Divenuto comprotettore di Modena, san Contardo pellegrino e cavaliere scrive una pagina della storia degli Estensi e della numismatica del XVIII secolo

 

di Roberto Ganganelli | Fra il XVI e il XVIII secolo si assiste, nella numismatica italiana, a un fenomeno iconografico interessante: è in questi tre secoli, infatti, che i cosiddetti “santi dinastici”, ossia quelli legati a casate nobiliari, finiscono prevalentemente in moneta.

Amedeo IX di Savoia, Giovanni da Parma (membro della famiglia Da Correggio), Luigi IX re di Francia, Ladislao sovrano d’Ungheria e Luigi Gonzaga campeggiano così su alcuni nominali con lo scopo, da un lato, di invocare sulle rispettive dinastie la protezione divina e, dall’altro, di mostrare come le nobili stirpi abbiano dato alla Chiesa figure degne della gloria degli altari. Senza contare il caso in cui a fare “propaganda familiare” sotto le spoglie della devozione è addirittura un papa, Clemente XII Corsini, che all’antenato sant’Andrea dedica alcune belle emissioni (approfondisci qui).

C’è tuttavia un ulteriore santo, poco conosciuto in verità, che è legato a una famiglia nobile italiana e che si è visto dedicare varie, interessanti monete: è Contardo d’Este il quale, nella prima metà del XVIII secolo, è stato immortalato su alcuni nominali – tutti di una certa rarità – coniati dalla zecca di Modena.

Modena, Chiesa del Voto: Francesco Stringa, Stendardo con i santi Geminiano, Contardo e Omobono (1699). Contardo è disteso, morente, con la conchiglia del pellegrino sull’abito

Ma chi era san Contardo d’Este? Nato a Ferrara nel 1216 da Aldobrandino I e dalla seconda moglie, della nobile famiglia dei Contardi, è fratello di Beatrice, che diventerà regina d’Ungheria. Inizialmente non riconosciuto come erede della casata, Contardo è reintegrato nei suoi titoli grazie al all’intercessione dell’influente sorella.

Nel 1235 il re di Ungheria nomina Contardo Miles Sancti Sepulcri (cavaliere del Santo Sepolcro) ma Contardo, sull’esempio di san Francesco, abbandona i beni terreni e il diritto di successione per farsi pellegrino in Europa e in Terrasanta.

Ritornato in Italia, Contardo continua a vivere in santità e penitenza e a 33 anni lascia di nuovo Ferrara con alcuni compagni per intraprendere il cammino verso Santiago di Compostela e proseguendo nell’annuncio della parola di Gesù. Giunto tuttavia a Broni (in provincia di Pavia), Contardo si ammala esprimendo il desiderio di essere sepolto in quel luogo qualora fosse morto.

Rinaldo I d’Este, duca di Modena e Reggio dal 1695 al 1737, in una medaglia incisa da Ferdinand de Saint-Urbain nel 1710 e in un ritratto del 1705

Rimasto solo, esauriti i pochi denari che aveva con sé, Contardo viene trasferito nella cascina di un contadino che gli offre un pagliericcio su cui sdraiarsi e, in totale povertà, Contardo muore il 16 aprile 1249. La sua aura di santità si manifesta con le campane della chiesa della città che iniziano a suonare da sole e quanti accorrono al capezzale, inoltre, vedono attorno al corpo di Contardo delle fiammelle.

Presso la sua tomba, subito dopo, iniziano i miracoli e quando i compagni di Contardo tornano a riprenderlo, saputo della sua morte rivelano alla popolazione che si trattava del principe d’Este. I familiari ne rispettano la volontà di riposare in quel di Broni e i duchi di Modena iniziano a venerare il loro pio antenato ben prima che papa Paolo V ne autorizzi il culto e Urbano VIII non lo canonizzi nel 1628.

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Mezzo ducato con l’immagine di san Contardo: la moneta in argento del 1731 ce lo mostra seduto, con la corona a terra, sullo sfondo probabilmente Modena (o Broni?)

Tanta è la devozione degli Este per san Contardo che nel 1698, quando i conservatori del Comune di Modena chiedono l’elezione di Omobono a comprotettore della città, il duca Rinaldo acconsente, ma solo a patto che il suo antenato sia insignito dello stesso titolo. Ed è proprio Rinaldo il primo a introdurre l’immagine del santo sulle monete modenesi, raffigurandolo col caratteristico abito da pellegrino e con il bordone.

Su un mezzo ducato, Contardo appare seduto su una roccia del colle che prende il suo nome, con la corona a terra, in allusione al suo rifiuto per la gloria e il potere terreni. La scena evoca l’episodio della preghiera del santo e della malattia che lo porterà alla morte.

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In ginocchio, il bastone dei pellegrini stretto fra le mani e orante: così appare san Contardo sul mezzo ducato del 1727, col titolo di comprotettore di Modena

San Contardo è invece raffigurato genuflesso in preghiera, col bordone stretto fra le mani, su un altro mezzo ducato con data 1727 e, in questa come nella precedente moneta, sullo sfondo appaiono i tetti della cittadina di Broni con, ben in evidenza a ricordare il miracolo seguito alla sua morte, uno svettante campanile.

Sulle lire emesse tra il 1707 e il 1711, Contardo ci appare seduto con la corona in mano, dalla quale tuttavia distoglie lo sguardo in segno di sdegno verso la mondanità. Il braccio destro poggia su un cippo sul quale è inciso il motto latino VT TVTIVS REGNET (“Perché regni più sicuro”), espressione dell’orgoglio della famiglia Este per il suo valente intercessore e protettore contro ogni insidia.

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Il santo su una lira del 1708, mentre con gli occhi rivolti al cielo sdegna la corona nobiliare e protegge il suo casato “Perchè regni più sicuro”

Si giunge così all’ultima attestazione della presenza di san Contardo d’Este nella monetazione di Modena: siamo ai tempi di Francesco III, sul trono dal 1737 al 1780 e la moneta è un giorgino sul quale il cavaliere pellegrino, orgoglio del casato, è in piedi a figura intera, tratteggiato peraltro con molti meno dettagli rispetto alle monete precedenti.

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L’ultimo tipo di moneta coniato dalla zecca di Modena con la figura di san Conardo è il giorgino in mistura coniato durante il ducato di Francesco III d’Este

Nemmeno l’intercessione del celeste antenato, tuttavia, riuscirà a salvare dall’estinzione la linea diretta degli Estensi: Ercole III, figlio di Francesco III, non ha avrà figli maschi e solo una clausola matrimoniale farà sì che il nome del casato, congiunto con quello d’Austria, sopravviva all’inesorabile scorrere della storia.