Dalla Collezione Vascellari un oggetto raffinato e affascinante | Lo stile, i simboli, il possibile scopo celebrativo nel contesto storico veneziano del XVII secolo

 

di Luca Mezzaroba | La Collezione Vascellari, di Venezia, vanta una straordinaria serie di preziosi oggetti variamente legati al mondo dell’ottica: occhiali, astucci, strumenti, documenti, dipinti e stampe. Tra gli oggetti più curiosi vi è senza dubbio un antico astuccio porta occhiali in legno di bosso. Si tratta di un oggetto di forma ovale, leggero e delicato, costituito da due parti fittamente intagliate, unite da una cerniera metallica; le dimensioni dell’astuccio, chiuso, sono di cm 10 di lunghezza per 6,4 di larghezza.

Per capire il valore storico e artistico dell’oggetto e le ragioni per le quali si è pensato di proporlo in una rivista di numismatica è opportuno analizzare con attenzione la decorazione ad intaglio che caratterizza entrambe le facce dell’astuccio, quasi come fosse una medaglia con il suo dritto e il suo rovescio.

E, proprio il confronto con l’iconografia di alcune medaglie del XVII secolo, ha riservato delle somiglianze davvero sorprendenti che non solo hanno confermato l’epoca della realizzazione di questo eccezionale pezzo da collezione, ma hanno permesso di chiarire il contesto storico in cui si colloca e far luce sul messaggio che, attraverso esso, intendeva trasmettere il suo committente.

Per prima cosa sarà dunque opportuno descrivere l’intaglio che caratterizza entrambe le facce dell’astuccio; in questo modo sarà possibile identificare alcuni dei “protagonisti” e il periodo storico di riferimento. La faccia superiore (per così dire, il dritto) propone, nella parte centrale, degli elementi facilmente riconoscibili: la tiara pontificia e le chiavi decussate (che però appaiono stranamente rivolte verso il basso); sulla destra un leone alato e incoronato stringe una palma mentre sulla sinistra si fronteggiano un gallo incoronato e un serpente.

Molto più complessa invece risulta la decifrazione degli elementi della fascia superiore: una strana creatura con becco e grandi occhi sembra osservare tutta la scena; sui lati poi campeggiano due rombi, contenenti rispettivamente sette palle e una sorta di croce, circondati da una decorazione vegetale.

Astuccio per occhiali ad arco in legno di bosso intagliato (parte superiore; Collezione Vascellari, Venezia)

Molto più agevole risulta l’identificazione delle figure rappresentate sulla faccia inferiore (in pratica il rovescio): un’aquila bicipite, sormontata da una corona a tre punte, allunga gli artigli verso due figure umane, evidentemente dei soldati, armati con pugnali e spade ricurve e abbigliati con particolari copricapi allungati. Sotto la zampa sinistra dell’aquila è infine molto evidente una grande mezzaluna rivolta verso l’alto, mentre sotto la destra vi è un giglio.

Astuccio per occhiali ad arco in legno di bosso intagliato (parte inferiore; Collezione Vascellari, Venezia)

Si tratta di simboli che richiamano noti Stati europei: oltre allo stemma pontificio infatti appare ovvia l’identificazione del leone alato con la Repubblica di Venezia e quella dell’aquila bicipite con l’Impero Asburgico. L’unione di questi Stati in unico contesto rimanda inevitabilmente alla Lega Santa costituitasi per combattere il più temibile degli avversari, l’Impero Ottomano in quella che sarebbe passata alla storia come la Grande Guerra Turca (1683 e il 1699).

Per arrivare però a una datazione più precisa risulta utile un attento confronto dei dettagli dell’intaglio con l’iconografia di diverse medaglie realizzate durante il lungo conflitto seicentesco. Come è noto, momento determinante della guerra fu proprio il suo inizio, caratterizzato dal terribile assedio di Vienna, dalla liberazione della città (11-12 settembre 1683) e dalla formazione della Lega Santa, appunto, stipulata dai rappresentanti austriaci, veneziani, polacchi e pontifici il 5 marzo 1684. L’associazione dell’iconografia dell’astuccio con la celebrazione di questo avvenimento risulterebbe molto suggestiva ma appare scarsamente attendibile.

I sovrani membri della Lega Santa: Leopoldo I, Innocenzo XI, Marcantonio Giustinian e Giovanni III Sobieski

Esistono numerose medaglie che celebrano la formazione della Lega Santa e in molte di esse i simboli e le rappresentazioni dei sovrani delle nazioni alleate hanno in effetti un valore molto importante; ad esempio nelle prime tre medaglie che vengono qui proposte, tutte databili al 1684, la presenza dei tre alleati (Austria, Venezia e Stato della Chiesa) è evidente. Ad essa però si aggiunge il richiamo al Regno di Polonia.

Giovanni Hamerani, Innocenzo XI e la Lega Santa (1684, AR, g 23, mm 35,2)

Se infatti nella prima, opera di Giovanni Hamerani (1646-1705), coniata dalla zecca di Roma sia in argento che in bronzo (Voltolina, n. 1039), il busto di Innocenzo XI occupa interamente il dritto, nel rovescio sono rappresentate le quattro “corone” su di un’ara. Nella seconda, realizzata a Vienna da Johann Ignaz Bendl (Voltolina, n. 1035), l’aquila asburgica domina solitaria il rovescio (come nel caso dell’astuccio), ma al dritto sono raffigurati i busti dei quattro sovrani: Innocenzo XI, Leopoldo I, Giovanni III Sobieski e Marcantonio Giustinian.

Johann Ignaz Bendl, I quattro sovrani alleati nella Lega Santa (1684, AE dorato, mm 81)

Nella terza medaglia (Voltolina, n. 1036), infine, vengono raffigurati, al dritto i tre sovrani di Austria, Polonia e Venezia, mentre al rovescio sono riportati i simboli di queste nazioni: le due aquile e il leone, nell’atto di attaccare un cane, simbolo dell’Impero Ottomano.

Martin Brunner, Ritratti di Giovanni III Sobieski, Leopoldo I e Marcantonio Giustinian con allegoria dell’alleanza contro il Turco (AR, g 61,5, mm 55,9)

Del resto, protagonista indiscusso della liberazione di Vienna fu il re di Polonia Giovanni III Sobieski, il cui contributo è giustamente celebrato da tutte e tre le medaglie finora presentate. Considerando dunque il grande prestigio di cui godeva in quel momento il re polacco, sarebbe del tutto incongruo che un suo simbolo non apparisse nell’iconografia del nostro misterioso astuccio dove sono presenti invece tutti gli altri membri dell’alleanza. Dunque, la costituzione della Lega Santa non può essere considerata il motivo della realizzazione porta occhiali e pertanto la sua datazione andrà spostata più avanti.

A imporlo è del resto la particolare rappresentazione del leone di San Marco: nell’astuccio infatti l’animale è raffigurato mentre stringe una palma, evidente rimando alla vittoria. Dunque converrà volgerci al momento in cui la Repubblica aveva conseguito dei successi clamorosi in Grecia.

Non è possibile soffermarsi sugli eventi della Guerra di Morea condotta dal capitano generale da mar Francesco Morosini contro gli ottomani né, tanto meno, analizzare le medaglie che ricordano il conflitto; sarà sufficiente ricordare che tra il 1684 e il 1687 i Veneziani riuscirono ad impossessarsi di molte isole egee e soprattutto della Morea (Peloponneso).

Da qui Morosini, divenuto doge, lanciò un vittorioso attacco ad Atene (1688) nel corso del quale, come è noto, causò gravi danni al Partenone e un disastroso attacco a Negroponte (1689), che di fatto rese impossibile ulteriori conquiste fino alla pace di Carlowitz nel 1699. Come detto le vittorie veneziane furono celebrate da numerose medaglie che presentano iconografie veramente interessanti per un raffronto con l’intaglio del porta occhiali.

Georg Hautsch, Vittorie di Venezia in Morea (1685, AR, g 21,16, mm 36,6)

Opera di Georg Hautsch, una medaglia coniata nella Zecca di Norimberga nel 1685 (Voltolina, n. 1044) mostra ad esempio, nel dritto, un braccio che, uscendo dalle nubi, pone una corona e un ramo di palma sul capo del leone di San Marco, premiandolo per le vittorie ottenute in Morea; inoltre a fianco del leone si vedono diversi prigionieri turchi incatenati; entrambi questi elementi appaiono anche nell’iconografia dell’astuccio porta occhiali.

Martin Brunner (dritto) e Hans Jacob Wolrab (rovescio), Celebrazione di Venezia vittoriosa (1687, AE, mm 49,5)

La rappresentazione del Turco non solo in forma simbolica (cane o lupo) ma anche realistica è in effetti attestata nelle rappresentazioni medaglistiche; se infatti il rovescio di una medaglia del 1687, opera Hans Jacob Wolrab (Voltolina n. 1061), mostra appunto Venezia in forma di donna mentre tiene incatenati a sé proprio un prigioniero turco e un lupo, ancora più interessante è la straordinaria medaglia, opera ancora di Georg Hautsch, coniata a Norimberga in diversi metalli preziosi ne stesso 1687 (Voltolina, n. 1054), rappresentante i due fratelli Mustafà Pascià e Hassan Pascià nell’atto di porre omaggio al doge.

I due governatori turchi, fuggiti a Venezia per paura della punizione del sultano, per aver perduto la roccaforte greca di Nauplia, sono raffigurati in modo molto dettagliato sia dal punto di vista fisico sia negli attributi tipicamente “orientali” come il turbante, la spada e l’abito. Tutto questo rimanda ancora all’astuccio, nel quale sono rappresentati dei personaggi chiaramente riconducibili al mondo ottomano.

Georg Hautsch, Omaggio al doge Giustinian dei fratelli Mustafà Pascià e Hassan Pascià (1687, AE, mm 72×57)

Come detto, il rovescio del porta occhiali presenta la grande aquila asburgica che allunga gli artigli su due soldati turchi; considerata la particolare foggia degli abiti, si dovrebbe trattare di due giannizzeri, reparto d’élite dell’esercito ottomano, che sono rappresentati in fuga. L’intaglio dunque sembra celebrare un evento bellico di particolare prestigio e conclusosi vittoriosamente per le armi austriache. Per capire di quale evento si tratta sarà necessaria un’ultima digressione storica sulla “Grande Guerra Turca”.

Scacciati i Turchi da Vienna e stretto il patto con gli alleati, l’imperatore Leopoldo I decise infine di portare un attacco contro l’Impero Ottomano per liberare l’Ungheria. Pur con molta lentezza l’esercito imperiale ottenne in effetti clamorosi successi: dopo la conquista (tra il 1684 e il 1687) della Transilvania, di numerosi castelli di frontiera e della città di Buda, il 1688 vide infine la grande vittoria degli imperiali nella battaglia di Mohàcs, la quale di fatto stroncò la resistenza turca. La guerra continuò ancora per diversi anni finché un’altra grande vittoria, quella di Zenta, costrinse infine il sultano a piegarsi alla pace, stipulata a Carlowitz nel 1699.

La scelta dunque potrebbe cadere su due battaglie, quella di Zenta e quella di Mohàcs; l’analisi degli ultimi elementi dell’intaglio, vale a dire il serpente e il gallo fanno però propendere per la seconda. Il gallo è da sempre simbolo della Francia; ma resta da chiarire quale sia il rapporto tra questa nazione e la “Grande Guerra Turca”. Ancora una volta ci vengono in soccorso delle testimonianze medaglistiche che però questa volta risultano decisamente insolite. Partiamo da una pedina da gioco in legno (Spilsteine) del 1687 (Voltolina n. 1055).

Martin Brunner, Pedina da gioco celebrativa delle vittorie veneziane (1687, legno, mm 58,2)

Oltre a celebrare i successi veneziani sui Turchi, essa mostra al rovescio una scena particolare: il leone di Venezia è accovacciato sulle rive di un fiume, mentre un gallo razzola nelle vicinanze; tale iconografia rimanda in realtà alla preoccupazione degli alleati, impegnati sul fronte balcanico, che il re di Francia Luigi XIV scatenasse la guerra in Germania oltrepassando il fiume Reno.

Questi timori si rivelarono fondati: proprio nel 1688 Re Sole, allarmato dai successi austriaci, attaccò la Germania ritenendolo il momento opportuno; questo “tradimento” della Cristianità è ricordato nell’ultima particolarissima medaglia che proponiamo, realizzata proprio in quell’anno nei Paesi Bassi da un anonimo incisore (Voltolina n. 1075).

Al dritto, con intenti palesemente satirici, appaiono il re di Francia, d’Inghilterra, il Sultano e il Dey di Algeri nell’atto di giurare “contro il Cristianesimo” davanti a un altare. Proprio sul basamento di quest’ultimo si può notare una mezzaluna posta al di sopra del cristogramma (XP), mentre un serpente emerge dal fuoco acceso. Al rovescio poi un diavolo armato di spada e con berretta da prete, in volo, sembra benedire dall’alto due gigli di Francia e, ancora una volta, una mezzaluna che richiama palesemente quella incisa nell’astuccio porta occhiali.

Artista anonimo, Lega anticristiana. Medaglia satirica (1688, AR, g 31,8, mm 37,7)

Grazie a queste ultime testimonianze dunque siamo ormai in grado di identificare gli elementi fondanti del prezioso astuccio: se il gallo e il serpente rappresentano l’alleanza tra Francia e Impero Ottomano, ci si rende poi conto che, al rovescio, gli artigli dell’aquila sono posti al di sopra della mezzaluna e di un giglio. Per quanto riguarda la strana creatura con becco e grandi occhi, è verosimile identificarla con l’immagine del diavolo che, come nella medaglia satirica, osserva il serpente e il gallo.

Nella affollatissima iconografia dell’astuccio qui esaminato restano indubbiamente alcuni trascurabili elementi di difficile interpretazione, che impongono ulteriori indagini: ad esempio la strana posizione delle chiavi decussate ma anche l’identificazione degli stemmi con la croce e le palle – probabilmente associabili ai cavalieri di Malta e a quelli dell’Ordine di Santo Stefano, alleati di Venezia. Tuttavia è fuori discussione la valenza artistica di questo oggetto, opera di un anonimo intagliatore dotato di notevole talento.

Ciò che però risulta di gran lunga più importante è la sua valenza storica: perfettamente inserito nella cultura iconografica del tempo, il porta occhiali fu realizzato con un chiaro intento propagandistico; tutti gli indizi fanno pensare che esso risalga al 1688 per celebrare i più importanti successi della Lega Santa: la vittoria di Mohàcs e la conquista di Atene, ma anche per criticare aspramente la Francia, che in quello stesso anno aveva rotto la pace e stava attaccando degli stati cristiani.

Per saperne di più

A. Da Mosto, I Dogi di Venezia nella vita pubblica e privata, Milano 1960.

E. Eickhoff, Venezia, Vienna e i Turchi. Bufera nel sud-est europeo 1645-1700, Milano 1991.

P. Voltolina, La storia di Venezia attraverso le medaglie. Volume II, Venezia 1998.