Una moneta misteriosa, quasi sconosciuta, la doppia da due lucchese di metà Settecento, nella storia degli studi e presentata nei due unici esemplari noti

 

di Roberto Ganganelli | Questo studio, pubblicato nel volume Aspetti di storia della Toscana attraverso monete e medaglie a cura dell’Accademia italiana di studi numismatici, viene riproposto in esclusiva ai lettori di Cronaca numismatica. L’autore ringrazia il Museo Nazionale Romano, nella persona della direttrice del Medagliere dott.ssa Gabriella Angeli Bufalini, per aver autorizzato la pubblicazione della doppia da due ex Collezione Reale. Si ringrazia inoltre l’Archivio di Stato di Lucca, nella persona della direttrice dott.ssa Jaleh Bahrabadi, per le immagini dei coni delle monete in oro del XVIII secolo.

Giuliano Marchetti, elcettico d’altri tempi

Alla fine di dicembre del 2012 ci lasciava il Magister Monetae e socio dell’Accademia italiana di studi numismatici Giuliano Marchetti; era nato a Lucca nel 1946. Fin da giovane Marchetti era stato incuriosito e attratto dalle arti, anche per merito del padre incisore che ne aveva stimolati gli interessi e la fertile creatività. Dopo aver frequentato il liceo scientifico, Marchetti si era quindi dedicato agli studi storici e filosofici – grande è stato, in particolare, l’amore per il passato della sua città, piccola e orgogliosa Repubblica nel bel mezzo della potente Toscana medicea e granducale – in una ricerca fatta di inediti punti di contatto fra Lucca e altre culture.

Restauratore, particolarmente versato nel recupero di dipinti su tela e su tavola, spinto da un eclettismo senza riserve, Marchetti approdò poi nella maturità all’incisione dei metalli, affascinato dalle antiche tecnologie di zecca e dalla produzione di medaglie d’arte.

Tanto ha potuto la sua passione da portarlo a far “rinascere”, negli anni Novanta del secolo scorso, in forma di museo didattico e laboratorio produttivo, la storica zecca di Lucca, un’officina monetaria che vanta dodici secoli di produzione e quasi duemila tipologie diverse – dai tempi dei Longobardi fino ai Borbone – trasformandola in un museo esperienziale ante litteram, una fucina di cultura e promozione per la città, un polo di ricerca e divulgazione storico numismatica specie per rivolto a quei giovani che tanto amava.

Un altro, importante traguardo è stato conseguito dal Magister quando, nel 2007, l’Antico Uffizio della Zecca – con il concorso del Comune, di istituzioni bancarie, della Camera di Commercio – venne trasformato in Fondazione di diritto pubblico con l’inaugurazione museo laboratorio presso la Casermetta San Donato, la donazione ed il recupero di importanti patrimoni numismatici, documentari e librari, tra cui il Fondo “Luigi Giorgi” [1].

Conferenze, corsi di incisione e pubblicazioni, creazione di medaglie e placchette, lezioni nelle scuole e partecipazione ad eventi nazionali e internazionali come Vicenza Numismatica [2] hanno contraddistinto per Giuliano Marchetti (Figura 1) gli anni dell’Uffizio dell’Antica Zecca e, in seguito, della Fondazione che ne è scaturita, anni in cui la monetazione lucchese è stata sotto molti aspetti riconsiderata e valorizzata, forse come non mai in precedenza.

Figura 1 | Giuliano Marchetti (1946-2012), Magister Monetae e fondatore dell’Antica Zecca di Lucca. E’ stato studioso e collezionista di monete e medaglie, incisore e restauratore di dipinti; per la sua poliedrica attività di divulgatore è stato accolto tra i soci dell’Accademia italiana di studi numismatici

Vasta e originale è stata la produzione di medaglie, placchette, ricostruzioni filologiche di antiche monete a scopo didattico che ha portato Marchetti, in quasi vent’anni di attività, ad essere apprezzato come uno dei nomi più noti nel settore in Italia. La sua tecnica ha spaziato negli stili e nel tempo con facilità, aggredendo e intagliando con personalità inconfondibile gli esigui cilindri d’acciaio dei coni che, “all’antica”, lavorava in diretta, in negativo, con perizia mirabile.

Di lui Mario Traina, primo presidente dell’Accademia Italiana di Studi Numismatici, ha scritto: “Da quelle sue mani, così grosse e forti che fanno subito auspicare a chi l’avvicina di non avere a ‘questionare’ con lui […] escono medaglie raffinate che sembrano, al contrario, uscite da mani di fata: un insieme di ricami e d’arabeschi, dove il più piccolo particolare emerge e s’impone in una visione d’insieme caratterizzata da una grande armonia”.

Chi scrive queste pagine ha avuto la fortuna di condividere con Giuliano autentici anni di amicizia, giornate trascorse a fare ricerca, a confrontarci su storia e monete, soprattutto lucchesi ma non solo, e di vivere momenti di genuino entusiasmo nelle scoperte come nel lavoro in comune – fosse finalizzato ad una pubblicazione, ad una mostra o alla visita guidata di una scolaresca alla “sua” zecca – dei quali, nel presente più che mai, si comprende il valore e si sente la mancanza.

doppia da due lucca
Figura 2 | Il Volto Santo di Lucca, crocifisso ligneo risalente al XII-XIII secolo e copia di un originale più antico, è da sempre il simbolo identitario e devozionale della comunità lucchese. Apparso su numerose monete e medaglie, come il San Giovanni dei fiorini di Firenze era anche emblema di garanzia della bontà delle monete di Lucca

Gli anni di collaborazione con Giuliano hanno portato ad una monografia, a vari studi sull’icona del Volto Santo (Figura 2), ad alcuni articoli “a quattro mani” e ad una serie di interessanti scoperte tra le quali, indagando gli esemplari conservati nelle collezioni della Fondazione e pertinenti alla zecca locale, una – rimasta finora inedita, e qui presentata – ha per oggetto la più importante moneta in oro nella storia della zecca di Lucca, la doppia da due del XVIII secolo: si tratta infatti di un esemplare di grande interesse e, scopo delle pagine che seguono, sarà spiegarne le ragioni.

La doppia da due lucchese nella bibliografia e nei documenti

Verso le metà del Settecento il governo della Serenissima Repubblica di Lucca decise, dopo molto tempo, di riavviare l’emissione di moneta d’oro con la battitura di doppie e mezze doppie; Domenico Massagli, nello spoglio della documentazione d’epoca oggi conservata in Archivio di Stato, riporta inoltre come vi fosse l’intenzione, da parte delle autorità, di coniare anche doppie da due: “alli 7 decembre poi dell’anno 1748 trovasi del pari registrato essersi pure dal governo deliberata la coniazione della doppia da due della materia stessa, e di somigliante stampo a quelle già innanzi descritte da avere il pregio di sei scudi lucchesi” [3].

Le doppie da due rappresentarono le monete di massimo nominale nella serie lucchese settecentesca e, sostiene Massagli, vennero “in sì picciol numero mandate attorno, o veramente furono sì tosto ritirate, che non ne è pervenuto a noi la cagione, perché e sì poco ne andassero per le mani e sì poco spazio” [4].

Il perché ce lo spiegano almeno in parte i Commissari di Zecca i quali, nei loro verbali del 2 ottobre 1748, scrivono: “Abbiamo inoltre, per semplice prova, fatto battere qualche doppia da due, quale essendo riuscita di tutta perfezione, come potranno i Magnifici e Illustrissimi Cittadini osservare dall’oculare ispezione di questa che presentiamo, faremmo […] battere delle dette doppie da due, quando non ci venga comandato in contrario” [5].

Del resto, che la doppia da due sia rimasta allo stato di prova, lo ipotizza anche Massagli nel 1870, quando segnala che di questa moneta erano all’epoca noti esemplari ritenuti “prove in piombo, ed anche qualche aurea riproduzione, che certi cultori della scienza vollero coi coni stessi originali esistenti nel loro archivio, a diletto proprio, ed a pro degli studiosi or fa poco tempo riprodurre” [6].

Figura 3 | A sinistra, dal catalogo di vendita della Collezione Martinori (1913) l’impronta della doppia da due lucchese acquistata da Vittorio Emanuele III (lotto n. 1416); a destra, la corona del Volto Santo, solenne e prezioso ornamento che si ritrova fedelmente riprodotto sulle doppie da due, doppie e mezze doppie del XVIII secolo

La prima doppia da due, dalla Martinori al “Re numismatico”

Che si sia trattato di una prova, di una moneta di presentazione o di un tipo a tutti gli effetti destinato a circolare, sebbene in modo limitato, la doppia da due lucchese è rimasta a lungo una “illustre sconosciuta”: per la sua prima e unica apparizione sul mercato bisogna infatti attendere l’inizio del XX secolo con l’esemplare della Collezione Martinori andato all’asta a Roma, da Pietro & Paolo Santamaria, nel novembre del 1913.

Proposta al lotto n. 1416 (Figura 3), definita inedita e giudicata in conservazione fior di conio, la moneta è illustrata nella Tavola XVIII del catalogo e realizzò un prezzo di 910 lire [7]. Ad aggiudicarsela fu niente meno che Vittorio Emanuele III, il “Re numismatico” che la incluse nella propria collezione oggi conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo.

Le immagini di questo esemplare (Figura 4) vengono qui pubblicate per la prima volta, grazie alla disponibilità della direzione del Medagliere, e rappresentano un documento numismatico eccezionale dato che, in oltre un secolo, nessuno ha potuto ammirare la doppia da due lucchese ex Martinori ed ex Savoia.

doppia da due luccaFigura 4 | La doppia da due di Lucca della ex Collezione Reale (CNI XI, p. 185, n. 807 e tav. XI, n. 13). E’ la prima volta in oltre un secolo che questa moneta viene pubblicata (su concessione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo – Museo Nazionale Romano – Medagliere – RIPRODUZIONE VIETATA)

Il secondo esemplare da un fortunoso rinvenimento

Della doppia da due, tuttavia, esiste un secondo esemplare, oggi nelle collezioni della Fondazione Antica Zecca di Lucca (Figura 5); sulla sua provenienza, le informazioni che riportiamo sono quelle avute – nei primi anni Duemila – nel corso di colloqui con Giuliano Marchetti in vista di un studio a doppia firma su questa moneta, come già fatto per la doppia di San Paolino [8].

L’esemplare oggi nel medagliere della Fondazione Antica Zecca di Lucca proviene, come la doppia del Volto Santo e quella al tipo di San Paolino dello stesso museo, da un ritrovamento effettuato, negli anni Novanta, in un edificio del centro storico di Lucca entro una cui parete la moneta fu rinvenuta dai proprietari, assieme ad alcune doppie in oro.

La doppia da due, assieme ai due esemplari di doppia venne acquistata da Marchetti per l’allora Antico Uffizio della Zecca di Lucca ed è rimasta esposta al pubblico per anni – quasi senza essere notata – nel piccolo museo laboratorio di via Sant’Andrea all’ombra della Torre Guinigi prima di entrare a far parte, per donazione dallo stesso Marchetti, del patrimonio della nuova Fondazione.

Non sono purtroppo noti, invece, il numero, la natura e la sorte degli altri esemplari che componevano l’interessante ripostiglio e che, probabilmente, finirono sul mercato attraverso altri canali: si tratta, infatti, di monete di una buona rarità ma già note e per le quali, in questi anni, si sono registrati vari passaggi in aste pubbliche.

doppia da due luccaFigura 5 | La doppia da due della Fondazione Antica Zecca di Lucca. Acquisita da Giuliano Marchetti, la moneta è stata donata nel 2007 all’istituzione che l’incisore ha voluto per valorizzare la numismatica a Lucca e i patrimoni della zecca locale, rimasta attiva per quasi dodici secoli

La doppia da due della Fondazione Antica Zecca di Lucca

 La doppia da due esposta nella Casermetta San Donato (Au, mm 24,30-24,55, g 10,78, asse a 180°) può essere così descritta: D/ RESPUBLICA LUCENSIS, stemma coronato, sagomato a ricci e intagli, decorato ai lati da festoni di fiori e frutti e in basso da due decori [9], in diagonale nello scudo LIBERTAS, il tutto entro cerchio di dentini; R/ SANCTUS VULTUS, il Volto Santo coronato di tre quarti a sinistra, il tutto entro cerchio di dentini. Il taglio è liscio.

L’esemplare della ex Collezione Reale ed ex Collezione Martinori, invece, nel Corpus Nummorum Italicorum è descritto come segue: “D/ RESPUBLICA LUCENSIS. Scudo a targa con banda in cui LIBERTAS in cartella a ricci ed intagli, sormontata da corona a 5 fioroni, ornata di fogliame e di due festoni di fiori pendenti ai lati; senza cerchio. R/ SANCTUS VULTUS.  Mezzo busto del Volto Santo, di fronte, con ricco collare e corona a 6 lunghi fioroni, di cui uno centrale con crocetta; senza cerchio. Taglio liscio – Diametro 25 mm – Peso gr. 11,10 – FDC – Collezione Privata di Sua maestà” [10].

Attribuzione dei coni

Dalle immagini si nota una prima differenza tra i due esemplari di doppia da due lucchese: la moneta appartenuta al re, infatti, reca la data 1748 al D/, in basso, spezzata ai lati dell’estremità dello stemma; la moneta conservata in Fondazione, invece, è senza millesimo.

I diametri dei due esemplari sono pressoché identici mentre, per quanto riguarda i pesi, la doppia da due della ex Collezione Reale risulta quasi in linea con gli standard – che prevedevano per la doppia un peso legale di 108 grani, pari a 5,60 grammi circa e un titolo di 22 carati [11] – mentre quella acquisita da Giuliano Marchetti appare di poco calante.

Al di là dell’assenza o presenza della data, tuttavia, sono evidenti altre differenze nei dettagli delle impronte. Innanzi tutto, lo stemma coronato al D/ che, sebbene simile nei due esemplari, in quello conservato a Lucca appare più ampio e proporzionato e mostra in basso due vezzose cornucopie decorative; passando al R/, quindi, la differenza delle impronte – ossia, l’uso di coni differenti – si rivela nelle fattezze del Volto Santo, nella foggia della sua corona e nel fatto che questo elemento arriva quasi a toccare, con le sue punte, il cerchio perimetrale di dentini, mentre nell’esemplare del Corpus i decori sono ben distanti dal bordo.

Figura 6 | Coppia di coni (AS LU, inv. nn. 265 e 126, Vanni nn. 153 e 155) per doppia da due con data 1748. Il conio di D/ appare deformato e fortemente danneggiato, probabilmente a causa di un’errata procedura di tempera e del montaggio improprio sul macchinario da battitura. Si tratta dei coni dell’esemplare di doppia da due conservata nella ex Collezione Reale (su concessione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo – Archivio di Stato di Lucca  – RIPRODUZIONE VIETATA)

Queste osservazioni non possono che far scaturire interrogativi. Per tentare di fornire qualche risposta siamo ricorsi, perciò, all’indagine su un altro “patrimonio segreto” che la Serenissima Repubblica di Lucca ha conservato nei secoli, ossia la bella raccolta di coni e punzoni per monete e medaglie che si trova oggi presso il locale Archivio di Stato [12].

Qui, in occasione di alcune visite di studio effettuate assieme all’amico Giuliano Marchetti, vennero analizzati de visu i materiali creatori delle monete auree lucchesi del XVIII secolo [13] e tra questi, in particolare, coni e punzoni relativi alla doppia da due. Si tratta di un insieme di sei reperti – tre coni di D/, due coni di R/ e un punzone spaccato in due parti con effigie coronata del Volto Santo – a partire dai quali si può affermare che:

(1) il conio di dritto con data 1748 dell’esemplare ex Collezione Reale è quello deformato al n. 153 del repertorio di Franca Maria Vanni e lo stesso esemplare risulta avere come conio di rovescio quello classificato da Franca Maria Vanni al n. 156 del suo repertorio (Figura 6);

(2) il dritto dell’esemplare in Fondazione Antica Zecca di Lucca proviene dal conio classificato al n. 151 del repertorio Vanni e il rovescio dello stesso esemplare proviene dal conio schedato e illustrato al n. 155 del medesimo repertorio (Figura 7);

(3) il punzone fratturato con il Volto Santo, infine, è quello che fu usato per il rovescio della doppia da due nella collezione della Fondazione.

Va aggiunto, a titolo di curiosità documentaria, che in Archivio di Stato si trova anche una coppia di impronte in ceralacca poco leggibili di questa tipologia di moneta apposta – assieme a quelle di altre cinque monete prodotte dalla zecca toscana [14] – su una dichiarazione manoscritta del Delegato della Finanza di Lucca datata 30 ottobre 1817.

Figura 7 | Coppia di coni (AS LU, inv. nn. 127 e 124, Vanni nn. 156 e 152) per doppia da due senza data. Si tratta dei coni dell’esemplare di doppia da due conservata nella Fondazione Antica Zecca di Lucca (su concessione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo – Archivio di Stato di Lucca – RIPRODUZIONE VIETATA)

I due esemplari a confronto

Dalle immagini delle due monete si nota come l’esemplare di doppia da due millesimato 1748 e facente parte della ex Collezione Reale presenti svariati difetti di conio: l’impronta di entrambe le facce, in primo luogo, non appare nitida, né ben centrata; si ravvisa, inoltre, uno slittamento dei coni che ha prodotto parziali doppie impronte e schiacciamenti – specie sulle legende e sulla corona del Volto Santo – e ha rovinato parte delle lettere, in modo particolare della parola SANCTUS sul R/; infine, altri dettagli – come i cordoni e i festoni ai lati dello stemma – risultano evanescenti e al D/, lungo il tondello, corre una fessurazione verticale.

Viceversa, per citare i documenti d’epoca, le impronte dell’esemplare senza data acquisito da Giuliano Marchetti risultano “di tutta perfezione” e ciò fa ritenere che questa moneta appartenga alla variante presentata alle autorità per l’approvazione definitiva.

doppia da due luccaFigura 8 | L’esemplare di doppia del Volto Santo della Fondazione Antica Zecca di Lucca. Acquisita da Giuliano Marchetti insieme alla doppia di San Paolino e alla doppia da due, fu rinvenuta in una nicchia di un palazzo del centro storico lucchese a fine anni Novanta

Cosa accadde, dunque, nell’officina monetaria lucchese negli ultimi mesi di quel lontano 1748? A darcene un indizio forse risolutivo è quel conio di dritto, deformato, classificato al n. 153 del repertorio di Franca Maria Vanni. Un conio che, è probabile, per un imperfetto processo di tempera e/o di un maldestro fissaggio sul torchio da coniazione, dopo aver battuto (in modo approssimativo, peraltro) l’esemplare ex Collezione Reale e qualche altro divenne inservibile [15], rendendo necessario predisporre una nuova coppia di matrici.

Queste, dopo una tempera più attenta, furono usate per la battitura della doppia da due alla Fondazione che, forse insieme alle doppie del Volto Santo (Figura 8) e di San Paolino, fu presentata – e, chi può escluderlo, forse omaggiata – ad alcuni membri del governo della Repubblica. Le seconde matrici, visto che ormai si era giunti all’ottobre del 1748, furono predisposte senza data per poterle utilizzare, in previsione, anche in seguito: i coni erano costosi, sia a livello di incisione che per il procedimento metallurgico di indurimento e finitura.

Qualche conclusione e scenari ancora aperti

Alla luce dei documenti noti è impossibile determinare se vi fu effettiva produzione di doppie da due, a Lucca, e se queste ebbero, come dice il Masssagli, una qualche circolazione e un uso pratico. Certo è che la presenza in archivio di cinque coni [16] fa supporre l’intenzione di avviare una produzione di serie anche se ragioni a noi ignote – di costi, o forse di mera opportunità politica – portarono la zecca e il governo della Repubblica di Lucca a privilegiare la battitura di doppie e mezze doppie, più gradite alla circolazione.

Si può supporre, vista l’eccellente conservazione delle tre monete provenienti dal disperso ripostiglio lucchese e oggi nelle collezioni della Fondazione, che questi esemplari – prove o esemplari di serie – vennero occultati, senza aver circolato, da un qualche personaggio (forse legato al governo della Repubblica o alla zecca stessa, o comunque facoltoso) mentre, in merito alla possibilità che si possa trattare di coniazioni successive, magari ottocentesche e ad uso di studiosi, non è possibile dare risposta.

Solo un’analisi metallografica sul titolo d’oro delle monete – e solo nel caso di differenze macroscopiche rispetto ai 22 carati legali – potrebbe fornirci la prova che uno o entrambi gli esemplari di doppia da due della zecca di Lucca non siano coevi al periodo di emissione ufficiale. Ci sembra tuttavia, alla luce di quanto esposto, che la doppia da due “salvata” da Giuliano Marchetti con felice intuizione e lungimiranza, dopo essere per tanti anni rimasta, metaforicamente e concretamente, “dimenticata in vetrina” vada inclusa, come unicum e seconda variante di questo tipo monetale, nel corpus della monetazione lucchese.

 

Bibliografia di riferimento

  • Bellesia L. 2007, Lucca. Storia e monete, San Marino.
  • Bonneville P. F. 1806, Traité des mannaies d’or et d’argent qui circulent chez les différens peuples, Paris.
  • Ganganelli R., Marchetti G. 2004, Il santo e l’incisore. Una storia lucchese del XVIII secolo, Lucca.
  • Lenzi L. (dattiloscritto in A.S. Lucca) s.d., Inventario. Coni e punzoni per le monete di Lucca e per medaglie dei secoli XVI, XVII, XVIII, Lucca.
  • Lenzi L. 1981, Le carte manoscritte dell’“Offitio sopra la zecca di Lucca ed il corredo di coni e punzoni monetari dei secoli XVI, XVII, XVIII, in Memorie dell’Accademia di Studi Numismatici e Filatelici. Vol. I. Fasc. IV, Reggio Emilia.
  • Macripò A. 1992, Monete medaglie sigilli. La collezione dell’Accademia Lucchese di Lettere Scienze e Arti, Lucca.
  • Mancini A. 2002 (ristampa commentata), Storia di Lucca, Lucca.
  • Massagli D. 1870, Introduzione alla storia della zecca e delle monete lucchesi, Lucca.
  • Pezzini M. 2005, La zecca di Lucca. Monete dal VII al XVIII secolo. Catalogo di una collezione, Viareggio.
  • S.i.a. 1929, Corpus Nummorum Italicorum. Volume XI. Toscana (zecche minori), Roma.
  • S.i.a. s.d. a (manoscritto in A.S. Lucca), Commissari di Zecca. Vol. 2 (1715 al 1753), Lucca.
  • S.i.a. s.d. b (raccolta di manoscritti e documenti a stampa in A.S. Lucca), Offizio sopra la Zecca. Scritture e mandatorie. Vol. 6 (1714-1797), Lucca.
  • Vanni F. M. 2004, L’iconografia del Volto Santo nella monetazione lucchese, Lucca.
  • Vanni F. M. 2015, Crear monete. Conii e punzoni dell’Archivio di Stato di Lucca, in Quaderni ticinesi. Numismatica e antichità classiche, Lugano.

Ringraziamenti

L’autore ringrazia la Fondazione Antica Zecca di Lucca nelle persone del presidente dott. Alessandro Colombini, del sig. Roberto Orlandi e della sig.ra Rosalba Valentini per il supporto nel eperimento di dati, testi e immagini.

Note al testo

  • [1] Il Fondo “Luigi Giorgi” è una raccolta di modelli in gesso e bronzo, cere, medaglie e prove, disegni, fotografie e altri oggetti appartenuti al famoso artista di zecca lucchese (1848-1912) che fu, oltre che capo incisore della Regia Zecca di Roma, primo direttore e docente della Scuola dell’Arte della Medaglia. Giorgi Firmò monete come la famosa serie in oro Aratrice (coniata, ma non emessa, nel 1910 e poi prodotta nel 1912 e, solo per i numismatici, nel 1926-1927) e medaglie raffinatissime come quella per le nozze del principe di Napoli Vittorio Emanuele con Elena del Montenegro (1896). Il Fondo “Luigi Giorgi”, abbandonato e in degrado fino all’inizio degli anni Duemila, venne individuato da chi scrive e da Giuliano Marchetti, in seguito completamente fotografato, schedato e messo in sicurezza in vista dell’istituzione della Fondazione Antica Zecca di Lucca, negli anni tra il 2004 e il 2006. E’ oggi in parte visibile al pubblico nella Casermetta San Donato.
  • [2]Nell’ambito del Salone internazionale della numismatica, medaglistica e cartamoneta, tra i primi anni del Duemila e il 2012, ultima edizione della kermesse, l’Antico Uffizio della Zecca di Lucca è stato costantemente presente con percorsi espositivi e divulgativi; ricordiamo, a titolo di esempio, mostre dedicate alle “cose di zecca” (strumenti, macchinari e curiosità legate alla creazione di monete e medaglie), a pesi e bilance per monete, alla monetazione e ai medaglisti lucchesi e iniziative didattiche – come quella incentrata sugli “zecchini di Pinocchio” – rivolte alla promozione della numismatica tra i giovanissimi.
  • [3] Bellesia L. 2007, p. 461.
  • [4] Idem.
  • [5] Bellesia L. 2007, p. 460.
  • [6] Idem.
  • [7] Nel 1913, una moneta da 20 lire in oro pesava – secondo i canoni fissati dall’Unione Monetaria Latina del 1865 – g 6,45 d’oro al titolo di 900 millesimi ed era una moneta con poco signoraggio, ossia a quasi completo valore intrinseco a differenza di quelle in argento, nichel e rame. Con riferimento alla quotazione dell’oro di fine maggio 2020, alla chiusura di queste pagine, il prezzo di 910 lire pagato dal principe di Napoli per la doppia da due di Lucca può essere stimato, perciò, in circa 14.000 euro attuali.
  • [8] Cfr. Ganganelli R., Marchetti G. 2004. Nel volume viene contestualizzata l’attività della zecca lucchese a metà del XVIII secolo con particolare attenzione all’attività dell’incisore Giovan Battista Tonelli e alle due varianti di doppia del San Paolino conosciute, ivi pubblicate con i relativi coni e con altri materiali medaglistici e d’officina pertinenti al periodo e all’artista.
  • [9] E’ evidente come i decori a fiori e frutti, e soprattutto i terminali dello stemma, modellati come piccole cornucopie – non siano certo dei generici elementi di abbellimento quanto, piuttosto, scelti secondo un preciso valore simbolico: si tratta, infatti, di elementi che evocano abbondanza e prosperità in riferimento ai commerci di cui la doppia da due sarebbe dovuta essere protagonista.
  • [10] Cfr. S.i.a. 1929, p. 185, n. 807 e tav. XI, n. 13.
  • [11] La doppia corrispondeva a metà del ruspone coniato dalla zecca di Firenze e andava a colmare un vuoto nella monetazione lucchese favorendo le transazioni commerciali con il Granducato che, per ovvie ragioni geografiche, era il territorio di principale interscambio sia in ingresso che in uscita della Repubblica di Lucca.
  • [12] Si tratta di 257 manufatti metallici legati alla produzione di monete che gli studiosi Furio Lenzi prima e Franca Maria Vanni poi (vedi Bibliografia) hanno catalogato e contestualizzato. La conservazione di questo patrimonio di materiali creatori, che ha pochi termini di paragone per varietà e interesse nel panorama numismatico italiano, è stata favorita dalla “gelosa” e plurisecolare “chiusura” della Serenissima Repubblica di Lucca rispetto al circostante Granducato di Toscana. A coni e punzoni si aggiungono numerosi faldoni di documenti, editti e altri materiali cartacei di grande interesse sulla monetazione lucchese.
  • [13] Vanni F. M. 2015, pp. 105-106, nn. 151-156.
  • [14] Tra le impronte in ceralacca, sono due le coppie che recano la didascalia manoscritta “Doppia da Due di Lucca” entrambe del diametro mm 25, una con e una senza data. Ferma restando la non ottimale conservazione delle impronte, sembra che corrispondano alle due varianti di doppia da due qui studiati.
  • [15] La faccia incisa di questo conio presenta una doppia impressione, in alto, del bordo esterno, come se fosse slittato fuori asse e fosse stato colpito fuori centro dal conio di rovescio.
  • [16] Ai quattro attribuiti, in via certa o ipotetica, ai due esemplari della doppia da due conosciuta si aggiunge un conio di dritto (cfr. Vanni F. M. 2015, p. 105, n. 152) con evidente fessurazione che, con ogni probabilità, si ruppe appena provato (o rimase danneggiato nel processo di tempera) e non venne mai utilizzato.