ferrara estensi papa clemente viii devoluzione 1598 monete medaglie

Clemente VIII incamera la città e il territorio di Ferrara all’estinzione della dinastia estense e comunica “urbi et orbi” di essere il nuovo padrone dell’ex Ducato

 

di Roberto Ganganelli | Bastano poche monete a descrivere una pagina di storia, lo sappiamo; se poi ci aggiungiamo anche delle medaglie allora possiamo ottenere un quadro completo e affascinante in cui entrano fatti, personaggi, simboli dal significato evidente e perfino “messaggi subliminali”.

ferrara estensi papa clemente viii devoluzione 1598 monete medaglieIl giulio coniato a Roma che ricorda come Ferrara e l’ex Ducato estense siano stati riconquistati nel 1598 ai domini pontifici “senza colpo ferire”

Partiamo da un giulio in argento coniato a Roma nel 1598 (Muntoni 56), regnante papa Clemente VIII Aldobrandini (1592-1605), che ricorda il pacifico ritorno di Ferrara alla Chiesa (1598) a causa dell’estinzione della linea diretta degli Estensi (una “devoluzione”, naturalmente, acclamata da alcuni e mal digerita da altri). Moneta rara, d’accordo, ma speciale soprattutto per il suo rovescio.

Al dritto con il consueto stemma pontificio con chiavi e tiara, infatti, sul giulio è abbinata una raffigurazione semplice e di rara potenza al rovescio, due grandi chiavi – quelle, da sempre, simbolo del potere pontificio, le chiavi date da Gesù a Pietro e ai suoi successori – sormontate da una corona l’alloro, chiaro emblema di gloria e vittoria, e dal motto latino SINE CLADE (“Senza colpo ferire”). Sotto le chiavi la le lettere G T (iniziali di Guglielmo Tronci) legate e decorate di una piccola croce e, nel giro, la data 1598.

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Clemente VIII, sul suo primo e unico testone per Ferrara, invoca la protezione divina come il cardinale Pietro, suo nipote e legato della città, quella dei santi Pietro e Paolo

Da una moneta coniata a Roma a una che Clemente VIII Aldobrandini (1592-1605) fa invece battere a Ferrara nello stesso anno: quel fatidico 1598 appare infatti su un testone in argento (Muntoni 156) che porta nelle mani degli ex sudditi estensi un dritto “pittorico” con ritratto del papa in preghiera di fronte al Crocifisso e un rovescio dominato dai due principi della Chiesa, gli apostoli Pietro e Paolo con i loro tipici attributi (le chiavi per il primo, la spada per il secondo, il libro per entrambi).

Le due figure sono poste ai lati di uno stemma Aldobrandini, quasi a voler dire ai Ferraresi: “Ecco, sono il pontefice, il vostro nuovo sovrano e a proteggermi non ci sono solo gli eserciti ma un potere ben più forte, quello della fede”. Il fatto che non si tratti dello stemma di Clemente VIII, ma dell’arma del “cardinal nipote” Pietro, nominato primo legato della città, cambia di poco il messaggio.

Una bella incisione del XVII secolo che ritrae papa Clemente VIII Aldobrandini

A suggellare il ritorno di Ferrara al potere pontificio, infine, ci pensa anche una bellissima medaglia incisa da Giorgio Rancetti per papa Aldobrandini (CNORP 975): è niente meno che l’annuale del 1598 – la medaglia con cui i papi celebrano l’evento più significativo dell’anno – sul cui dritto troviamo la legenda CLEMENS VIII PONT MAX A VII con busto del papa a sinistra . Al rovescio FERRARIA RECVPERATA e una veduta della città di Ferrara all’interno delle mura di cinta, con le torri svettanti, lambita dal canale di Burana.

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La medaglia annuale di Clemente VIII che inneggi a FERRARIA RECVPERATA

Un giulio per Roma, dunque, per far propaganda, soprattutto fra gli abitanti dell’Urbe, dell’ampliamento pacifico dei domini pontifici; un testone per Ferrara, invece, per dare un messaggio inequivocabile ai nuovi sudditi del papa re e una medaglia, infine, per far memoria dell’evento nelle mani di quei personaggi di rilievo (membri della Curia, diplomatici, principi e sovrani italiani e stranieri) ai quali tale omaggio era destinato.

Anche con la numismatica e la medaglistica, dunque, già cinque secoli or sono si poteva fare comunicazione “multicanale”. Altro che social media di oggi…