Dalla raccolta del grande numismatico francese in asta a Montecarlo il 12 marzo una eccezionale 12,5 doppie di Genova ci racconta la sua storia

 

di Roberto Ganganelli | Più grandi, pesanti e prestigiose di questa moneta, nella serie genovese, ci sono soltantio gli eccezionali pezzi da 25 e 15 doppie d’oro: parliamo della 12,5 doppie (ossia, 25 scudi) millesimata 1649 e che rappresenta una delle più belle monete in assoluto della Collezione Fernand David.

Il catalogo della "Collection Fernand David" all'asta il 12 marzo porta in copertina le 12,5 doppie di Genova, una grande rarità della numismatica italiana
Il catalogo della “Collection Fernand David” all’asta il 12 marzo porta in copertina le 12,5 doppie di Genova, una grande rarità della numismatica italiana

La prestigiosa raccolta, che andrà all’asta da Editions Gadoury e Alain Weil il 12 marzo a Montecarlo (leggi qui l’articolo di presentazione) mostra come, anche per uno storico collezionista, questo grande multiplo aureo dell’officina monetaria di Genova fosse una moneta di indiscutibile fascino storico, oltre che di grande valore a motivo della sua eccezionale rarità.

“Micro” e “macro” monete d’oro a Genova nel XVII secolo

La zecca di Genova, nel XVII secolo, coniò infatti una serie molto articolata di monete d’oro a iniziare dal minuscolo ottavo di doppia, pesante appena 0,84 grammi, fino a giungere alle maestose 25 doppie pesanti ben 167,4 grammi. Entrambe di esimia rarità, queste due monete rappresentano gli estremi di una serie aurea ricercata da tanti collezionisti.

Delle 25 doppie, ad esempio, sembra che esistano solo due esemplari: il Corpus ne descrive uno con data 1636 collocandolo nella collezione Becchi di Savona, oggi dispersa (una moneta con stessa data fa parte della Collezione CaRiGe e potrebbe essere lo stesso esemplare); un esemplare con altra data (1625) sembra, invece, che si trovi in una non meglio precisabile collezione privata.

Dunque, le 12,5 doppie del 1649 in asta il 12 marzo rappresentano uno dei rarissimi casi in cui un multiplo genovese di tale fattura e pregio passa in vendita pubblica. Al lotto 623 del catalogo si legge:“Douze et demi doppie à la Madone, 1649. (83,28g). Ref : Fr 425. Presque Superbe et de toute rareté. € 150000”.

Solamente quattro esemplari di date diverse, dal 1632 al 1637 vengono descritte dal Corpus, e tutte le monete da 12,5 doppie derivano dall’uso dei coni delle 25 doppie, impressi impiegando tondelli di adeguato peso.

La descrizione delle 12,5 doppie oro della Superba

Circa 60 sono i millimetri di diametro per questo esemplare al cui D/ * ET * REGE * EOS * 1649 * B * N attorno alla Vergine con scettro, sulle nubi e con in braccio il Bambino, incoronata di stelle da due cherubini; il tutto, entro un cerchio lineare di perline (un secondo cerchio analogo delimita il contorno esterno della moneta).

12,5 doppieAl R/ + DVX * ET + GVBERNATORES * REIP * GEN, croce ornata accantonata da quattro Cherubini; il tutto, entro un cerchio lineare di perline (un secondo cerchio analogo delimita il contorno esterno della moneta).

12,5 doppieLa legenda che circonda l’immagine mariana è ispirata ai Salmi (29, 9) dove si legge “Reges eos…” ossia “Li reggerai…” e l’immagine della Madonna riproduce la maginifca statua che si trova sull’altare maggiore della cattedrale di San Lorenzo a Genova.

Una moneta “mariana” fra arte e devozione

La devozione mariana, a Genova, ha radici antiche, ma il primo atto ufficiale per la proclamazione di Maria a regina della città fu compituio dal doge Ottaviano Fregoso, eletto nel 1513, che ordinò di sostituire sulle facciate dei palazzi genovesi le insegne dei domini stranieri per porre l’immagine della Madonna.

La magnifica statua bronzea della Madonna in vesti di regina di Genova che si trova nel Duomo di San Lorenzo fin dalla metà del XVII secolo
La magnifica statua bronzea della Madonna in vesti di regina di Genova che si trova nel Duomo di San Lorenzo fin dalla metà del XVII secolo

Padre Zaccaria da Saluzzo, nella pubblica interpellanza ai Serenissimi collegi della Repubblica Genovese, nel 1636 scriveva: “Sotto il reggimento della Regina del Cielo e della Terra  […] non potrà giammai più tenersi alcun sinistro, né offese, né minacce di principe terreno […]”.

Si giunse così al 25 marzo 1637, festa dell’Annunciazione, quando il cardinal Giovanni Domenico Spinola proclamò solennemente Maria “Regina di Genova” e decise che il motto ET REGE EOS venisse inciso su ogni porta di ingresso alla città, sui gonfaloni della Repubblica e sulle nuove monete battute per l’occasione.

Alcuni anni dopo, la Repubblica di Genova affidò all’artista Domenico Fiasella il progetto per una statua da porre sull’altare maggiore della Cattedrale, in sostituzione di quella lignea, oggi conservata nella chiesa di San Michele di Fiorino, opera di Giovanni Battista Bissoni.

Una scultura simbolo dell’identità genovese

Nel 1652 la statua venne fusa in bronzo da Giovanni Bartolomeo Bianco e collocata sull’altare maggiore, che per l’occasione si trasformò in vero e proprio trono: Maria seduta con Gesù in braccio, regge in mano lo scettro mentre gli angeli la incoronano; sul manto, in basso, compare la città vista dall’alto.

Gesù le porge il cartiglio con le parole ET REGE EOS e le affida i cittadini di Genova che divengono suoi “liberi servitori”, avendo accettato per amore e fede tale sudditanza.

La Vergine in gloria sulle nubi, col Bambino in braccio e attorniata da cherubini, dipinta sulla volta della Cappella Ducale di Genova: Gesù regge il cartiglio con il motto ET REGE EOS
La Vergine in gloria sulle nubi, col Bambino in braccio e attorniata da cherubini, dipinta sulla volta della Cappella Ducale di Genova: Gesù regge il cartiglio con il motto ET REGE EOS

La Vergine regina per un’astuta operazione politica

La sostituzione, sulle monete, del tradizionale castello con la Vergine avvenne nel 1637 e va tuttavia posta anche in relazione alla proclamazione del Regno di Corsica quale possedimento di Genova, oltre che al libero dono che la Repubblica fece di sé e di tutto lo Stato a Maria quale sua regina.

La corona ducale venne sostituita da quella regia, per dar suggello a quel titolo che, per disposizione comune, la Repubblica deliberò di assumere e in questo modo – fra fine diplomazia e sincera devozione religiosa – la Repubblica di Genova assurse a dignità di Regno.