di Ursula Kampmann (articolo sponsorizzato da Editions Victor Gadoury) | Il 17 novembre, la casa d’aste Editions Victor Gadoury a Monaco venderà all’asta una vasta collezione di monete e medaglie di Casa Savoia provenienti dalle proprietà di un galantuomo di famiglia reale. Quale migliore opportunità, dunque, per ricordare perché e quando i Savoia sono passati da una piccola famiglia nobile ad essere re d’Italia? In questo articolo vi narreremo la seconda parte illustrandola con alcune monete significative della collezione.

Il lungo cammino verso la nazione italiana

 

Carlo Emanuele III, 1730-1773. Scudo vecchio da 5 lire, Torino, 1733. MIR 925a (R4). Rara. Quasi splendido. Base: 7.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1573. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Con il Trattato di Hague del 1720, Vittorio Amedeo divenne così re di Sardegna. Nominò suo figlio Carlo Emanuele come duca di Savoia. E quando Vittorio Amedeo sessantenne, che aveva perso sua moglie nel 1728, si innamorò ancora, si dimise a favore di suo figlio dopo un matrimonio morganatico. Ciò sorprese l’intera corte e questa, come si può ben immaginare, non fu una buona decisione. Poco mesi dopo, Vittorio Amedeo cercò di reclamare il potere. Suo figlio lo prese priginiero e il vecchio re precedente sarebbe rimasto probabilmente in prigiona a lungo se non fosse morto il 31 ottobre 1732.

Carlo Emanuele III, 1730-1773. 4 zecchini dell’Annunciazione, Torino, 1746. MIR 914b (R9). Molto rara. Graffiti sul retro, altrimenti splendida. Base: 15.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1569. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Perché i Savoia hanno giocato un ruolo così importante in Italia

Dopo la morte di suo padre nel 1732, Carlo Emanuele III divenne il re indiscusso di Sardegna e dDuca di Savoia. Ancora migliore era il fatto che Savoia e Sardegna – insieme a Venezia e agli Stati della Chiesa – erano i soli territori su suolo italiano che erano indipendenti dalle altre potenze europee. Questo automaticamente comportò che a Casa Savoia fosse assegnato un ruolo molto speciale nel movimento di indipendenza italiana, come succede in un periodo in cui non si può più immaginare una nazione senza sovrano. Il movimento, dunque, cercava una figura “di rappresentanza nazionale italiana”.

Carlo Emanuele III, 1730-1773. Medaglia d’oro, Torino, 1755. Quasi FDC. Base: 10.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1632. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Un periodo di consolidamento

Le guerre polacca e austriaca di Successione aveva insegnato a Carlo Emanuele III che le vittorie si possono trasformare in sconfitte e le sconfitte in successi molto velocemente; per questo decise di rimanere neutrale durante la guerra dei Sette Anni.

Mentre le altre nazioni si scontravano l’una con l’altra, Carlo Emanuele fece avanzare le riforme nel suo dominio. Tra le altre cose, fu il primo in Europa ad istituire un catasto nel suo Regno e fondò le università di Sassari e Cagliari.

Carlo Emanuele III, 1730-1773. Carlino da 5 doppie, Torino, 1755. MIR 941a (R5). Molto rara. NGC AU58. Base: 40.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1590. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Carlo Emanuele III, 1730-1773. Mezzo carlino sardo da doppiette 2 e mezzo, Torino, 1768. MIR 955a (R5). Molto rara. NGC MS62. Base: 10.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1634. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

La vasta produzione della zecca di Torino, che coniava un ampio numero di monete d’oro e d’argento, dà prova della ricchezza e del potere economico dello Stato sabaudo. La monetazione di Carlo Emanuele III, in particolare, è divisa in un primo ed un secondo periodo a causa di una riforma monetaria importante decisa nel 1754. Fino al 1755, una varietà di monete d’oro e d’argento di tutte le tipologie circolava infatti nella Savoia. Queste, o almeno la stragrande maggiornaza, vennero demonetizzate e riconiate in nuove monete d’oro e d’argento basate sul carlino e sulla doppietta sarda presso la zecca di Torino.

Carlo Emanuele III, 1730-1773. Scudo nuovo, Torino, 1756. MIR 946b (R2). Rara. NGC MS63. Base: 3.500 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1605. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Carlo Emanuele III, 1730-1773. Quarto di scudo nuovo, Torino, 1765. MIR 948k. NGC MS66. Base: 1.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1624. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Lo scudo nuovo, dunque, con tutte le sue numerose frazioni divenne la moneta d’argento più importante dell’intero sistema.

Vittorio Amedeo III, 1773-1796. Carlino da 5 doppie, Torino, 1786. MIR 979 (R4). Raro. NGC AU55. Base: 25.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1652. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Lo shock della Rivoluzione francese

Nel 1773, il figlio maggiore di Vittorio Amedeo ascese al trono sabaudo. Era devotamente religioso e convinto del diritto divino dei sovrani. Per questo si mostrò critico verso tutti i tentativi di riforma e fu scioccato quando la Rivoluzione Francese scoppiò nel 1789.

Vittorio Amedeo III, 1773-1796. Scudo da 6 lire, Torino, 1773. MIR 987a (R5). Molto raro. Quasi fior di conio. Base: 15.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1666. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Si schierò immediatamente con i filo monarchici francesi e fu sconfitto in modo devastante per ben tre volte dall’esercito del generale Bonaparte. Nel 1796, Vittorio Amedeo dovette firmare così un trattato di pace sotto condizioni umilianti. Dovette cedere il Ducato di Savoia alla Francia perché gli fosse almeno permesso dimantenere il Regno di Sardegna.

Repubblica Piemontese. 1798-1799. 1/2 scudo, Torino, Anno VII (1799). MIR 1006. Raro. PCGS MS62. Base: 2.500 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1103. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

La Repubblica Piemontese fu proclamata a Torino.Un dolore immense per Vittorio Amedeo di Savoia al quale un “piestoso” ictus pose fine alla vita qualche mese più tardi. Lasciò un Regno distrutto in ereditàa suo figlio.

Carlo Emanuele IV, 1796-1800. Doppia, Torino, 1797. MIR 1010a (R2). NGC MS62. Base: 3.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1705. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Carlo Emanuele IV fu lasciato solo con il titolo e il governo sul Regno di Sardegna. Nel 1802, abbandonò la sua carica e suo fratello minore assunse il potere. Trascorse il resto della sua vita solitaria come semplice fratello nell’Ordine dei Gesuiti.

Ed ecco l’avanzare della reazione

Questo fu il momento in cui il fratello minore di Carlo Emanuele IV entrò in scena: salì sul trono col nome di Vittorio Emanuele I. Si stabilì in Sardegna e organizzò il suo piccolo Regno. Il risultato delle sue misure ha ancora oggi effetto durevole: la creazione dei Carabinieri nel 1814, ad esempio, risale a lui.

Vittorio Emanuele I, 1802-1821. Medaglia d’oro che celebra il matrimonio di sua figlia Maria Teresa e Carlo Luigi, Duca di Parma, Torino, 1820. Jul. 3692. Estremamente rara. FDC. Base: 18.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1722. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Al Congresso di Vienna, riguadagnò anche tutti i suoi precedenti territori. Erano persino un po’piu grandi di prima, dal momento che comprendevano la ex Repubblica di Genova. E Vittorio Emanuele governò con polso di ferro. Revocò il Codice di Napoleone, restituì i privilegi a nobiltà e clero e cercò i suoi alleati tra le famiglie reali piu antiche d’Europa.

Lui stesso aveva sposato la nipote dell’ultimo imperatore dell’Impero romano. Le sue figlie sposarono tutte discendenti della dinastia Asburgo, tranne Maria Teresa. Questa medaglia d’oro fu emessa per celebrare il suo matrimonio con il duca di Parma Carlo II. Lo sposo era in ogni caso un buon parttito, un discendente della linea spagnola dei Borboni.

Verso la regalità, fra moti carbonari e un vano tentativo di Risorgimento

 Vittorio Emanuele I non mostrò alcuna comprensione riguardo al fatto che la Rivoluzione Francese avesse cambiato la consapevolezza delle persone. Mentre i primi carbonari erano impegnati a combatere contro il governo estero francese, stavano combattendo adesso la reazione assolutistica. Dopo la sommossa di successo nel Regno di Sicilia, una delegazione di Carbonari marciò così su Torino e propose una Costituzione liberale e la monarchia costituzionale.Vittorio Emanuele, non disposto ad accettare, si demise in favore di suo fratello Carlo Felice. Siccome quest’ultimo risiedeva a Modena, comunque, fu a Carlo Alberto – un discendente della linea di Savoia-Carigano – che fu affidato il governo per un breve periodo.A causa delle sue convizioni liberali, fu considerato un simpatizzante dei carbonari. Così, Carlo Alberto fece giuramento sulla Costituzione tenendo in mano il tricolore.

Quando Carlo Felice arrivò a Torino, era accompagnato dalle truppe austriache e questo portava alla conclusione dell’episodio dei carbonari.Carlo Alberto dovette andare in esilio. Il Regno diventò nuovamente reazionario e i carbonari restaurarono la lora attività clandestina.

Ma Carlo Felice morì senza figli nel 1831. Carlo Alberto gli successe e divenne la luce – almeno così sembrava – degli Italiani liberali. Nel 1837 introdusse un codice civile liberale. Costruì ferrovie e diede impulse all’industria. Nel 1848, emise lo Statuto Albertino che trasformò il suo regno in una monarchia costituzionale.

Carlo Alberto, 1831-1849. 100 lire, Torino, 1833. MIR 1043c. Unica in queste condizioni. NGC Proof63 Cameo. Base: 20.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1735. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Mentre i ribelli francesi e austriaci del 1848 chiedevano principalmente maggiore partecipazione politica, l’Italia era prima di tutto occupata nel percorso verso l’unità politica del paese e la liberazione dai sovrani considerati “stranieri”. Il re di Sardegna appariva come appropriata figura di rappresentanza perché era il solo regnante secolare in Italia che fosse effettivamente considerato italiano. Per tale motivo i protagonisti del Risorgimento chiedevano ripetutamente a Carlo Alberto di diventare il leader del movimento d’indipendenza. E il Savoia effettivamente dichiarò guerra alla monarchia del Danubio.

La Battaglia di Novara vanificò tuttavia i sogni d’indipendenza dell’Italia. Carlo Alberto abdicò il giorno stesso a favore di suo figlio Vittorio Emanuele II e andò in esilio in Portogallo dove morì qualche mese più tardi. Il Regno di Sardegna fu obbligato a pagare riparazioni di Guerra per un ammontare di 75 milioni di franchi francesi, lasciando poca libertà di azione a Vittorio Emanuele II. Ma almeno non dovette accettare alcuna perdita territoriale.

Vittorio Emanuele II, Medagliere in legno e bronzo contenente la “Serie Metallica di Casa Savoia”, composta da 91 medaglie in bronzo eseguite a ricordo dei personaggi della Famiglia dalle origini fino al Regno di Vittorio Emanuele II. Base: 12.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1750. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

Il re di Sardegna diventa re degli Italiani

Vittorio Emanuele continuò la linea d’azione di suo padre. La divisione tra Chiesa e Stato era ormai finalizzata, l’esercito riorganizzato, l’amministrazione e la giustizia furono modernizzate. A causa di molte liberalizzazioni economiche, il regno di Vittorio Emanuele divenne uno dei più avanzati in tutta Europa e non fece sacrifici per pagare le riparazioni.

Cosìl Vittorio Emanuele divenne la figura simbolica del Risorgimento. “Viva Verdi” non significa altro che “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”. Ad ogni modo, l’indipendenza d’Italia non poteva essere raggiunta da sola. Così i Savoia si allearono con la Francia. Anche perchè quest’ultima considerava l’indebolimento della monarchia degli Asburgo un vantaggio decisivo per il proprio potere sul continente.

Provocazioni volontarie causarono l’invasione del Piemonte da parte dell’esercito austriaco nel 1859. Questo permise l’attivazione dell’alleanza militare con la Francia che sostenne Vittorio Emanuele nella guerra Sardo Austriaca. La battaglia di Solferino portò il Regno Austriaco nel Nord Italia. Vittorio Emanuele ricevette la Lombardia come parte della Pace di Villafranca. Napoleone III approffittò di questa situazione: il Ducato di Savoia, antico territorio di Casa Savoia, divenne parte della Francia. Non abbiamo bisogno di raccontare nuovamente l’intera storia del Risorgimento. Sappiamo tutti come si concluse. Vittorio Emanuele II fu proclamato re il 17 marzo 1861.

Vittorio Emanuele III, prova da 100 lire, Roma, 1910 R. Estremamente rara. NGC Proof66. Valore: 150.000 euro. Dall’asta di Gadoury (17 novembre 2018), n. 1759. Clicca per accedere al catalogo online e fare la tua offerta

I suoi discendenti, Umberto I e Vittorio Emanuele III, condussero l’Italia attraverso le vicissitudini delle storia del XIX e XX secolo più o meno fortunatamente. Concludiamo pensando che a Vittorio Emanuele III sarebbe piaciuta questa collezione numismatica che sarà venduta all’asta di Gadoury il 17 novembre 2018. Dopotutto, é passato alla storia numismatica come grande collezionista e come autore del Corpus Nummorum Italicorum.