La prima, del Lucenti, fu ritirata e la seconda – firmata Hamerani – circolò invece con successo: ecco le due piastre con san Matteo

 

Ritratto di anonimo autore di Innocenzo XI Odescalchi (1676-1689)
Ritratto di anonimo autore di Innocenzo XI Odescalchi (1676-1689)

di Roberto Ganganelli | 240° papa della Chiesa cattolica, Benedetto Odescalchi salì al soglio di Pietro il 21 settembre del 1676 e avrebbe regnato fino al 12 agosto 1689.

Al Conclave (iniziato il 2 agosto) parteciparono 63 cardinali che concentrarono le proprie preferenze su due candidati: Celio Piccolomini (voluto dagli Altieri) e l’Odescalchi (sostenuto dai Chigi).

Alla fine, quest’ultimo prevale ma, ricevuta la notizia dell’elezione, tento di rifiutare esortando i cardinali a scegliere quanlcun’altro.

Un’ulteriore votazione, tuttavia, vide l’Odescalchi risultò di nuovo vincitore con 47 voti.

Innocenzo XI, un pontefice riformatore e di carattere

Di carattere deciso, Innocenzo XI manifestò subito nella pratica il suo zelo di riformatore dei costumi e la volontà di sanare abusi amministrativi e corruzione.

La stessa incoronazione, celebrata il 4 ottobre 1676, fu singolarmente semplice e modesta, perché il papa volle che il denaro risparmiato in tale occasione fosse distribuito alle chiese e ai poveri di Roma.

Una volontà di ferro, quella di papa Odescalchi che impose ai cardinali di sottoscrivere una dichiarazione vincolante per la sua accettazione del pontificato: egli voleva avere la mano libera nell’affrontare la riforma della Chiesa e dei costumi, sia dei chierici sia dei laici.

La piastra dell’anno I: il passo falso di un grande artista

Nemmeno la monetazione sfuggì all’occhio vigile del nuovo papa e, a farne le spese, fu una moneta – la piastra in argento dell’anno I di pontificato (mm 44,50 per g 31,95 di peso) – modellata dal pur celebre ed abile medaglista cavalier Girolamo Lucenti.

Una delle rarissime piastre sopravvissute alla rifusione e firmate EQ. LVCENTI dell'anno I di papa Odescalchi
Una delle rarissime piastre sopravvissute alla rifusione e firmate EQ. LVCENTI dell’anno I di papa Odescalchi

Ne sopravvivono pochissimi esemplari, di questa prima versione su cui al dritto appare la scritta INNOCEN • XI • PONT • MAX • AN • I • attorno al busto a destra con camauro, mozzetta e stola ornata; sotto il troncato della spalla, EQ LVCENTI (cavalier Girolamo Lucenti, incisore).

Al rovescio SANCTVS • MATTHÆVS • APOSTOLVS a circondare una raffigurazione di san Matteo nimbato, seduto e volto a sinistra, che regge nella mano destra la penna e nella sinistra il Vangelo poggiato al dorso dello sgabello.

Il capo è rivolto verso l’alto a sinistra dove un angelo si libra in volo. All’esergo vi è l’armetta di monsignor Imperiali, presidente della zecca.

"L'angelo con i chiodi della Croce", la più nota scultura di Girolamo Lucenti realizzata per il ponte di Castel Sant'Angelo
“L’angelo con i chiodi della Croce”, la più nota scultura di Girolamo Lucenti realizzata per il ponte di Castel Sant’Angelo

L’orientamento dei coni è a medaglia e la tipologia è censita dalla bibliografia in CNI 9, Muntoni 40, Serafini 47, Spaziani Testa 88 (considerata R5), Davenport 4085, Berman 2091.

L’autore dei coni, l’artista Lucenti (1627-1692) fu anche un abile ed apprezzato scultore ma, a parere di papa Odescalchi, aveva inciso con tratti quasi caricaturali, specie nella prominenza del mento, i due ritratti del santo padre e di san Matteo.

L’opera non piacque a Innocenzo XI che ne ordinò l’immediato ritiro di tutti gli esemplari.

I pochissimi che conosciamo presentano quasi sempre tracce di appiccagnolo e appaiono di bassa conservazione, a causa del loro utilizzo portativo come medaglie devozionali.

Giovanni Hamerani e la seconda versione della moneta

A dimostrazione dell’esimia rarità di questa moneta, Serafini cita un solo esemplare in condizioni mediocri, mentre del tipo simile con San Matteo sulle nubi (opera di Giovanni Hamerani ed armetta di monsignor Raggi) elenca tre esemplari, tutti in ottima conservazione.

La moneta, anche per la sua controversa e repentina fine, era già nota al Cinagli (p. 254 n. 29) e allo Scilla (p. 99 n. 4).

In nota al Cinagli leggiamo inoltre, e questo ci chiarisce la scelta del soggetto: “Le monete col san Matteo furono coniate in memoria della creazione d’Innocenzo XI avvenuta li 21 settembre 1676, giorno festivo di detto santo.”

La versione della piastra "riveduta e corretta" dall'Hamerani, con i tratti del papa e del santo meno marcati
La versione della piastra “riveduta e corretta” dall’Hamerani, con i tratti del papa e del santo meno marcati

Da notare come queste due versioni di piastra siano le uniche monete papali su cui compare san Matteo evangelista il quale, nell’ambito della monetazione italiana medievale e moderna, era apparso solamente – nel XII secolo – su alcune coniazioni salernitane.

Come detto, toccò dunque al più “malleabile” Hamerani – che tutto aveva in animo, men che di contraddire o irritare il pontefice – rifare i coni della piastra “addolcendo” le fisionomie del papa e del santo.

La versione definitiva di questa piastra, che regolarmente entrò in circolazione e che è artisticamente pregevole, è nota ai numismatici e più comune. E la moneta che è censita, fra gli altri, dal CNI 10 (con varianti), dal Muntoni 42 (come sopra) e da Berman 2092.

Medaglia del Lucenti per Clemente X realizzata per l'Anno Santo 1675 (Ae, mm 40 per g 22,6)
Medaglia del Lucenti per Clemente X realizzata per l’Anno Santo 1675 (Ae, mm 40 per g 22,6)

La piastra “riveduta e corretta” determinò dunque il consolidamento della posizione dell’Hamerani presso la zecca e la corte del papa comasco (fu infatti autore di molti coni, firmati e non, per monete e medaglie) e il declino del “Cavaliere”, che pure aveva realizzato per il predecessore dell’Odescalchi, Clemente X Altieri (1670-1676), alcune pregevoli medaglie anche in occasione dell’Anno Santo 1675.