In una rara moneta le origini della Prima guerra punica che mostrò a Cartagine tutto il nascente potere di Roma

 

a cura della redazione | Questo splendido esemplare numismatico fu coniato dalla zecca di Cartagine e risale al 270-264 a.C.: si tratta di un tridramma attico d’oro, pari a uno shekel e mezzo (12,47 grammi).

Stele da Cartagine con il simbolo della dea Tanit: nulla poterono, tuttavia, lei e Baal contro il nascente potere di Roma
Stele da Cartagine con il simbolo della dea Tanit: nulla poterono, tuttavia, lei e Baal contro il nascente potere di Roma

Al dritto, la testa di Tanit con acconciatura decorata da ghirlanda di grano, orecchino a tripla goccia e collana con ciondoli.

Al rovescio uno splendido cavallo in piedi, con la testa girata, i piedi sulla linea di esergo.

Tanit, del resto, era la dea più importante per i Cartaginesi e significativamente, per una città prettamente commerciale, la sua effigie compariva sulla maggior parte delle monete.

Essa era una delle consorti di Baal ed era venerata come protettrice godendo di speciali favori e venerazione da parte dei cittadini di Cartagine e del suo impero.

Il cavallo, per parte sua, potrebbe essere stato il simbolo della città di Cartagine, o una rappresentazione di Baal, la principale divinità maschile.

La presenza del cavallo nella monetazione della città nord africana potrebbe anche essere ricondotta alla leggenda di Didone sulla fondazione di Cartagine o all’esumazione della testa dell’animale quale presagio favorevole alla fondazione di una città libera e potente.

In ogni caso, questo capolavoro della numismatica classica venne coniato, secondo gli studi più accreditati, poco prima dello scoppio della Prima guerra punica contro Roma.

Raffinata, dal nobile profilo e dall'acconciatura perfetta: ecco la dea Tanit venerata a Cartagine
Raffinata, dal nobile profilo e dall’acconciatura perfetta: ecco la dea Tanit venerata a Cartagine

Oltre alle fondamentali differenze di razza, cultura e religione, la causa alla base della guerra fu che entrambe le parti volevano il controllo della Sicilia.

Cartagine aveva da tempo riconosciuto l’importanza dell’isola per il controllo del commercio nel Mediterraneo occidentale e aveva attivamente condotto campagne militari in Sicilia per oltre duecento anni.

Roma, d’altra parte, era giunta a vedere se stessa come la protettrice di tutte le città magnogreche, che osservavano con allarme le rivendicazioni cartaginesi sul commercio nel Mediterraneo.

Si nota tutta l'abilità degli incisori cartaginesi nello slanciato cavallo al rovescio del tridramma coniato a ridosso della Prima guerra punica
Si nota tutta l’abilità degli incisori cartaginesi nello slanciato cavallo al rovescio del tridramma coniato a ridosso della Prima guerra punica

La causa della Prima guerra punica fu una crisi nella città di Messana, che controllava lo stretto tra Italia e Sicilia.

Una banda di mercenari mamertini si era infatti insediata con la forza nella città che, per questo, era stata sottoposta a forti pressioni già nel 264 a.C. da parte di Ierone II di Siracusa.

I mamertini chiesero aiuto sia a Cartagine che a Roma. Cartagine rispose per prima, occupando la città e attuando una riconciliazione con Ierone.

Imperterrito, tuttavia, il comandante romano condusse le sue truppe in città, catturò l’ammiraglio cartaginese e lo costrinse a ritirare la sua guarnigione.

Questo atto di aggressione venne considerato da Cartagine al pari di una dichiarazione di guerra.  Vero e proprio esempio di conflitto basato sul logoramento, la Prima guerra punica terminò solo nel 241 a.C. e vide le due potenze scontrarsi per acquisire la supremazia nel Mediterraneo occidentale rivelando il nascente potere di Roma.

La Repubblica romana risultò vincitrice al termine della guerra e impose a Cartagine pesanti sanzioni economiche.