’Ordine del Toson d’Oro (dallo “Stemmario del Toson d’Oro” di fine XVI secolo): in bella vista il prezioso collare e il pendente

Gli Ordini cavallereschi, nati nel Medioevo, avevano lo scopo di fornire la Cristianità di milizie permanenti e specializzate nel combattere gli infedeli a difesa della Chiesa, caratterizzate dal connubio fra obiettivi sacri e metodi militareschi. Basati su regole di ispirazione religiosa cui i membri aderivano volontariamente, si dotarono di segni esteriori (inizialmente vessilli e sopravvesti) che suggellavano tale sottomissione.

Gli Ordini più rilevanti nacquero durante le Crociate e si consolidarono nel regime quasi comunitario fra gli associati, accentuato dall’operatività in terre straniere (Terrasanta) o invase (penisola iberica). Il loro potere crescente entrò presto in contrasto con la progressiva formazione degli stati nazionali: questa criticità coinvolse tutti gli Ordini , la maggior parte dei quali si smilitarizzò in un Ordine puramente monastico, o si sciolse, o cadde sotto i nuovi poteri (come l’Ordine dei Templari, traumaticamente sciolto da Filippo il Bello re di Francia).

Alcuni seppero adeguare ai tempi lo scopo di baluardo della Cristianità, come l’Ordine di Malta: cacciato dalla Terrasanta, poi da Cipro e da Rodi, infine insediato in Malta col preciso compito di “polizia del mare” contro la pirateria saracena e la minaccia turca, mantenne tale attività fino al termine del XVIII secolo quando, smesse forzosamente le armi, si è riavvicinato allo scopo originario ed esercita tuttora il benefico ruolo di associazione medico-assistenziale.

Alessandro Farnese duca di Parma e Piacenza: la sua arma è decorata dei simboli cavallereschi (dallo "Stemmario del Toson d'Oro" di fine XVI secolo)
Alessandro Farnese duca di Parma e Piacenza: la sua arma è decorata dei simboli cavallereschi (dallo “Stemmario del Toson d’Oro” di fine XVI secolo)

La crisi degli Ordini cavallereschi militanti lasciò spazio a consimili organizzazioni statuali che, per dar lustro al regnante e assecondarne le politiche, mantennero l’appellativo dato ai precedenti Ordini imitandone metodi, forme e decorazioni da elargire a persone o famiglie fidate. Sono questi gli Ordini dinastici, accessibili per volere sovrano e non per scelta personale né familiare, spesso in numero chiuso anziché illimitato, utili a premiare la fedeltà più che promuovere un bene comune, oppure a istituire un gruppo scelto di fedelissimi, o a dare lustro ai conferitori.

Gli “esclusi”, peraltro, avevano modo di riunirsi in compagnie, anch’esse dotate di distintivi, ma prive dei fondamenti per essere definite “ordini”, concetto che da allora si evolve fino a escludere il sacro vincolo di fedeltà sostituendolo col significato di ricompensa al merito.

La fratellanza degli Ordini cavallereschi si stempera nell’assenza di rapporti fra gli insigniti; la vita comunitaria dei prischi Ordini militanti sfuma in capitoli e cerimonie formali. Col tempo, il numero dei nuovi Ordini crebbe; la stessa Rivoluzione francese, dapprima ostile a tutto quanto fosse legato al passato regime, ne nacque uno (la Legion d’onore) prototipo degli Ordini al merito successivamente creati da tutte le nazioni, democratiche e non. Gli Ordini cavallereschi, basati sull’ideale religioso, hanno per fondamento la Croce che ogni membro prende su di sé, e reca sull’abito in segno di fede e obbedienza, oltre che nel sigillo e nello stemma.

Collare e pendente del Toson d'Oro (a sinistra) e placca dell'Ordine di Santo Stefano d'Ungheria (a destra) dalle collezioni del Kunsthistorische Museum di Vienna
Collare e pendente del Toson d’Oro (a sinistra) e placca dell’Ordine di Santo Stefano d’Ungheria (a destra) dalle collezioni del Kunsthistorische Museum di Vienna

Viceversa, gli Ordini dinastici si fondano su altri presupposti: il loro credito dipende da quello di chi li istituisce, e divennero una moda destinata spesso a non superare lo scoglio del tempo; anche per questo ricercarono forme appariscenti, tanto da coinvolgere ogni genere di figura emblematica da appendere a collane composte da maglie in forma di altri simboli; la fantasia usata per queste decorazioni fu tale da renderli noti anche “Ordini di collana”.

Nel Rinascimento l’aumento del numero degli Ordini divenne pari al loro fasto, e inverso al prestigio: a molti furono attribuite antiche date di fondazione per maggiorarne l’autorevolezza, e iniziò il massiccio riutilizzo decorativo della croce, foggiata e variata in mille modi. Nei secoli sono stati istituiti Ordini soprattutto, ma non solo, nell’ambito della cultura occidentale; e occorre evidenziare che in epoche vicine a noi furono creati Ordini di stampo occidentale anche in Paesi musulmani, quelli verso cui erano orientate le azioni dei primi Ordini occidentali, cosa che conferma la mutazione di significato del concetto di “Ordine”.

Composizione simbolico-nobiliare decorata da numerose insegne cavalleresche dalla Cappella Vespignani al cimitero di San Lorenzo al Verano di Roma
Composizione simbolico-nobiliare decorata da numerose insegne cavalleresche dalla Cappella Vespignani al cimitero di San Lorenzo al Verano di Roma

Al proprio interno, ogni Ordine è suddiviso in più classi ciascuna con i propri segni esteriori: a tutti i membri spetta una decorazione, e salendo verso le più elevate si aggiunge l’uso di mantello, nastro e/o collana con decorazione pendente. La casistica è assai variegata: si va dalla Legion d’onore dotata di cinque classi, agli Ordini dell’ex URSS con una sola classe ma conferibile più volte alla stessa persona.

Entrare in un Ordine di norma significava possedere la nobiltà (per i genealogisti, le prove sono fonte di primaria importanza), e non riceverla. In antico l’ammissione era riservata ai cavalieri, condizione nobiliare e sociale non ereditaria e legata al singolo che l’acquisiva. Poi il concetto di cavalierato divenne normale per i membri, tanto da divenire un appellativo ancor oggi usato, ed esteso alle donne che potevano accedere ad Ordini loro dedicati (quali l’Ordine della Cordelliera, delle Dame schiave della virtù, dell’Amor del prossimo, del Cigno, ecc…).

Si distinguono diversi tipi di onorificenze: distintivi da applicare sugli abiti, smaltati e/o in metalli preziosi, a volte appesi a nastri di seta marezzata (oggi spesso sostituita da tessuti sintetici) nei colori tipici di ogni singolo Ordine; collane a maglie metalliche dorate e smaltate; pendenti appesi alle collane, smaltati e/o in metalli preziosi (come il Toson d’oro di Vespasiano Gonzaga, ritrovato nel 1990 nel suo sepolcro a Sabbioneta).

Insegne dell'Ordine della Giarrettiera del Regno Unito, una delle massime onorificenze conferite Oltremanica dalla Casa reale britannica: è stato istituito nel 1348
Insegne dell’Ordine della Giarrettiera del Regno Unito, una delle massime onorificenze conferite Oltremanica dalla Casa reale britannica: è stato istituito nel 1348

Le tipologie esistenti sono ancor più numerose delle centinaia di Ordini esistenti ed esistiti. Spesso le onorificenze vengono confuse con le medaglie commemorative, essendo oggetti apparentemente simili ma sostanzialmente diversi: le prime sono rilasciate da un Ordine riconosciuto e hanno riscontro ufficiale in un attestato di concessione. Le seconde hanno aspetto meno elaborato, rivestono carattere occasionale, e dipendono dall’avvenimento episodico che commemorano.

La somiglianza ha indotto in equivoci, come accadde con l’Ordine detto dell’Agnello di Dio che si credette istituito dal re di Svezia Giovanni III il Buono per la sua incoronazione del 10 luglio 1564, oppure nel 1569 per il quinto anniversario di essa; gli “insigniti” ricevettero una medaglia con l’effige del Salvatore e il motto DEUS PROTECTOR NOSTER, alla quale era forse appeso l’agnello pasquale che diede nome al tutto.

Questo presunto Ordine è solo uno di quelli che non sopravvisse al fondatore, o che scomparve ancor prima di esso. L’accesso a un Ordine ha riflessi in araldica e in numismatica di un certo rilievo. Uno stemma può subire modifiche nella disposizione del contenuto dello scudo, per l’inserimento di componenti che ne indicano l’appartenenza; le onorificenze possono circondare lo scudo (se si tratta di collane con pendente) o venir poste dietro ad esso (se si tratta di croci isolate). Stemmi così modificati sono ampiamente presenti in numismatica, sebbene le ridotte dimensioni rendano ben visibili le onorificenze solo se l’autore del conio è abile e preciso, o se ne modifica le proporzioni per aumentarne la leggibilità.

 

L’autore

Maurizio Carlo Alberto GORRA è il nostro esperto di araldica, perito in araldica associato al Collegio Periti Italiani (ruolo n. 1034) e membre associé de l’Académie Internationale d’Héraldique. Per informazioni blasone.italiano@gmail.com.

Per saperne di più

  • C. Bascapè / M. del Piazzo (con la cooperazione di L. Borgia), Insegne e simboli. Araldica pubblica e privata, medievale e moderna, Roma-Firenze, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali 1983.
  • Cibrario, Descrizione storica degli ordini cavallereschi (due volumi), Torino, Fontana 1846-
  • di Crollalanza, Enciclopedia araldico-cavalleresca. Prontuario nobiliare, Pisa, presso la direzione del Giornale araldico 1876/1877 (ristampa Bologna, Forni 1980).
  • Cuomo, Ordini Cavallereschi antichi e moderni (due volumi), Napoli, De Angelis & Belisario 1894 (ristampa Bologna, Forni 1985).
  • C. A. Gorra, Onore al merito!, in Cronaca Numismatica, IV, 37, dicembre 1992, pp. 12-17.
  • Neubecker, Heraldry: sources, symbols and meaning, Maidenhead, McGraw-Hill 1976, versione italiana Araldica. Origini, simboli, significato, Milano, Longanesi 1980.
  • Volpe, Signs of Honour (due volumi), Roma, Pragmatica Edizioni 2009.