Un TREMISSE da attribuire a RAVENNA coniato tra il 581 e il 582

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Apparso in una recente asta, questo interessante tremisse a nome di Tiberio II Costantino era stato attribuito a Costantinopoli

 

di Rino Sequino | Nella recente asta Nomisma n. 65 del 17 giugno 2022, al lotto n. 151 è apparso un tremisse che in catalogo è stato attribuito a Tiberio II Costantino (578-582) e alla zecca di Costantinopoli, riferito con bibliografia Sear 425. In oro, al peso di g 1,49 e con tracce di ribattitura al rovescio, era giudicato Spl+ e partiva da una base di 600 euro.

La descrizione è la seguente: al dritto [D]N CONSTAN TINVS PPAV, testa dell’imperatore a destra; al rovescio VICTORIA AV [schiacciatura di conio, legenda illeggibile], al centro croce patente. In esergo COMOB [?]. Un’analisi più accurata dell’esemplare, tuttavia, ci permette per questa moneta una diversa attribuzione di zecca e ulteriori considerazioni numismatiche.

Il dritto del tremisse passato in asta Nomisma n. 65 e attribuito in catalogo alle zecca di Costantinopoli
Il dritto del tremisse passato in asta Nomisma n. 65 e attribuito in catalogo alle zecca di Costantinopoli

La moneta, infatti, sia al dritto che al rovescio presenta un cerchio in rilievo, elemento tipico dei tremisse coniati dall’officina monetaria di Ravenna. Oltre al cerchio in rilievo, il tremisse presenta un’epigrafe diversa sia per quanto riguarda il dritto (PP AV) che il rovescio su cui appare VICTORIA AV[cvst] in cui, a causa della ribattitura, s’intravedono una V e una T finale. inoltre in esergo appare più probabile leggere più COMOB che CONOB.

Per quanto riguarda il ritratto, la pettinatura è di stile diverso rispetto ai predecessori e, inoltre, l’occhio dell’imperatore appare distante dal naso; infine la clamide (o corazza) presenta un nodo sulla spalla destra, elemento simile a quello che appare sui tremisse successivi del re longobardo Autari.

Tali elementi permettono di ipotizzare che questo tremisse, per Ravenna e non per Costantinopoli, sia il “prototipo” di quelli coniati nel 584 da Autari in onore dell’imperatore Tiberio II Constantino per la vittoria ottenuta da Maurizio, suo generale e futuro imperatore, contro i Persiani a Callinicum nell’estate del 581.

E' caratterizzato da segni di ribattitura che ne pregiudicano in parte la leggibilità il rovescio del tremisse probabilmente attrivbuibile a Ravenna
E’ caratterizzato da segni di ribattitura che ne pregiudicano in parte la leggibilità il rovescio del tremisse probabilmente attrivbuibile a Ravenna

Giustino II aveva inviato in Italia suo genero, il generale Baduario, nel 576, per combattere contro i Longobardi, e questi durante una battaglia fu ferito mortalmente. Dopo questa vittoria i Longobardi di Feruvald (o Ferewald) conquistarono Classe (il porto di Ravenna) e depredarono la vicina città che, nel periodo 576-579, visse un periodo di vuoto di potere.

La città di Ravenna non coniò più monete, nel periodo 576-581, a causa di questa sconfitta. Feruvald, dopo Ravenna, attaccò Roma (nel 577-578) e  l’invasione dei Longobardi causò, come sempre accade, lutti e carestie mettendo in ginocchio la popolazione.

Narrano le fonti che, a questo punto, Panfronio, un patrizio capo del Senato ed ex prefetto di Roma, si recò a Constantinopoli portando con sé un carico d’oro per ottenere l’appoggio imperiale contro i Longobardi. L’Imperatore Tiberio II Constantino, dapprima associato sul trono a Giustino II (574-578) e, da settembre 578 ad agosto 582, in autonomia, consigliò di usare quell’oro per corrompere i duchi longobardi o per chiedere aiuto ai Franchi.

Le truppe longobarde all'assalto della città di Ravenna in una incisione di fine XIX secolo
Le truppe longobarde all’assalto della città di Ravenna in una incisione di fine XIX secolo

Nel 579 i Longobardi fecero ritorno a Spoleto con un cospicuo bottino, mentre a Roma il potere era diviso tra il papa Pelagio II (579-590) e il Senato Romano. A questo punto sembra che Roma, con il consenso del papa e del Senato, abbia inviato a Ravenna Decio (patrizio o senatore romano) che amministrò la città dal 579 fino all’arrivo del primo esarca, Smaragdo, nominato nel 584 e voluto dal nuovo imperatore Maurizio Tiberio (582-602).

Sarebbe dunque proprio Decio ad aver fatto coniare a Ravenna questo inedito tremisse in onore dell’imperatore Tiberio II Constantino, nel breve periodo fra l’autunno dell’anno 581 e il gennaio dell’anno seguente.