Il Massimino di Caruso: un aureo eccezionale per storia e rarità

Una magnifica moneta proveniente dalla collezione del tenore ci svela un culto nato ad Alessandria d'Egitto e presente su varie monete della Tetrarchia

573
Il Massimino di Caruso
Scultura raffigurante Serapide con modio
Scultura raffigurante Serapide con modio

di Roberto Ganganelli | Si sa, specie per le monete più prestigiose il pedigree conta, eccome se conta. Così, avere per le mani un esemplare papale ex collezione Muntoni, oppure uno dei Gonzaga appartenuto al conte Magnaguti può fare la differenza tra un buono ed un ottimo acquisto. Cosa dire, allora, delle monete appartenute ad un personaggio come il grande tenore Enrico Caruso, messe in vendita dalla storica ditta C. & E. Canessa nel 1923?

Di queste, periodicamente qualche esemplare viene identificato e riproposto in asta, suscitando meraviglia per la cura con cui Caruso, non certo collezionista sistematico, ma sicuramente raffinato e danaroso amante del bello, sceglieva le sue preferite. E’ il caso del rarissimo aureo di Massimino II Daia come augusto, coniato ad Alessandria tra il 311 e il 313 (g 5,38) e venduto in asta NAC nel 2012 (asta 67, n. 222). La moneta presenta al dritto un impressionante profilo di Massimino, laureato e barbuto, rivolto a desta; attorno MAXIMI | NVS P F AVG. Al rovescio il dio Sole con corona raggiante, che protende in alto la mano destra e solleva, con la sinistra, il capo del dio Serapide; in esergo la sigla di zecca ALE; attorno SOLI IN | VICTO.

Argenteo (g 3,28) a nome di Massimino Daia come cesare, coniato ad Alessandria nel 305-307 con al rovescio la Concord che regge il capo di Serapide
Argenteo (g 3,28) a nome di Massimino Daia come cesare, coniato ad Alessandria nel 305-307 con al rovescio la Concord che regge il capo di Serapide

Massimino II Daia fu sempre attento a favorire la conservazione dei culti pagani e questo, nella grande città egiziana, si tradusse nel conferire a Serapide e al Sole un ruolo primario, anche nella monetazione. Lo dimostrano non solo le raffigurazioni in cui il capo con modium della divinità egiziano-ellenistica è sorretto dal Sole, ma anche gli argentei in cui lo stesso elemento è in mano alla Concordia Augusti, e quindi i follis in cui soggetto principale è il Genius dell’augusto o, ancora, monete provinciali in bronzo sul cui dritto il capo di Serapide “spodesta” addirittura Massimino e si abbina, come da tradizione mitologico-teologica, alla personificazione del grande fiume Nilo (Serapide, infatti, come simboleggiato dal moggio incarna anche  fertilità della terra).

Il Genio dell'augusto e Serapide sul rovescio di questo bellssimo follis alessandrino (g 5,7) del 311-313
Il Genio dell’augusto e Serapide sul rovescio di questo bellssimo follis alessandrino (g 5,7) del 311-313

Secondo le fonti antiche, Daia fu tra gli imperatori meno capaci del periodo della Tetrarchia. E, anche se molte accuse contro di lui possono essere fondate, bisogna tener presente che sono i vincitori – in questo caso Costantino il Grande – a scrivere la storia, e che nel Medioevo un persecutore dei Cristiani come Massimino non venne certo riletto con obiettività.

Dall'Oriente a Roma: anellino in oro con busto di Serapide inciso sul castone (I secolo a.C.)
Dall’Oriente a Roma: anellino in oro con busto di Serapide inciso sul castone (I secolo a.C.)

Del resto anche questo aureo dal design audace, con la raffigurazione del dio Sole che tiene in alto la testa di Serapis, conferma il profondo attaccamento ai culti pagani di Massimino Daia. Una moneta battuta, non a caso, proprio ad Alessandria – centro, con il suo Serapeum, del culto del dio – tra il 311 e il 313, quando Massimino divenne augusto e arrivò a governare molte delle province orientali dell’Impero. Quando apprese della morte dell’imperatore maggiore, Galerio, nel maggio del 311, il Daia si impegnò in una spasmodica avanzata per prendere possesso degli ex territori di Galerio in Asia prima che il rivale Licinio ne avesse la possibilità, e fissò la propria capitale a Nicomedia.

Bronzo anonimo (g 1,01) coniato ad Alessandria sotto Massimino Daia: al dritto il profilo di Serapide, al rovescio il Nilo con in mano il capo della divinità e una cornucopia
Bronzo anonimo (g 1,01) coniato ad Alessandria sotto Massimino Daia: al dritto il profilo di Serapide, al rovescio il Nilo con in mano il capo della divinità e una cornucopia

Nel 312 fu chiaro che Costantino I – anche lui seguace del culto solare, prima della conversione – avrebbe sfidato Massenzio. In previsione di un’invasione dell’Italia, Costantino formò un’alleanza con Licinio che costrinse Daia a stringere un accordo simile con Massenzio. Quando Costantino sconfisse Massenzio a Ponte Milvio il 28 ottobre 312, Daia si trovò dunque in una posizione difficile ed iniziò ad occupare i territori di Licinio fino ad Eraclea prima di essere rovinosamente sconfitto e costretto a fuggire. Scappò per mesi, con i resti del suo esercito, verso est, verso quel Sole raffigurato sull’aureo della collezione Caruso, e verso est continuò la sua disperata marcia fino alla morte avvenuta – forse per suicidio, in Cilicia – nell’agosto o nel settembre dell’anno 313.

Ce n’è abbastanza per scrivere un libretto d’opera: chissà se, acquistando quel bellissimo aureo, lo avrà pensato anche il celeberrimo tenore?