di Giancarlo Alteri | Le Sibille sono sia figure esistite storicamente, donne a tutti gli effeti e a cui venivano attribuiti poteri divinatori, che figure della mitologia greca e di quella romana. Le Sibille erano di solito delle vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio (solitamente Apollo), in grado di fornire responsi e fare predizioni, ma il più delle volte in forma oscura o ambivalente.

Non così famosa come altre sue “colleghe”, ecco la Sibilla Appenninica in un’incisione rinascimentale

Leggendarie profetesse, le Sibille avevano i loro “antri” collocati in diversi luoghi del bacino del Mediterraneo: Italia (Cuma), Africa, Grecia (Delfi), Asia Minore. Tra le più conosciute ricordiamo la Sibilla Eritrea, la Sibilla Cumana e la Sibilla Delfica, rappresentanti altrettanti gruppi: ionici, italici ed orientali.

Nella Roma repubblicana e imperiale un collegio di sacerdoti custodiva gli Oracoli sibillini, testi sacri di origine etrusca, consultati in caso di pericoli o di catastrofi.

Dal II secolo a.C. si sviluppa negli ambienti ebraici romanizzati un’interpretazione dei vaticini delle Sibille corrispondente alle attese messianiche. Successivamente i anche Cristiani videro nelle predizioni delle veggenti pagane l’avvento di Gesù Cristo e ilsuo ritorno finale.

Per quanto riguarda la monetazione romana repubblicana, una sola volta troviamo la legenda Sibylla o Sibulla sotto una testa femminile coi capelli rialzati intorno al capo e retti da un lar­go nastro o cordone tortile, che fa un nodo a lato e scende a fiocchi sul collo; un fiore a forma di rosa poggia sull’orecchio visibi­le, mentre tre ricci lunghi e stilizzati scendono sul collo. L’espressio­ne assorta, dallo sguardo lontano e severo della gentile testina, un po’ inchinata in basso e con acconciatura tanto caratteristica, danno all’effige un qualcosa di esotico e di interessante che colpisce.

Il denario a nome del triumviro L. Manlius Torquatus (65 a.C.) con al dritto la Sibilla e l’iscrizione esplicita (SIBVLLA, in questo esemplare)

Que­sta raffigurazione della sacerdotessa di Apollo compare sul diritto del denario di L. Manlius Torquatus IIIvir (65 a.C.) circondata qual­che volta da una corona di alloro. Nel rovescioè raffigurato il tripode deifi­co, contenuto nel torques che fa parte dello stemma dei Torquati e dà ragione del cognomen. Sul tripode appare in minime proporzioni un’anforetta a due anse tra due stelle. Si ammette generalmente che tali tipi alludano alla carica di decemvir sacris faciundis di un antenato del monetario.

La Sibilla al dritto del denario di T. Carisius di età cesariana (46 a.C.), dove è accop­piata alla sfinge seduta al rovescio

Una seconda effige della Sibilla è stata riconosciuta sul dritto del denario di T. Carisius di età cesariana (46 a.C.), dove è accop­piata alla sfinge seduta. Una terza testa simile, nella quale il Babe­lon riconosce invece Valeria Luperca, troviamo sul rovescio del de­nario di L. Valerius Acisculus, accoppiata al tipo apollineo dei Valerii. Questi due denari presentano un tipo diverso da quello di L. Torquatus: è un’effige femminile caratteristica per l’acconciatu­ra dei capelli, raccolti come in una rete e trattenuti da bende che si avvolgono a più giri intorno al capo, con orecchino a forma di rosa sull’orecchio.

Questi due tipi si vogliono riconnettere a Venere, da cui ha origine la gens Iulia, volendosi vedere una connessione tra la sfinge, Venere e la Sibilla di Afrodisia e di Gergis: sarebbero tipi adottati in omaggio a Cesare.